Con la cultura si mangia, checché ne dicano gli scettici. I dati – questa volta sulla Germania – confermano. La Germania ha retto particolarmente bene alla crisi: nonostante una diminuzione del PIL comparabile a quella degli atri paesi europei, la disoccupazione è diminuita e ora l’economia ha ricominciato a crescere velocemente. Merito di tanti fattori, ma soprattutto della capacità dell’industria tedesca di reinventarsi e diventare così una delle più competitive d’Europa. C’é in particolare un settore dell’industria che ha reagito alla crisi con successo ma su cui i riflettori non puntano sufficienza: quello delle imprese culturali e creative.
Nella sola capitale tedesca ci sono circa 24.000 piccole e medie imprese creative, per un totale di 237.000 a livello nazionale. Queste contribuiscono al 3.3% (2009) dell’impiego nel settore, che è cresciuto dell’1,8% dal 2008. Il dato è ancora più significativo se si pensa che l’aumento è avvenuto in piena crisi. Nello stesso periodo (2008-2009), l’occupazione nel settore manufatturiero è diminuita del 4,5% e, nonostante il fatturato delle industrie creativo e culturali sia sceso del 3,5% nel 2009, nel settore manufatturiero il valore del giro d’affari è sceso complessivamente del 18%.
Non è la prima volta che le industrie culturali e creative si mostrano capaci di rispondere positivamente alla crisi. Le statistiche del recente rapporto UNCTAD ‘raccontano’ di una domanda di prodotti creativi che continua a crescere a livello mondiale.
Tuttavia, perché si possa pienamente compiere il passaggio da un’economia industriale a un’economia basata sulla conoscenza, occorrono adeguate misure in grado di supportare il potenziale di crescita di un settore molto dinamico (la maggior parte dei lavoratori sono self-employed), ma allo stesso tempo estremamente fragile (la maggior parte delle imprese sono di conseguenza piccole o piccolissime).
Le città tedesche credono nella necessità di tale passaggio. Berlino, per esempio, ha messo in piedi il Kreativ Coaching Centre (KCC), un centro di supporto all’impresa che offre ‘giorni consulenza’ – i primi gratis, i successivi a pagamento – alle imprese che hanno bisogno di assistenza finanziaria, manageriale o di marketing. Il Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale (FESR) contribuisce al 50% del budget del progetto. Aquisgrana fa invece parte del progetto INTERREG IV ECCE Innovation che ha l’obiettivo di sostenere l’imprenditoria creativa diffondone l’impatto innovativo in altri settori. In maniera simile, l’agenzia regionale di innovazione di di Baden-Württemberg incoraggia le imprese locali a investire sempre più in design e nuove tecnologie non necessariamente in sostituzione ma bensi a supporto dell’importante industria automobilistica del Länd.
Anche il governo nazionale mostra serio interesse per le industrie creative e culturali. Il Ministro Federale dell’Economia e della Tecnologia e il Commissario Federale per la Cultura e i Media, che hanno pubblicato le statistiche di cui sopra, gestiscono un nuovo servizio di monitoraggio economico del settore.
L’Italia avrebbe solo da prendere ispirazione da questa esperienza, con tutti i vantaggi che ne potrebbero conseguire a livello economico, culturale e sociale.
Innanzitutto, su invito della Commissione Europea, tutti gli Stati Membri devono ripensare l’utilizzo dei fondi strutturali, attualmente sottoutilizzati per il comparto creativo e culturale (solo il 6% va a beneficio del settore). La Germania offre degli spunti interessanti. Secondo, l’Italia ha già lavorato su un Libro Bianco sulla Creatività che mostra dati molto positivi sull’impatto economico delle industrie culturali e creative. Un monitoraggio costante di queste attività (magari in linea con la nuova metodologia di raccolta dati per il settore che EUROSTAT pubblicherà a luglio) sarebbe più che utile a supporto – o meno – di politiche a sostengo di queste imprese. Last but not least, investire nel settore culturale e creativo significa anche valorizzare le persone con un titolo di studio più alto (il 48% di quelli che lavorano in questo settore sono in possesso di un titolo universitario vs. il 26% della forza lavoro considerata complessivamente, fonte: EUROSTAT). Per l’Italia, sarebbe anche ora di investire nelle persone che hanno fatto del sapere e della conoscenza il loro vantaggio competitivo.
Grafico elaborato da LSDP. Fonte dati: BMWi (2009): Culture and Creative Industries in Germany 2009, Monitoring Report 2010.





































Valentina Montalto
Nata a Palermo nel 1985, è ricercatrice e consulente presso KEA European Affairs, agenzia di consulenza strategica con sede a Bruxelles specializzata nel settore delle industrie culturali e creative. Per LSDP si occupa delle relazioni tra economia e cultura.