Que está pasando en España? Chi sono e cosa vogliono tutti quei giovani accampati oramai da quasi una settimana nelle principali piazze delle città spagnole, in particolare nei pressi della Puerta del Sol a Madrid? Per capirlo è necessario fare un passo indietro di un paio di settimane quando nel Web cominciò a diffondersi il manifesto di una piattaforma chiamata Democracia Real Ya (Democrazia reale ora).
Il manifesto rimbalza velocemente nella rete ed esprime il malcontento dei giovani, ma come vedremo non solo loro, per la situazione economica e politica spagnola. Stanchi di vivere in un paese per cui la crisi economica non è solo uno status economico, ma è diventato uno stato mentale e generale da cui non sembra esserci via d’uscita. Stanchi di non aver visto nessun cambiamento reale accadere nel paese, visto che nessuno dei responsabili della crisi ha pagato per i suoi errori. Stanchi e per nulla disposti ad accettare l’idea di dover essere loro a dover farsi carico dei costi di una crisi di cui non si sentono responsabili. Stanchi di un duopolio politico, riassunto nella formula PPSOE, che non lascia spazio a terze vie e a soluzioni alternative. Stanchi di una classe politica che non solo non è stata capace di rispondere alla crisi ma che appare lontana e sorda al diffuso malumore del paese, e che da un decennio è cristallizzata nelle stesse dinamiche e sugli stessi nomi. Stanchi di tutto questo i promotori del manifesto chiedono un cambiamento generale, una riforma etica di tutto il sistema spagnolo.
La piattaforma, sul modello di altre manifestazioni spontanee sorte sul Web, decide di dar vita per domenica 15 maggio ad una manifestazione autoconvocata in tutte le città spagnole. Nessun fine politico, nessuna prova muscolare o ambizione politica: solo la voglia di manifestare un malcontento diffuso. Risultato: alcune migliaia di persone manifestano in 50 diverse città spagnole.
La manifestazione ha un successo incredibile, ma quello che è ancora più incredibile che una grossa parte dei manifestanti non fa rientro nelle proprie case, ma decide di accamparsi alla Puerta del Sol e lì rimanervi a tempo indeterminato. Nessuna richiesta immediata se non quella di un cambiamento generale di tutto il sistema di potere politico ed economico spagnolo.
Tutto questo ha l’effetto di una sveglia improvvisa per la politica spagnola che da tempo oramai, grigiamente, sta semplicemente contando i giorni che mancano alle elezioni politiche del 2012. Il cui esito più probabile (la vittoria del PP) appare scontanto già dagli inizi del 2010. Un torpore che né la campagna elettorale per le amministrative del 22 maggio né le future primarie del PSOE sono riuscite a scalfire.
Da quella domenica è quasi passata una settimana e quella che sembrava una manifestazione di malcontento, si è tramutata nell’avvenimento di politica interna più importante dell’anno.
Ma chi sono questi giovani e cosa vogliono? Per prima cosa sgombriamo il campo da paragoni errati comparsi sui mezzi di comunicazione, niente Piazza Tahrir e niente grillismo, per favore. Se proprio si vuole spendere un paragone, allora che si usi quello a cui lo stesso movimento di Democracia Real Ya si rifà esplicitamente: le manifestazioni di piazza islandesi, autoconvocate dopo l’esplosione della crisi economica che ha di fatto mandato a gambe all’aria l’economia della piccola isola scandinava.
Nella realtà spagnola però il movimento che si sta creando ha due importanti fattori di novità.
Per prima cosa, il carattere spontaneo. Le proteste di piazza in Spagna sono sempre state organizzate o realizzate sotto la paternità dei sindacati, dei partiti, delle organizzzioni religiose e similari. Qui invece siamo davanti ad un moto nato veramente spontaneo e che rifiuta apertamente ogni legame con le istituzioni politiche e culturali di sempre.
Secondo: la generazione ni-ni sta rispondendo in maniera forte e decisa alle critiche di menefreghismo e scarsa partecipazione di cui è sempre stata oggetto. In Spagna, per generazione ni-ni si intende la generazione tra i 18-25 anni che si caratterizza per un alto tasso di abbandono scolastico preuniversitario e che, complice la crisi, non trova sbocchi lavorativi. Da qui la definizione di ni trabajo ni estudio (non lavoro e non studio), abbreviata in ni-ni. Da almeno un paio d’anni questa generazione è oggetto di forti critiche da parte della società spagnola (e dei loro padri) in particolare, di essere cresciuti troppo nel benessere, di non aver voglia di fare o di impegnarsi, di apatismo, di preferire stare in casa su Internet o a guardare la televisione e, anche nel caso in cui abbiano deciso di continuare a studiare, di essersi semplicemente parcheggiati nelle università. Ora la generazione ni-ni sta rispondendo in maniera forte alle critiche ricevute ed ha ribaltato il timbro ni-ni, in ni-PP y ni-PSOE.
