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cesare battisti

Perchè il Brasile sta con Battisti

di Stefano Gatto · 8 Comments · in BRICS e Paesi emergenti, Politica globale · 4 gennaio 2011

Le decisione di Lula di non concedere l’estradizione di Cesare Battisti in Italia, accolta tra molte polemiche in Italia, non è così sorprendente quando vista dal lato brasiliano. La non-estradizione di Battisti è dovuta alla percezione, assai diffusa nel mondo, dell’inaffidabilità del sistema giudiziario italiano: tanto negli anni di piombo come ora.

Non dobbiamo sorprenderci che in altri paesi si giunga a tale conclusione, che personalmente ritengo errata nonostante tutte le ben note manchevolezze della giustizia italiana, quando da parte del governo in carica si adotta da anni una linea di costante attacco alla magistratura, etichettata d’epiteti d’ogni sorta, che diffondono nel mondo un’immagine negativa del nostro sistema giudiziario. Anche se i governi italiani hanno tradizionalmente avuto poco successo nell’ottenere estradizioni, specie di condannati per reati che possono essere fraintesi come politici, la situazione è senz’altro peggiorata da quando una parte politica ha fatto della magistratura un nemico. Anche se i motivi per cui si attacca la magistratura italiana hanno ben poco a che vedere con le condanne di Cesare Battisti, i nostri interlocutori nel mondo ne ricavano un’immagine confusa, che semina il dubbio su una sua presunta inaffidabilità complessiva. Contrariamente a quanto pensano alcuni, discreditare continuamente la magistratura non rafforza il paese, ma lo indebolisce.

E’ poi ben noto che in certi ambienti politici esiste una simpatia diffusa nei confronti dei protagonisti degli anni di piombo: questo è vero in Francia, ma anche in Brasile, dove Battisti è arrivato fuggendo da un’estradizione dalla Francia ormai divenuta inevitabile anche per l’esistenza di precise regole europee in materia penale. Nel 2009, la decisione dell’allora ministro della giustizia brasiliano Tarso Genro di concedere l’asilo politico a Battisti fu figlia di una rete di contatti  politici internazionali, di cui il PT fa integralmente parte, all’interno della quale i protagonisti di quegli anni sono visti come perseguitati, al di la’ dei crimini commessi. La legge brasiliana permette la concessione dell’asilo se

“”a parte requerida tiver razões ponderáveis para supor que a pessoa reclamada será submetida a atos de perseguição e discriminação por motivo de raça, religião, sexo, nacionalidade, língua, opinião política, condição social ou pessoal, ou que sua situação possa ser agravada por um dos elementos antes mencionados”.

Per quanto ci possa sembrare incredibile, Genro pensò allora che nel caso di Battisti sussistessero tali circostanze. Da notarsi che Genro è esponente dell’ala sinistra del PT. Anche se il Supremo Tribunal Federal (STF) revocò successivamente l’asilo, considerando che i reati per i quali Battisti fu condannato fossero comuni e non politici, lo stesso STF aprì successivamente la via alla decisione di Lula, quando in una sua opinone successiva suggerì che dovessero essere comunque  rispettati i termini del trattato italo – brasiliano sull’estradizione, che prevede il rifiuto in caso d’esistenza d’un timore fondato di possibile persecuzione politica. E’ questo il caso di Battisti, condannato in via definitiva per quattro omicidi? Sappiamo bene di no, ma, come ha sottolineato Brasilia in questi giorni, si tratta d’una decisione sovrana del Brasile, che Lula ha preso senza farsi troppi problemi.

In questo modo Lula, presidente uscente d’enorme successo ma ai ferri corti con l’ala sinistra del proprio elettorato potenziale, riesce, nell’ultimo giorno del suo mandato a fare “qualcosa di sinistra” a costo quasi zero. Certo, l’immagine dello stesso Lula in questo campo rimane un po’ confusa, se teniamo conto delle sue dichiarazioni poco solidali nei confronti dei prigioneri politici cubani. Al tempo stesso, con questa decisione il Brasile riafferma la linea di politica estera fatta propria negli ultimi anni: quella della costante riaffermazione del proprio potere sovrano come paese di prima fila della comunità internazionale. Handicappato per anni dai suoi problemi economici, da quando il paese ha imboccato il cammino della crescita ha potuto ritrovare la sua politica estera vocazionale senza più arrossire: ora può permettersi di non concedere un’estradizione ad un paese democratico e del primo mondo come l’Italia facendosi portatore di preoccupazioni circa il rispetto dei diritti umani in tale paese. Il messaggio è geopolitico, non giuridico.

