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Bye Bye Zapatero

di Andrea Matiz · 5 Comments · in Europa, Politica globale · 7 aprile 2011

«No voy a ser candidato en las próximas elecciones generales». Con queste parole Josè Luis Rodriguez Zapatero ha annunciato al Comitato Federale del PSOE l’intenzione di non ripresentarsi come candidato socialista per le elezioni generali del 2012, dando così l’ufficialità ad un’ipotesi che da tempo circolava, e che solo la volontà di temporeggiare dei vertici socialisti e dello stesso ZP, per usare il nomignolo con cui è solita riferirsi a lui la stampa spagnola, ha rimandato ad oggi.

In realtà che si stesse lavorando a questo scenario era chiaro fin dallo scorso autunno, in particolare da quando, ad ottobre, fu deciso di nominare l’attuale Ministro dell’Interno Alfredo Pérez Rubalcaba come nuovo portavoce governativo. Tale decisione fu ufficialmente presa per dare una voce unica alla compagine governativa, dopo mesi in cui più volte si era assistito a ministri che pubblicamente si contaddicevano fra di loro oppure fornivano “libere interpretazioni” sulle future decisioni della Moncloa, costringendo il premier a repentine conferenze stampa in cui si doveva prodigare in chiarificazioni e puntualizzazioni, nel tentativo di mantenere l’immagine di una squadra unita e compatta. Allo stesso modo, la nomina di Rubalcaba voleva limitare la sovraesposizione mediatica a cui il premier si era sottoposto fin dall’inizio della crisi economica (ottobre 2008) ed un tentativo di dimostrare ad un’elettorato sempre più sfiduciato, che il governo stava lavorando per trovare una soluzione ai problemi del paese e non passava il suo tempo davanti alle telecamere. In realtà il fine ultimo di tale decisione era quello di cominciare a prepare il terreno per la successione, cercando di far diventare il nome ed il volto di Rubalcaba familiare agli spagnoli abituati da sempre a conoscere molto poco i propri politici ad eccezione di un ristretto gruppo composto dai leader dei due principali partiti, da pochissimi ministri e dai presidenti delle Comunità Autonome . Ad avvalorare questa ipotesi, si aggiunge il fatto che negli ultimi mesi la stampa non vicina all’attuale partito di maggioranza ha cominciato a puntare la sua attenzione più sull’attività del Ministro degli Interni che sul premier.

Del resto, stante l’attuale scenario politico ed economico, la decisione di non ripresentare Zapatero come leader è l’unica carta nelle mani del PSOE per evitare un tracollo elettorale che al momento appare più che probabile, visto che i sondaggi indicano da mesi il PP in largo vantaggio (tra 7 e 15 punti percentuali, a seconda degli istituti di ricerca). L’idea di base è molto semplice: candidare qualcuno che possa sottrarsi o che non sia direttamente ricondubile all’equazione governo Zapatero (socialisti) = crisi economica. Nel tentativo di depotenziare la carta più forte in mano ai popolari, ovvero quella di addossare sui socialisti tutte le colpe dell’attuale situazione di crisi in cui versa il paese. Inoltre il presentare una figura “nuova” permetterebbe, almeno sulla carta, di poter recuperare l’attenzione di un elettorato in cui la sfiducia nei confronti della politica e dei politici è sempre più alta e che di fatto si appresta a votare per i Popolari non perchè convinto dalla bontà dei loro programmi o dalla figura carismatica del loro leader Mariano Rajoy ma piuttosto dalla logica del meno peggio. Sempre secondo i dati del CIS infatti se il 60% degli spagnoli giudica negativamente l’azione del governo, il 71% esprime scarsa o nessuna fiducia nel leader popolare. Del resto non va dimenticato che per lui si tratta della terza volta consecutiva come candidato popolare e che nelle precedenti due è stato sonoramente sconfitto proprio da Zapatero, anche se allo stesso tempo pure Aznar riuscì ad essere eletto solo al terzo tentativo.

