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La Politica 2.0 sbarca anche in Italia! One Step #21 – Batman
ingegnere

E adesso l’Italia agli ingegneri

di Massimo Preziuso · 14 Comments · in Politica italiana · 4 marzo 2011

Da giovane ingegnere mi è tornata alla mente una cosa che penso da tempo. Ovvero che, da quando in questo Paese il ruolo degli ingegneri è diventato sempre più marginale nelle imprese pubbliche e private, ma più in generale nella società, il Paese è pian piano diventato incapace di programmare ed attuare progetti ed investimenti di medio – lungo periodo. In questo senso, il caso della repentina e brusca approvazione da parte del governo del Decreto Rinnovabili è di scuola.

Qui si è visto all’opera l’approccio di una classe dirigente culturalmente indifferente alla programmazione, che non capisce che lo sviluppo di un Paese è semplicemente frutto del completamento di un insieme variegato di progetti e programmi possibilmente basati su tecnologie innovative, e che la realizzazione di questi richiede fondamentalmente il poter operare in scenari regolamentari il più possibile certi. Con la approvazione di un Decreto che vuole sostanzialmente annientare l’unica industria in crescita, in maniera anti ciclica, nel nostro paese – quella delle rinnovabili – risulta così ancora di più evidente l’assenza di un approccio manageriale – sistemico (proprio della cultura ingegneristica) allo sviluppo del Paese. Ed è per questo che l’Italia dei talenti imprenditoriali degli ingegneri Olivetti e Mattei è ormai un luogo lontano.

L’assenza dell’ingegnere dalla scena pubblica e privata comincia dalle Università. Basti guardare l’andamento delle iscrizioni negli ultimi venti anni: i giovani – assecondando i messaggi di una società che diceva loro che quel che conta davvero sono le cosiddette “soft skills” e non quelle “hard” – hanno pian piano abbandonato gli studi ingegneristici e si sono diretti verso le facoltà umanistiche (o al massimo ad Economia e Commercio).

Continua nel mondo delle imprese, oggi governate principalmente da professionisti con profili giuridici – economici, che portano con sé nella gestione societaria una logica manageriale di tipo amministrativo e burocratico, proprio oggi che una società complessa, sempre più basata su paradigmi tecnologici di breve durata e rapidissima intensità di crescita, dovrebbe svilupparsi attorno alle competenze tecniche e alla “cultura di progetto”, che un ingegnere più di tutti detiene, per formazione e forma-mentis.

Infine è presente nella politica. Mentre in Cina il potere politico è gestito da ingegneri (tra gli altri, Premier e Vice Premier lo sono) – e forse anche grazie a ciò quell’enorme e complesso Paese è riuscito a pianificare con un programma pluridecennale la crescita di quella che a breve diventerà la prima potenza economica del pianeta – in Italia esso è principalmente gestito da personalità di formazione giuridico – umanistica (il Premier è laureato in legge, il nostro Ministro dell’economia è un commercialista, il Ministro dello Sviluppo Economico ha la licenza liceale).

E’ per tutto questo che auspico a noi tutti che “l’Italia torni agli ingegneri e presto”, pena la fine di questo Paese.

Nota: L’articolo è chiaramente provocatorio, ma vuole mettere in risalto un fatto concreto: l’assenza dalla scena di quelle professionalità di formazione scientifica – che l’ingegnere rappresenta – che potrebbero invece far decollare il Sistema Italia.

Tagged with: classe dirigente • ingegneri • Italia • programmazione 
Autore

Massimo Preziuso

Blog Article
  • http://www.logg.it Sinigagl

    Massimo, mi hai tolto le parole di bocca…

  • roberta quero

    Non penso che oggi ci siano meno iscritti ad Ingegneria del passato, l’Italia è sempre stata legata ad un’idea gentiliana della scuola, che predilige la formazione umanistica rispetto a quella scientifica. Un approccio traumatico con la matematica e la fisica negli anni di scuola media e superiore può precludere una successiva carriera da ingegnere.
    Tuttavia vorrei anch’io che ci fossero più ingegneri e meno avvocati (non me ne vogliano gli avvocati, è un’affermazione provocatoria) nel nostro Paese.
    Gli ingegneri interpretano la realtà e cercano di risolverne i problemi, per questo potrebbero essere di estremo aiuto nella gestione della cosa pubblica.

  • http://www.innovatorieuropei.com Innovatori europei

    Dopo essere arrivati a Ministri dello Sviuppo Economico con la licenza liceale classica, forse è il momento di ricordarci degli ingegneri?

  • Mauro Piccotti

    Tutto giusto, ma è anche vero che non è tanto il titolo di studio che fa l’ingegnere, quanto una certa predisposizione mentale allo studio dei problemi e alla ricerca di soluzioni. Ci sono contadini più ingegneri di molti ingegneri iscritti all’albo.

