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Lo Spazio della Fede (1): la caduta dell’Obama 2.0

di Federica Colonna · 2 Comments · in Politica globale · 10 gennaio 2011

Comincia oggi la “rivoluzione editoriale” del nostro blog, di cui vi parleremo più diffusamente nei prossimi giorni. Accanto al consueto commento dell’attualità politica italiana e globale, affiancheremo adesso più di venti rubriche tematiche (settimanali o mensili), curate dai vari componenti del sempre più numeroso e poliedrico team LSDP. La partenza è affidata a “Lo Spazio della Fede“, la rubrica mensile in cui la nostra Federica Colonna, tra le più giovani ed apprezzate professioniste italiane della comunicazione politica, ci racconterà i nuovi trend globali di questo campo sempre più decisivo. Che la rivoluzione abbia inizio!

Obama, Obama, e ancora Obama. Mistero della fede, Obama è il Messia nero che ha inculcato nelle menti dei candidati di ogni paesino, dalla bassa alla piana di Gela, l’idea per cui <devo farmi un bel sito, con una bella foto>. Mentre, a pochi mesi delle elezioni amministrative 2011, lungo tutta la penisola, dentro le sedi di partito, ci si scambiano consigli e suggerimenti su come copiare il Presidente più Mtv della storia d’America, là, oltreoceano, Barack non fa più scuola. Perché dal 2008, anno delle primarie statunitensi e del cliccatissimo video di YouTube Signs of hope and change, consacrazione virtuale di Obama, sono passati quasi tre anni. Un’epoca geologica nel mondo del web. I commentatori americani e gli spin doctor democratici e repubblicani dibattono ora d’un’altra campagna, quella di Larry Gonzales.

Faccia da nerd ispanico, bruttarello, niente a che vedere col sexy appeal di Barack, repubblicano. Candidato in Texas, nel cinquantaduesimo distretto, ad Austin, ha avuto il merito di accettare la proposta di David Avella, direttore organizzativo del GOPAC. Facciamo esplodere il peer to peer. <Un messaggio personale è più efficace di una pubblicità- sostiene Avella- Fino a 10 anni fa durante le competizioni locali c’erano persone che si mettevano a scrivere lettere da inviare ad amici e conoscenti per sostenere il proprio candidato. Oggi anche la mail è superata. È tempo del peer to peer attraverso le applicazioni mobile>. Dopotutto anche Mr Obama annunciò la candidatura di Joe Biden attraverso un sms ai supporters, così Gonzales s’è affidato ad Avella, commentando:<Fabulous>.

L’idea chiave, è ovvio, non ha riguardato il semplice invio di messaggini, un sistema spesso usato anche da noi per ricordare, ad esempio, gli appuntamenti del PD. Il punto chiave è nella logica complessiva della campagna, nell’approccio comunicativo: ogni strumento è usato per personalizzare al massimo il messaggio del candidato cui è possibile inviare domande su Twitter, ricevendo, magicamente, risposta. Gli elettori di Larry si sono potuti informare ogni giorno sull’agenda e sugli appuntamenti di Gonzales attraverso l’applicazione per Iphone e Ipad Larry for 52. I supporters, oltre a poter conoscere la posizione, in una battuta, di Gonzales sui temi più importanti della campagna, possono seguirlo e organizzargli piccoli appuntamenti con amici, parenti, vicini e colleghi, oppure possono donare somme di denaro, o conoscere la sua famiglia, attraverso foto, e twittate con la moglie. <Niente di assolutamente geniale o innovativo- sostiene Avella- solo un sapiente uso degli strumenti a disposizione>.

Insomma, la regola aurea è sempre la stessa: ci vuole prima una storia da condividere e poi bisogna, semplicemente, condividerla, trasformarla in una sorta di serie a puntate da seguire giorno per giorno, informandosi e informando, diventando portavoce del messaggio. <Non c’è uno strumento magico- continua Avella- la magia sta nella capacità di usarli tutti in maniera combinata>.

Durante il Grass Roots Technical Summit 2010 gli esperti di comunicazione politica hanno fatto la loro previsione, più che condivisibile: la prossima campagna si giocherà sul mobile. Ecco, è vero non solo oltreoceano ma anche da noi. Prima, però, è necessario schiarirsi le idee e capire una volta per tutte che la campagna on line e la tecnologia non sostituiscono la famosa e amatissima stretta di mano. Vanno insieme. Se si decide, però, di non partecipare al dialogo web il rischio non è solo l’impossibilità di intercettare un voto avvezzo all’uso della tecnologia. Non esserci significa soprattutto dimostrare di aver compiuto una scelta e diventare, stavolta davvero magicamente, più vecchi, distanti, Prima Repubblica style.Il 2011 è tempo di amministrative, le nostre care e amate grass roots campaigns. Cari candidati, dateci oggi il nostro peer to peer quotidiano.

Tagged with: comunicazione • democratici • Gonzales • Lo Spazio della Fede • mobile • Obama • repubblicani • web 
Federica Colonna
Autore

Federica Colonna

Nata a Viterbo nel 1979, è responsabile dello studio di comunicazione politica Dueccì. Collabora con Il Fatto Quotidiano, Il Futurista e La Lettura del Corriere. Per LSDP si occupa dei nuovi trend della comunicazione politica.

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  • Stefano Gatto

    Fede, verissimo che l’uso sapiente delle tecnologie è un’arma potentissima in politica. Credo anch’io che il telefonino sarà chiave nelle prossime campagne elettorali. però, nonostante l’emorme diffusione del cellulare in italia, l’impressione è che le campagne elettorali italiane siano influenzate ancora e soprattutto dalla televisione. Gli altri mezzi sono diffusi, ma ho l’impressione che gli italiani tendano ad usare il telefonino più per questioni personali, e che possano infastidirsi parecchio se la politica entrarà massicciamente nei loro telefonini.
    Comunque la tua analisi è corretta.

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