A questo punto è opportuno precisare un aspetto che ha creato un po’ di confusione in Italia. All’interno di una struttura partitica fortemente dirigistica come quella spagnola, la nomina del nuovo leader socialista seguirà logiche interne al partito stesso sia nelle procedure che nella selezione delle candidature. Per cui quando si sente di parlare di nomina attraverso le primarie, va ricordato che queste non saranno aperte a tutti, ma saranno riservate agli iscritti e avverranno esclusivamente nelle sezioni del PSOE. In ugual misura il profilo dei candidati alla successione di ZP, è quello di personalità che già stanno facendo parte della compagine governativa e che nei loro curriculum hanno spesso ricoperto incarichi di primo piano anche nel partito.

Seppure ad oggi nessuna candidatura sia stata ufficializzata e suoi giornali è possibile trovare una vasta gamma di nomi potenziali, al momento la corsa sembra ristretta a due nomi: il sopracitato Rubalcaba  e  l’attuale Ministro della Difesa Carme Chacón. In realtà appare difficile ipotizzare la stessa Chacón come nulla più di una possibile sparring partner. Certo rispetto al suo avversario l’aver occupato un dicastero che dopo il ritiro delle truppe dall’Afghanistan nel 2004, è stato di fatto secondario nell’azione di governo gioca sicuramente a suo vantaggio, così come il fatto che il suo percorso politico, al confronto con quello dell’altro candidato, appare sicuramente come più nuovo. Infine si tratterebbe della prima volta che uno dei due principali partiti esprime una candidatura femminile come guida del paese. Fattore questo che potrebbe essere importante nell’ottica di un recupero dell’elettorato cattolico da tempo spostatosi verso i popolari.

Nonostante questi fattori favorevoli però Rubalcaba gode di un forte appoggio all’interno del partito e di una notorietà maggiore nel paese. Notorietà fortificata da essere stato colui che durante lo sciopero bianco proclamato dai controllori di volo durante il ponte del 6-8 dicembre scorso, non ha esitato a dichiarare lo stato d’allarme e ad utilizzare i controllori aerei militari in sostituzione di quelli civili assenti. Misura questa sicuramente molto forte, era la prima volta che si proclamava lo stato d’allarme dai tempi di Franco, ma che sul piano del riscontro elettorale, grazie ad una spruzzata di sano populismo, gli ha sicuramente giovato. Inoltre l’aver ricoperto un dicastero sensibile come quello degli Affari Interni, gli permette al tempo stesso di poter garantire all’elettorato una profonda conoscenza in due dossier sensibili come quello della sicurezza e della lotta contro l’ETA. Inoltre l’aver a lungo ricoperto incarichi di governo gli consente di avere un profilo come potenziale leader per nulla inferiore a quello di Rajoy.

Per ora però ci stiamo muovendo su un piano ipotetico visto che non si sa ancora quando si terranno le primarie (di sicuro dopo maggio), e non va dimenticato che la realtà è quella di un PSOE talmente in difficoltà,  che oltre il 70% degli spagnoli è convinto che le prossime elezioni vedranno vincitore il suo storico avversario, e per il quale le elezioni autonome del 22 Maggio potrebbero rappresentare la seconda tappa di una via crucis iniziata con quelle catalane dello scorso anno.

Tagged with: Crisi economica • elezioni • Rajoy • Rubalcaba • Spagna • Zapatero 
Andrea Matiz
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Andrea Matiz

Nato a Savona nel 1980, lavora a Bruxelles, dove si occupa di comunicazione e affari europei. Per LSDP si occupa delle trasformazioni politiche di Belgio, Spagna e dei paesi arabo-mediterranei, e di geopolitica dello sport.

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  • Matteo Minchio

    Bell’articolo Andrea. Comprendo pienamente le tue argomentazioni in favore di Rubalcaba, ma vorrei sollevare un dubbio. In Spagna i partiti hanno sempre investito su leadership di lunga durata. Anche di fronte alla sconfitta (vedi Rajoy 2004, 2008) hanno salvaguardato la continuità. Se non sbaglio il ministro degli interni ha già 60 circa e il PSOE é già rassegnato a perdere le prossime elezioni (anche se può sempre limitare i danni). Non si rischia di avere una leadership troppo consumata tra quattro anni?
    Prendo in considerazione il caso inglese, dove la pronta sostituzione di Brown con Miliband (anche grazie all’impopolarità delle misure intraprese dal governo libcon) ha resuscitato un Labour già pronto per il declino.