Al tempo stesso sarebbe sbagliato sottolineare che si tratta solo di giovani. Il grande merito del movimento 15M, come è stato ribattezato dai giornali, e una delle ragioni del suo successo, sta nel fatto di essere riuscita a trovare l’appoggio e la partecipazione anche delle classi sociali più povere, quelle maggiormente colpite dalla crisi. Non a caso, la signora Cristina di Burgos è diventata uno degli eroi dei manifestanti. Dopo aver ascoltato un dibattito alla radio nazionale sugli avvenimenti della Puerta del Sol in cui i giovani venivano bollati come fannulloni e fancazzisti, la signora, indignitata per il sarcasmo e la faciloneria dei commenti ascoltati, ha deciso di intervenire telefonando in diretta, esprimendo la sua indignazione per i commenti ascoltati, spiegando le ragioni di Democrazia Real Ya e di come lei, donna quaratottenne disoccupata, si sentiva vicino a loro, anzi una di loro.
Come ha reagito la classe politica spagnola a tutto questo? Male. In un primo momento con sarcasmo e fastidio, successivamente cercando di capire quanto e come tutto ciò potesse influire, positivamente o negativamente, sul risultato delle amministrative del 22 maggio. Per quanto i rappresentanti del movimento si sforzino nel sottolinerane il carattere apolitico è indubbio che molte delle persone accampate siano potenzialmente elettori di sinistra e non a caso il PSOE ha cercato di dimostrarsi il più comprensivo possibile nei loro confronti. Ma i tentivi di intercettare la protesta sono stati maldestri e puzzavano di mossa elettorale lontano un miglio. Sull’altra sponda i popolari hanno reagito ancora peggio. Convincendosi che gli avvenimenti di quest’ultima settimana non fossero altro che una mossa oscura per fargli perdere le amministrative. Esemplare di queste reazioni sono stati proprio i candidati dei due partiti alla carica di presidente della comunità di Madrid. Il grigio candidato socialista Tomas Gomez ha cercato di prendere contatti con i rappresentati della piazza, per poterli incontrare e tenere un comizio in loro appoggio. Risposta un no grazie chiaro e forte.
La presidentessa uscente, la popolare e gran favorita Esperanza Aguirre ha reagito come suo costume politico. Da sempre ascrivibile tra i falchi del PP ha dapprima fatto capire di percepire la protesta di piazza come un atto politico indirizzato contro di lei; poi si è imbarcata in un’assurda polemica sul fatto che venisse utilizzata la piazza del Sol dove si affaccia il palazzo della Comunità di Madrid, invitando i giovani che protestano ad andare a farlo davanti al Palazzo del governo, la Moncloa. Infine, seppur ritrattando subito dopo, dicendosi disponibile ad organizzare una manifestazione di giovani a favore del PP in contrapposizione al movimento.
Più in generale è tutto il sistema spagnolo che ha risposto male all’iniziativa di Democracia Real Ya. Nel mondo dei mass media l’atteggiamento espresso dalla radio nazionale nel caso di Cristina di Burgos è piuttosto diffuso, oppure si sprecano gli articoli di colore e costume sui giovani, su come chiamare il movimento (15M oppure Repubblica del Sol?) o su come sono organizzati gli accampamenti piuttosto che quelli di analisi sulle loro richieste. La stessa polemica con la Giunta elettorale che ha proibito gli accampamenti e le manifestazioni per oggi e domani perchè avrebbero disturbato il silenzio elettorale preamministrative non ha fatto altro che confermare, da un lato, il fastidio delle istituzioni spagnole e dall’altro rafforzare le proteste che ad oggi si sono diffuse in 60 città spagnole e in 15 città straniere.
Resta però sul tavolo un nodo importante e decisivo, ovvero cosa succederà il 23 maggio? Cosa farà il movimento autoconvocato nel futuro? Continueranno gli accampamenti? Inizialmente i manifestanti hanno detto che avrebbero occupato le piazze fino a sabato 21 maggio, ora però l’intenzione sembra quella di continuare ad oltranza. Al di là delle date è chiaro che il movimento dovrà guardarsi in faccia e decidere cosa da fare da grande, anche perchè l’estate è alle porte e, seppur non apertamente, la classe dirigente spagnola fa capire di aspettarsi che a settembre tutto questo sarà un pallido ricordo e nulla più.
In ogni caso l’estate spagnola minaccia di farsi inaspettatamente calda non solo metereologicamente ama anche politicamente.



































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