«No voy a ser candidato en las próximas elecciones generales». Con queste parole Josè Luis Rodriguez Zapatero ha annunciato al Comitato Federale del PSOE l’intenzione di non ripresentarsi come candidato socialista per le elezioni generali del 2012, dando così l’ufficialità ad un’ipotesi che da tempo circolava, e che solo la volontà di temporeggiare dei vertici socialisti e dello stesso ZP, per usare il nomignolo con cui è solita riferirsi a lui la stampa spagnola, ha rimandato ad oggi.
In realtà che si stesse lavorando a questo scenario era chiaro fin dallo scorso autunno, in particolare da quando, ad ottobre, fu deciso di nominare l’attuale Ministro dell’Interno Alfredo Pérez Rubalcaba come nuovo portavoce governativo. Tale decisione fu ufficialmente presa per dare una voce unica alla compagine governativa, dopo mesi in cui più volte si era assistito a ministri che pubblicamente si contaddicevano fra di loro oppure fornivano “libere interpretazioni” sulle future decisioni della Moncloa, costringendo il premier a repentine conferenze stampa in cui si doveva prodigare in chiarificazioni e puntualizzazioni, nel tentativo di mantenere l’immagine di una squadra unita e compatta. Allo stesso modo, la nomina di Rubalcaba voleva limitare la sovraesposizione mediatica a cui il premier si era sottoposto fin dall’inizio della crisi economica (ottobre 2008) ed un tentativo di dimostrare ad un’elettorato sempre più sfiduciato, che il governo stava lavorando per trovare una soluzione ai problemi del paese e non passava il suo tempo davanti alle telecamere. In realtà il fine ultimo di tale decisione era quello di cominciare a prepare il terreno per la successione, cercando di far diventare il nome ed il volto di Rubalcaba familiare agli spagnoli abituati da sempre a conoscere molto poco i propri politici ad eccezione di un ristretto gruppo composto dai leader dei due principali partiti, da pochissimi ministri e dai presidenti delle Comunità Autonome . Ad avvalorare questa ipotesi, si aggiunge il fatto che negli ultimi mesi la stampa non vicina all’attuale partito di maggioranza ha cominciato a puntare la sua attenzione più sull’attività del Ministro degli Interni che sul premier.
Del resto, stante l’attuale scenario politico ed economico, la decisione di non ripresentare Zapatero come leader è l’unica carta nelle mani del PSOE per evitare un tracollo elettorale che al momento appare più che probabile, visto che i sondaggi indicano da mesi il PP in largo vantaggio (tra 7 e 15 punti percentuali, a seconda degli istituti di ricerca). L’idea di base è molto semplice: candidare qualcuno che possa sottrarsi o che non sia direttamente ricondubile all’equazione governo Zapatero (socialisti) = crisi economica. Nel tentativo di depotenziare la carta più forte in mano ai popolari, ovvero quella di addossare sui socialisti tutte le colpe dell’attuale situazione di crisi in cui versa il paese. Inoltre il presentare una figura “nuova” permetterebbe, almeno sulla carta, di poter recuperare l’attenzione di un elettorato in cui la sfiducia nei confronti della politica e dei politici è sempre più alta e che di fatto si appresta a votare per i Popolari non perchè convinto dalla bontà dei loro programmi o dalla figura carismatica del loro leader Mariano Rajoy ma piuttosto dalla logica del meno peggio. Sempre secondo i dati del CIS infatti se il 60% degli spagnoli giudica negativamente l’azione del governo, il 71% esprime scarsa o nessuna fiducia nel leader popolare. Del resto non va dimenticato che per lui si tratta della terza volta consecutiva come candidato popolare e che nelle precedenti due è stato sonoramente sconfitto proprio da Zapatero, anche se allo stesso tempo pure Aznar riuscì ad essere eletto solo al terzo tentativo.
A questo punto è opportuno precisare un aspetto che ha creato un po’ di confusione in Italia. All’interno di una struttura partitica fortemente dirigistica come quella spagnola, la nomina del nuovo leader socialista seguirà logiche interne al partito stesso sia nelle procedure che nella selezione delle candidature. Per cui quando si sente di parlare di nomina attraverso le primarie, va ricordato che queste non saranno aperte a tutti, ma saranno riservate agli iscritti e avverranno esclusivamente nelle sezioni del PSOE. In ugual misura il profilo dei candidati alla successione di ZP, è quello di personalità che già stanno facendo parte della compagine governativa e che nei loro curriculum hanno spesso ricoperto incarichi di primo piano anche nel partito.
Seppure ad oggi nessuna candidatura sia stata ufficializzata e suoi giornali è possibile trovare una vasta gamma di nomi potenziali, al momento la corsa sembra ristretta a due nomi: il sopracitato Rubalcaba e l’attuale Ministro della Difesa Carme Chacón. In realtà appare difficile ipotizzare la stessa Chacón come nulla più di una possibile sparring partner. Certo rispetto al suo avversario l’aver occupato un dicastero che dopo il ritiro delle truppe dall’Afghanistan nel 2004, è stato di fatto secondario nell’azione di governo gioca sicuramente a suo vantaggio, così come il fatto che il suo percorso politico, al confronto con quello dell’altro candidato, appare sicuramente come più nuovo. Infine si tratterebbe della prima volta che uno dei due principali partiti esprime una candidatura femminile come guida del paese. Fattore questo che potrebbe essere importante nell’ottica di un recupero dell’elettorato cattolico da tempo spostatosi verso i popolari.
Nonostante questi fattori favorevoli però Rubalcaba gode di un forte appoggio all’interno del partito e di una notorietà maggiore nel paese. Notorietà fortificata da essere stato colui che durante lo sciopero bianco proclamato dai controllori di volo durante il ponte del 6-8 dicembre scorso, non ha esitato a dichiarare lo stato d’allarme e ad utilizzare i controllori aerei militari in sostituzione di quelli civili assenti. Misura questa sicuramente molto forte, era la prima volta che si proclamava lo stato d’allarme dai tempi di Franco, ma che sul piano del riscontro elettorale, grazie ad una spruzzata di sano populismo, gli ha sicuramente giovato. Inoltre l’aver ricoperto un dicastero sensibile come quello degli Affari Interni, gli permette al tempo stesso di poter garantire all’elettorato una profonda conoscenza in due dossier sensibili come quello della sicurezza e della lotta contro l’ETA. Inoltre l’aver a lungo ricoperto incarichi di governo gli consente di avere un profilo come potenziale leader per nulla inferiore a quello di Rajoy.
Per ora però ci stiamo muovendo su un piano ipotetico visto che non si sa ancora quando si terranno le primarie (di sicuro dopo maggio), e non va dimenticato che la realtà è quella di un PSOE talmente in difficoltà, che oltre il 70% degli spagnoli è convinto che le prossime elezioni vedranno vincitore il suo storico avversario, e per il quale le elezioni autonome del 22 Maggio potrebbero rappresentare la seconda tappa di una via crucis iniziata con quelle catalane dello scorso anno.





































Andrea Matiz
Nato a Savona nel 1980, lavora a Bruxelles, dove si occupa di comunicazione e affari europei. Per LSDP si occupa delle trasformazioni politiche di Belgio, Spagna e dei paesi arabo-mediterranei, e di geopolitica dello sport.