Se si concretizzasse, come oggi informa la stampa brasiliana, una possibile dichiarazione di solidarietà con l’Italia dell’UE (che sarebbe doverosa alla luce del nostro sistema di cooperazione giudiziaria), questo non modificherebbe nulla, anzi rafforzerebbe l’orgoglio brasiliano. In questo caso, anche se non dovrebbe contare nulla trattandosi di procedimenti giudiziari, la scarsa chimica tra Lula ed il presidente del consiglio italiano non ha giovato: ecco un limite della politica estera personalista portata avanti dal nostro governo: la si elogia quando funziona, ma spesso invece non funziona. Nonostante le speculazioni pubblicate in questi giorni dalla stampa italiana, pare molto improbabile infine che Dilma Rousseff ribalti la decisione di Lula, nonostante le opinioni espresse in campagna elettorale.

Tagged with: Battisti • Brasile • estradizione • giustizia • Italia • Lula • sovranità 
Stefano Gatto
Autore

Stefano Gatto

Nato a Siena nel 1962, diplomatico, attualmente capo delegazione dell'Unione Europea in El Salvador, dopo aver ricoperto incarichi in Brasile, in India e nelle sedi comunitarie. Per LSDP si occupa di analisi di scenario sulla politica internazionale.

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  • Dombrechi

    con tutto quello che ha fatto B. per screditare il sistema giudiziario non c’è da meravigliarsi che poi…

  • http://storiaepolitica.forumfree.it Fabrizio lupog

    non regge la tesi della mancata estradizione per la cattiva fama del sistema giudiziario italiano: è facilmente verificabile che in Italia coloro che hanno commesso reati legati al terrorismo godono di ampi benefici che li hanno permesso di tornare liberi con largo anticipo rispetto a quanto previsto dalla rispettive condanne

  • http://storiaepolitica.forumfree.it Fabrizio lupog

    mi convince di più invece la parte relativa all’analisi geopolitica :)

    P.S: mi scuso per il commento spezzato a metà.

  • Stefano Gatto

    Grazie Fabrizio: non conta tanto ciò che è quanto le percezioni. Noi sappiamo che il sistema giudiziario italiano non è perfetto, ma anzi assai garantista. Ma non e’ questa la versione che i latitanti raccontano a chi li vuole sentire. Prevale invece la versione di abusi che sarebbero stati commessi negli anni di piombo. In certi paesi non v’è simpatia per tali letture (quelli che hanno vissuto forti movimenti di tipo terroristico), in altri come la Francia invece è prevalsa a lungo questa visione. Non dimenticare poi che molti nel PT vengono dall’esperienza della guerriglia (come Tarso Genro e Dilma Rousseff) contro una ditattura militare, per cui possono essere portati a fare paralleli fuori luogo (tra l’altro, Battisti fu condannato in contumacia).

  • Andrea Garnero

    Avendo respirato l’aria francese per un po’ di anni, non riesco a togliermi il sospetto che ci sia soprattutto un’enorme ignoranza sulla storia italiana. I vari brigatisti e sodali diventano in altri paesi degli eroi rivoluzionari (una parola certo magica tanto in Francia quanto in Sud-America), perseguitati dal “sistema”. In parte è colpa di un’incomprensione tra le sinistre (tra le tante colpe aggiungiamone un’altra, dai.. ;-) ) che non si sono mai spiegate o capite sugli anni di piombo e su quali erano i veri obiettivi dei terroristi di ogni colore. Ma soprattutto mi sembra di vedere una grandissima ignoranza della storia.

  • http://storiaepolitica.forumfree.it/ Fabrizio lupog

    grazie della precisazione Stefano: effettivamente una visione ideologicamente deformata della giustizia italiana potrebbe aver avuto un peso assai rilevante :)

  • Andrea Garnero

    @Stefano: pongo a te una domanda su un punto che mi sembra veramente assurdo del dibattito di questi giorni sulla stampa. Cosa vuol dire che, come ben riporti tu, “tra l’altro Battisti è stato condannato in contumacia”. Sarà mica colpa della giustizia italiana se è fuggito e ha rifiutato il processo? Se comincia a passare l’idea che non siano validi i processi con imputato assente perché scappato, allora possiamo anche chiudere i tribunali…

  • Stefano Gatto

    Andrea, hai ragione, ma anche qui si tratta di percezioni, non di realtà. Se si vede questa situazione con il paraocchi dell’ideologia, uno scrittore affermato nei salotti buoni può raccontare che scappò perchè le leggi speciali (relative, perchè si mantenne l’ordine costituzionale) non garantivano un processo equo. Quindi, la contumacia diverrebbe una prova dell’iniquità, più che dell’avvenuta fuga. Semmai, sarebbe più significatio valutare l’uso di pentiti / dissociati, ma non mi sembra il caso di battisti, anche perchè i suoi delitti erano di natura comune e non ideologica. Questa è la grande anomalia del caso Battisti (ed il suo successo): far passare per politici delitti come rapine a una gioielleria con omicidio connesso.

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