  • Andrea Matiz

    Comunque vadano le prossime elezioni sia che vinca il PSOE che il PPE si tratta dell’ultimo ballo per un intera generazione di politici quella nata tra gli anni ’50 e i primissimi anni ’60 (Rubalcaba ’51, Rajoy ’55, Zapatero ’60). Chi tra Rubalcaba e Rajoy dovesse perdere e’ gia’ destinato a lasciare la guida del partito, per il vincitore decideranno i 4 successivi anni di governo. Quindi come paradosso il problema della leadeship logorata lo potrebbe avere chi vince e non chi perde. Inoltre in Spagna tendenzialmente il partito di governo ha sempre presentato un esponente del governo anche quando questo era dato perdente (Rajoy era un Ministro degli Interni con Aznar nel 2004) posticipando la rottura a dopo le elezioni. Per cui nell’ottica socialista lo schema sarebbe Rubalcaba ora, se vince bene se perde si da il via alla nuova generazione di cui Cachon e’ un esponente (’71). A differenza di quanto siamo abituati in Italia non c’e’ fretta di fare la rottura col passato entro alle prime elezioni possibili. si lascia quasi naturalmente che siano le elezioni a decretare la fine di una generazione, cosi’ come non c’e’ fretta di bruciare i leader se ha perso la prima volta prima e’quasi naturale che ci riprovi (Aznar perse due volte di fila prima di vincere, Zapatero perse nel 2000 e vinse nel 2004, Rajoy come gia’ detto e’ il terzo tentativo per rimanere alla storia recente). Il paragone con l’Inghilterra non regge primo perche’ Miliband ha una notorieta’ e un peso politico che Cachon se lo sogna la notte. Miliband se la gioca con Rubalcaba. Infine la Spagna tra 4 anni sara’ un paese che forse stara’ uscendo dalla crisi per cui forse sotto sotto ai socialisti potrebbe non dispiacere lasciare ai popolari il compito di sorbirsi il lavoro sporco

  • Matteo Minchio

    Scusa Andrea, ma le tue argomentazioni rafforzano i miei dubbi. Proprio perché la generazione dei babyboomers é alla fine di un ciclo vedo male investire su Rubacalba, anche se fosse soltanto per fare l’agnello sacrificale (ammesso che lo voglia fare). é difficile che colui che prende la leadership la lasci facilmente.
    Sinora la Spagna ha avuto 3 primi ministri di peso: Gonzalez, Aznar e Zapatero. Il primo é stato sconfitto dopo 4 vittorie di fila, quando la sua stagione era finita e anche perché Solana, che poteva prendere il suo posto era già stato destinato alla NATO. Aznar ha scelto di non ricandidarsi, ma il PP aveva tutte le carte in regola per continuare. Zapatero arriva logorato alla fine del suo mandato sia per colpe sue che per un contesto economico gravissimo nel quale la Spagna si trova per problemi strutturali. Ad ogni modo la scelta di non ricandidarsi é più sua che del partito, dove non mi pare (ma posso essere smentito) una fronda interna stile quello che era nata nel Labour negli ultimi mesi del governo Brown.
    Credo quindi che la scelta più sensata é anticipare il cambiamento e pianificare sin da ora la ricostruzione del partito per poter essere competitivi tra 4 anni. Se poi questa tesi significhi Chacon non so dirlo. Certamente sulla carta rappresenterebbe l’incarnazione degli ideali di pari opportunità che hanno contraddistinto JLZ, ma questa é una considerazione che faccio sulla carta d’identità.
    Un appunto su Eddy Miliband. Nessuno lo dava per vincente prima delle primarie e nessuno avrebbe scommesso che la sua leadership avrebbe fatto guadagnare consensi al Labour. Talvolta i pronostici possono essere sovvertiti.

