Il consiglio della nonna è ora più che mai attuale: <L’esperienza insegna!>. Sempre, soprattutto negli ambienti tecnologici, in rete. L’unica regola per usare bene gli strumenti di Internet è smanettare, smanettare, smanettare. Appassionarsi e provare. In una parola: usarli.
Eppure i media guru sono diventati i nuovi VIP delle passerelle mediatiche, veri detentori del Santo Graal contemporaneo: la conoscenza tecnologica, un misto di prassi e visione, competenza e suggestioni, in grado di rappresentare lo spirito dell’attualità. Saper fare e saper immaginare insieme. Ecco cosa distingue il “guru” dall’utente, l’inclinazione visionaria. Si tratta di un cambiamento epocale nella trasmissione del sapere; non basta più, infatti conoscere il passato e avere un quadro chiaro del presente e nemmeno basta prevedere il futuro. Sono conoscenze diffuse in maniera equa tra i guru e gli utenti quotidiani del web. La distinzione tra i due, allora, passa attraverso la capacità di mettere in pratica quel che sarà, realizzare il domani tecnologico, agevolando, così, una rapida obsolescenza dei costumi attuali, diventando, in uno stesso momento, pionieri del cambiamento e fautori della mutazione. Il guru, il detentore del sapere è chi attraverso le pratiche d’uso e la immaginazione crea il web futuro.
La nuova impostazione ha delle conseguenze evidenti nel campo della formazione. La maggior parte dei corsi dedicati al web aggiunge poco a quello che i discenti già sanno, così le ore in aula diventano meno importanti della pausa caffè, durante la quale ci si conosce, ci si scambiano i numeri di telefono e le mail, si fa a gara a chi ha più profili nei più disparati e iper-specializzati social network e più followers. Vince, poi, la competizione (semi)geek chi ha trovato il sito definitivo da cui scaricare film, programmi, applicazioni, l’ultimo cd dei Radiohead prima che uscisse sul mercato. I corsi, insomma, sono diventati occasione di lobby personale più che di vero e proprio apprendimento.
Forse, però, non tutti.
Alcuni, grazie alla specificità del contenuto, possono ancora esprimere una capacità divulgativa soprattutto se sono in grado di caratterizzare in maniera professionale le competenze trasmesse. È il caso, ad esempio, della formazione relativa alla politica on line, quella 2.0, come viene definita anche nel corso organizzato da Ninja Marketing in collaborazione con noi de LSDP per il 24 e 25 Marzo a Roma. L’elemento utile riguarda non tanto la conoscenza del singolo social network, la capacità di usare una specifica piattaforma, ma quella di trasformare il web in uno strumento per creare consenso politico. Si fa, essenzialmente, mischiando le tecniche ma soprattutto avendo molto chiaro il frame della propria campagna. Saper fare framing significa avere l’abilità di costruire e diffondere una strategia comunicativa in grado di applicare una chiave interpretativa alla realtà che sia appassionante, coinvolgente. Solo così una campagna funziona on line, poi vengono tutti gli strumenti.
È accaduto con Obama, e con tutti gli altri candidati alle primarie americane, accade anche da noi. Anche se gli scettici non lo ammettono. Ma si sa, loro non sono media guru, ma tv addicted.





































Federica Colonna
Nata a Viterbo nel 1979, è responsabile dello studio di comunicazione politica Dueccì. Collabora con Il Fatto Quotidiano, Il Futurista e La Lettura del Corriere. Per LSDP si occupa dei nuovi trend della comunicazione politica.