Geografia/geopolitica e demografia sono due bussole imprescindibili per comprendere la nostra epoca, e chi legge il nostro blog sa quanto crediamo in questa convinzione. Sulla prima, basta spendere una sola parola, Limes. Una collaborazione che ci rende orgogliosi, e da cui abbiamo appreso tanto, soprattutto che la politica al tempo della globalizzazione non è solo lo spazio delle nuove tecnologie e dei suoi flussi. I luoghi e gli spazi fisici , e gli interessi in essi presenti, ancora contano, nella loro materialità, e vanno studiati nel loro intreccio con i primi. E’ per questo motivo che Laura Canali meriterebbe di essere inserita tra i nostri global thinkers, per l’importanza educativa delle carte e delle videocarte di Limes e Limesonline.
Ancora di più, contano le popolazioni che vivono negli spazi fisici, e conta studiarne la composizione e l’evoluzione nel tempo, in poche parole il lavoro della demografia. Facciamo i populisti: quanti demografi vedete in giro nei salotti televisivi della politica o sui grandi giornali? Zero. Quanti demografi stanno nei palazzi del potere? Magari non zero, ma quasi. Nonostante la nostra passione, queste sono battaglie di nicchia, e a poco vale consolarsi col fatto che il livello dei geografi e demografi italiani è apprezzato a livello globale.
In queste ore l’improvviso aumento degli sbarchi a Lampedusa ci presenta però il conto di questa “ignoranza”. Ora i tempi della comunicazione e della politica ritorneranno a diffondere immagini di allarme (le immagini di Piazza Tahrir invece no, erano così fighe). Ci vorrebbe invece un approccio diverso, capace di incrociare i dati demografici delle due sponde del Mediterraneo, nel loro contrasto impressionante vecchiaia/giovinezza, con gli indicatori economici dei paesi del Maghreb e del Mashrek, soprattutto quelli sulla disoccupazione giovanile. E di rappresentare questi dati nello spazio, per arrivare a comprendere come queste migrazioni vadano ormai considerate delle migrazioni interne e come problema eminentemente europeo (come ci ricorda il libro, importante e discutibile, di Cristopher Caldwell).
Senza questa visuale preliminare non può esistere vera progettazione politica, ma solo il mercato elettorale della paura ai vari livelli nazionali (la Lega su questo aspetto non è un eccezionalismo italiano), o le critiche ingenue al populismo anti-immigrati, che non fanno quasi mai i conti con gli umori reali della gente (perchè è legittimo che i flussi migratori spaventino le popolazioni “riceventi”, e che sollevino domande sui modi del loro controllo) e si accontentano di sollevare astratte petizioni di principio.
Questo approccio non è però ancora un tema di attenzione pubblica. In mancanza di questo, ci inventiamo capri espiatori. Maroni che se la prende con l’Europa sbaglia, perchè se l’Unione Europea non ha una precisa strategia mediterranea non è solo per colpa di Bruxelles, ma anche e soprattutto per colpa delle classi dirigenti nazionali di Italia, Spagna e Francia, dato che le politiche comunitarie non sono semplicemente calate dall’alto, anzi, sono in via principale decise dal gioco di mediazioni bruxellesi degli Stati nazionali, e dei loro rappresentanti.
L’Italia non è mediterranea perchè le nostre teste, e quelle delle nostre classi dirigenti, ancora non sono mediterranee, perchè continuiamo a saperne ancora troppo poco o niente delle dinamiche che accadono nella sponda sud. Siamo mediterranei solo nei convegni, a chiacchiere. Fino al prossimo sbarco. Fino alla prossima “emergenza biblica”.





































Moris Gasparri
Nato a Jesi nel 1984, è cofondatore de Lo Spazio della Politica. Per LSDP si occupa di geopolitica & cultura globale dello sport, e di analisi di scenario sulla politica italiana.