  • Andrea Matiz

    Semplicemente al momento Cachon conta zero all’interno del partito. Non conta, non ha appoggio, e’ una bella candidatura e niente piu’. Tutto il potere del partito e’ nelle mani della generazione dei Rubalcaba e Zapatero, fine. Il cambio generazionale avvera’ dopo le elezioni come e’ sempre stato. Rubalcaba perde, si dimette e via con i giovani anche perche’ se il PSOE perde le generali vorra’ dire che avra’ perso male anche le regionali del 22-M, confermando il disastro catalano. Il giorno dopo che il disastro sara’ compiuto, i giovani che prenderanno il potere definitivamente perche’ lo avranno gia’ fatto dopo le sconfitte nelle comunita’ locali. A dimostrazione che Chacon al momento non conta nulla c’e’ il primo sondaggio del Pais che da Rubalcaba avanti 42-18.
    La scelta di Zapatero non nasce dalla fronda nasce da una situazione in cui solo un pazzo si ricandiderebbe. Il 60% degli spagnoli giudica il tuo governo male o disastroso, nei sondaggi la tua fiducia e’ intorno al 20%. solo l’8% degli intervistati del Pais ritiene che tu possa essere il candidato vincente nel 2012. Non e’ questione di fronda, non c’e’ bisogno di rivolte all’interno del partito, basta semplicemente avere un po’ di cervello. Infine sinceramente che la crisi economica sia dovuta a problemi strutturali, alla bolla e bla bla bla bla sono cose che possono convincere persone interessate alle cose come noi. Per la gente normale e anche piu’ l’assioma e’ il puto Zapatero ci ha reso poveri, fine. Nessun dialogo, nessuna spiegazione.

  • Stefano Gatto

    Andrea, molto bene. Sono d’accordo con la tua analisi, anche sul fatto che il candidato naturale, e lo si sapeva da mesi, è Rubalcaba, che non può che affermarsi alle primarie. Anche se, mentre tu hai ragione nel considerare che Rubalcaba ha tutto per vincerle, non dimenticare che nell’unica occasione in cui il PSOE è andato a primarie (Almunia vs. Borrell) il candidato dell’apparato fu sconfitto a sorpresa, anche se poi Borrell si ritirò. Così come anche Zapatero s’impose a sorpresa conto José Bono al Congresso del 2000 nel quale questi era stato “prescelto” dai vertici. E le recenti primarie di Madrid confermano quella tendenza, con Tomás Gomez che ha sconfitto la “tapada” Trinidad Jimenez. Le soprese sono quindi all’ordine del giorno in casa PSOE nei momenti di cambio (tutto tranquillo invece DURANTE una leadership, nessuno si è mai ribellato contra Felipe o ZP).
    Credo che Carme Chacón crescerà progressivamente, se deciderà di concorrere, cosa non sicura. Personalmente, non la considero una candidata molto solida nè brillante, ma il fattore rosa, a punto di maturazione in Spagna, potrebbe comunque giocare a suo favore. E forse anche la campagna mediatica della destra popolare, che sa di aevr già vinto le elezioni, ma che comunque teme Rubalcaba più d’ogni altro candidato/a. Chiunque si candidi per il PSOE nel 2012 è candidato destinato alla sconfitta, e Rubalcaba sembra la candidatura ponte ideale. Carme Chacón è in pole position per il futuro, il prossimo leader sarà probabilmente donna e lei è la più indicata.
    Rajoy è vero che ha perso due volte, ma già era successo a Aznar. Cercarono di farlo fuori dopo le elezioni scorse, ma il cartello Rato / Gallardón non si consolidò, anche a causa della presenza disturbatrice di Esperanza Aguirre. Queste divisioni hanno mantenuto in sella Rajoy suo malgrado.
    Fa comunque specie pensare che, coem Andrea fa notare, la generazione dei 50 60 stia uscendo dalla politica spagnola, quando in Italia non è NEMMENO ancora arrivata, da noi comanda quella degli anni 40.

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