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A Lampedusa sbarca anche la nostra ignoranza

di Moris Gasparri · 2 Comments · in Politica italiana · 13 febbraio 2011

Geografia/geopolitica e demografia sono due bussole imprescindibili per comprendere la nostra epoca, e chi legge il nostro blog sa quanto crediamo in questa convinzione. Sulla prima, basta spendere una sola parola, Limes. Una collaborazione che ci rende orgogliosi, e da cui abbiamo appreso tanto, soprattutto che la politica al tempo della globalizzazione non è solo lo spazio delle nuove tecnologie e dei suoi flussi. I luoghi e gli spazi fisici , e gli interessi in essi presenti, ancora contano, nella loro materialità, e vanno studiati nel loro intreccio con i primi. E’ per questo motivo che Laura Canali meriterebbe di essere inserita tra i nostri global thinkers, per l’importanza educativa delle carte e delle videocarte di Limes e Limesonline.

Ancora di più, contano le popolazioni che vivono negli spazi fisici, e conta studiarne la composizione e l’evoluzione nel tempo, in poche parole il lavoro della demografia. Facciamo i populisti: quanti demografi vedete in giro nei salotti televisivi della politica o sui grandi giornali? Zero. Quanti demografi stanno nei palazzi del potere? Magari non zero, ma quasi. Nonostante la nostra passione, queste sono battaglie di nicchia, e a poco vale consolarsi col fatto che il livello dei geografi e demografi italiani è apprezzato a livello globale.

In queste ore l’improvviso aumento degli sbarchi a Lampedusa ci presenta però il conto di questa “ignoranza”. Ora i tempi della comunicazione e della politica ritorneranno a diffondere immagini di allarme (le immagini di Piazza Tahrir invece no, erano così fighe). Ci vorrebbe invece un approccio diverso, capace di incrociare i dati demografici delle due sponde del Mediterraneo, nel loro contrasto impressionante vecchiaia/giovinezza, con gli indicatori economici dei paesi del Maghreb e del Mashrek, soprattutto quelli sulla disoccupazione giovanile. E di rappresentare questi dati nello spazio, per arrivare a comprendere come queste migrazioni vadano ormai considerate delle migrazioni interne e come problema eminentemente europeo (come ci ricorda il libro, importante e discutibile, di Cristopher Caldwell).

Senza questa visuale preliminare non può esistere vera progettazione politica, ma solo il mercato elettorale della paura ai vari livelli nazionali (la Lega su questo aspetto non è un eccezionalismo italiano), o le critiche ingenue al populismo anti-immigrati, che non fanno quasi mai i conti con gli umori reali della gente (perchè è legittimo che i flussi migratori spaventino le popolazioni “riceventi”, e che sollevino domande sui modi del loro controllo) e si accontentano di sollevare astratte petizioni di principio.

Questo approccio non è però ancora un tema di attenzione pubblica. In mancanza di questo, ci inventiamo capri espiatori. Maroni che se la prende con l’Europa sbaglia, perchè se l’Unione Europea non ha una precisa strategia mediterranea non è solo per colpa di Bruxelles, ma anche e soprattutto per colpa delle classi dirigenti nazionali di Italia, Spagna e Francia, dato che le politiche comunitarie non sono semplicemente calate dall’alto, anzi, sono in via principale decise dal gioco di mediazioni bruxellesi degli Stati nazionali, e dei loro rappresentanti.

L’Italia non è mediterranea perchè le nostre teste, e quelle delle nostre classi dirigenti, ancora non sono mediterranee, perchè continuiamo a saperne ancora troppo poco o niente delle dinamiche che accadono nella sponda sud. Siamo mediterranei solo nei convegni, a chiacchiere. Fino al prossimo sbarco. Fino alla prossima “emergenza biblica”.

Tagged with: immigrati • Lampedusa • Maroni • Mediterraneo • Unione Europea 
Moris Gasparri
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Moris Gasparri

Nato a Jesi nel 1984, è cofondatore de Lo Spazio della Politica. Per LSDP si occupa di geopolitica & cultura globale dello sport, e di analisi di scenario sulla politica italiana.

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  • http://Www.pdjesi.it/gdjesi Luca Baldini

    Condivido totalmente Moris, si potrebbe aggiungere che l’Italia ha dei grossi problemi a discutere di integrazione e di migrazione anche per l’eterna questione storica del suo deficit di identità nazionale, discutere dell’interazione etnica e culturale con altre popolazioni, significa fare i conti con la propria identità.
    Per un approfondimento consiglio il professor Guolo di Padova.
    Quello che dici sulla demografia é sacrosanto, e secondo me non è solo un problema di politica nazionale, anche nel contesto locale servirebbe molta più demografia per evitare di “navigare a vista”!

  • Matteo Minchio

    Bell’articolo di indignazione Moris.
    Una piccola annotazione: l’UE ha degli strumenti per rispondere a delle crisi come queste ai propri confini (forze di intervento rapido RABIT) che recentemente l’agenzia per le frontiere FRONTEX ha già dispiegato sul confine greco-turco su richiesta del governo papandreu.
    Non conosco nel dettaglio se l’Italia abbia formalmente fatto richiesta all’UE l’invio di queste truppe, ma l’operazione puzza di propaganda.
    L’UE ha una politica di vicinato all’acqua di rose e mi auguro che le crisi mediterranee obblighino i governi a reagire. Sono i governi che stabiliscono sino a dove l’UE puo intervenire; se i governi vogliono mantenere le proprie prerogative per non avere i controlli internazionali tra i piedi (es. CPT a Lampedusa) allora poi non lamentiamoci che l’Europa non interviene.
    Studiare più la geografia, la demografia e i flussi migratori sarebbe più saggio prima di fomentare soltanto populismi.
    Ultima annotazione: dal 2013 la popolazione attiva in europa decrescerà naturalmente (scoperta! l’Europa invecchia) e se vogliamo mantenere il nostro welfare e la nostra ricchezza bisognerà incoraggiare l’immigrazione!

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