  • Pingback: E adesso l’Italia agli ingegneri! « Innovatorieuropei-Sapere’s Weblog

  • http://wp.16012005.com/ Massimo Lanfranco

    per carità, lasciamo gli ingegneri dove sono. la generazione di geometri anni 70-80 ha distrutto l’Italia, figuriamoci cosa potrebbero fare domani gli ingegneri…

  • http://www.architetto.us vittorino

    il commento di Massimo la dice tutta . . .
    appunto . . .
    non hai ancora capito che il “semi” professionista è quello che crea danni . . .
    perchè vuole fare quello che fa il professionista serio . . . senza averne le conoscenze, ma soprattutto le capacità . . . derivate sia dagli studi, ma soprattutto dalla forma mentis e dalla esperienza . . .
    io sono geometra, architetto e ingegnere . . . se vuoi ti posso dettagliare le differenze . . .
    la società ha bisogno di profesisonisti che sappiano fare programmazione effettiva e non solo nel settore edile, ma in tutti i settori, dove c’è di mezzo una conoscenza tecnica e dove si interessa la produzione . . .
    la politica può avere buone idee, ma occorre realizzarle e per questo forse i politici non sono proprio le persone più adatte . . . . sempre li a guardare le indagini per conoscere il consenso o meno della popolazione votante . . .

  • http://wp.16012005.com/ Massimo Lanfranco

    @ vittorino
    gli ingegneri erano dei professionisti seri, poi hanno iniziato a fare di tutto (ingegneria logistica, ingegneria ambientale, difesa del suolo e del territorio, etc, etc…)
    ad ognuno il suo lavoro:
    programmazione => economisti
    la politica dovrebbe dettare linee di indirizzo, gli alti dirigenti dei ministeri (regioni, province, comuni) attuarle.
    Forse è li che stà il problema…

  • http://www.logg.it Sinigagl

    Massimo, ha ragione Vittorio.
    Il punto centrale è la forma mentis dell’ingegnere, ovvero la capacità di ragionare in senso progettuale e la capacità di saper cogliere il quadro sistemico di un problema per individuare l’effetto a lungo periodo di certe scelte.
    Gli economisti vanno benissimo ma talvolta sembrano più nell’iperuranio che sulla terra.
    Ecco perchè la commistione della cultura ingegneristica anche in altri campi come quello gestionale porta benefici ad entrambe le culture.

  • http://wp.16012005.com/ Massimo Lanfranco

    Ragazzi, è proprio sulla forma mentis degli ingegneri che ho delle riserve dal punto di vista della programmazione (anche se sarebbe meglio parlare di pianificazione).
    Ho sempre riscontrato una certa ortodossia di pensiero che trovo limitante al difuori dell’ambito ingegneristico.
    anche se ovviamente sono le persone che contano, e non il loro titolo di studio…

  • ferruccio

    È una provocazione interessante. Nel penultimo capoverso, però, definisci l’Italia un paese gestito da personalità di formazione giuridico-umanistica. Concordo, ma solo parzialmente su ciò che scrivi. La definizione corretta della nostra classe dominante è giuridico-economica, e trova la sua legittimazione nelle parole di Benedetto Croce. Come quello ingegneristico, anche l’approccio umanistico-sociale in Italia è completamente assente. Come mancano o sono approssimative le risposte tecnico scientifiche, anche alle complesse dinamiche sociali si propongono ricette di tipo giuridico senza analizzare scientificamente i problemi, senza andare al nocciolo delle questioni.
    Nella mia esperienza professionale ho effettivamente trovato sempre maggiore sensibilità averso un approccio analitico delle problematiche sociali, finalizzato alla ricerca di soluzioni concrete, rispetto alla fumosità ed alla chiusura dimostrata da avvocati, economisti, burocrati in genere.
    Quello che manca in Italia è il contributo e l’integrazione delle diverse professionalità. Una collaborazione interdisciplinare garantita dalla competenza specifica di ognuno nel proprio settore.

  • http://www.innovatorieuropei.com Innovatori europei

    Ritorno su questo articolo e noto con piacere che è riuscito nell’intento di provocare discussione. Ne sono contento.
    A Ferruccio: concordo quando dici “Nel penultimo capoverso, però, definisci l’Italia un paese gestito da personalità di formazione giuridico-umanistica. Concordo, ma solo parzialmente su ciò che scrivi. La definizione corretta della nostra classe dominante è giuridico-economica, e trova la sua legittimazione nelle parole di Benedetto Croce. Come quello ingegneristico, anche l’approccio umanistico-sociale in Italia è completamente assente.”. La dominanza è in effetti “giuridico – economica” quando invece ci vorrebbe proprio quella “integrazione delle diverse professionalità” (tecniche, giuridiche, economiche, umanistiche..) che, torno a provocare, l’ingegnere meglio di tutti saprebbe attuare.
    Ciao a tutti,
    Massimo

  • Dominici – Economista

    Credo che il problema di fondo ma nello stesso tempo un grande potenziale, è la condizione di fatto che vede il tessuto produttivo italiano costituito per il 99% di piccole e medie imprese.

    Queste non sono in grado di sostenere una prospettiva durevole nella loro dinamica di sviluppo. Sono legate al breve medio termine.

    Questa condizione sminuisce sia il potenziale tecnico e specialistico degli ingegneri sia il potenziale prospettico e di insieme degli economisti.

    La soluzione è quella di promuovere la creazione di filiere in grado di inglobare piccole e medie realtà d’impresa nella loro autonomia ma al contempo in grado di sostenere “menti d’opera” piuttosto che di “manodopera” in un network trasversale.

    Solo in questo modo avranno uno slancio verso il progresso, verso la creazione di valore e di benessere sociale.

  • Giuseppe

    Condivido il contenuto dell’articolo… ma avviso che c’è un errore: Enrico Mattei non era un ingegnere (prese una laurea honoris causa in ingegneria), ma un semplice ragioniere.

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