Nell’ambito dell’avvicinamento a Festarch e in preparazione all’incontro del 4 giugno organizzato da Limes e Lo Spazio della Politica, pubblichiamo un’intervista in esclusiva con Laura Canali, che è autrice delle carte e videocarte molto apprezzate dai lettori di Limes e Limesonline.
Da quando ti occupi delle carte di Limes?
Disegno le carte di Limes dal secondo volume della Rivista, uscito nel 1993.
In che misura una carta può essere considerata “arte”?
Per una buona parte della mia attività di grafica non ho mai pensato che una carta potesse essere considerata arte. Ho sempre pensato che una carta dovesse rappresentare una certa parte del mondo ed essere al servizio del lettore. Nel tempo mi sono resa conto che lo sforzo da me compiuto per trasmettere ad altri concetti politici usando come mezzo la carta geografica abbia trasformato segni e tracciati in arte, un’arte particolare forse, ma arte. Riguardando alcuni miei disegni li sento vivi, mi trasmettono delle sensazioni.
Quali sono i tratti distintivi di una carta geopolitica e in che modo essa cerca di rispecchiare la visione degli articoli che illustra?
Una carta geopolitica ha la possibilità di uscire dagli schemi scientifici della geografia. Il suo destino è quello di rappresentare dei concetti, quindi l’insieme dei segni, dei simboli e dei tracciati ha l’obbligo di creare un campo concettuale nel quale poter seguire un ragionamento. Le carte di Limes sono “cucite” sugli articoli che accompagnano. Il lavoro di preparazione di un disegno inizia di concerto con gli autori degli articoli, i quali mi forniscono tutte le informazioni necessarie per meglio comprendere i concetti che vogliono esprimere. Per me questa è la parte più difficile. Ascoltare le parole e aspettare che la mia mente le traduca in segni. Le mie carte esprimono una sintesi dei concetti ma li collocano in uno spazio: dall’astrattismo delle parole alla concretezza dello spazio.
Puoi indicare due carte preferite tra quelle pubblicate da Limes e spiegare il perché della tua scelta?
In diciotto anni di carte di Limes non sono più in grado di ricordarle tutte ma le riconosco al primo sguardo. Se proprio devo sceglierne due mi sento di dire: “Cina contro Usa” (Limes 3/2006), che esprime la competizione fra le due potenze in Africa e “La guerra fredda spaziale” (Limes 5/2004) che esprime la corsa alla conquista dello spazio da parte di Usa e Urss. La prima carta è stata molto importante perché dopo aver finito di disegnare la penetrazione cinese, mi sono un po’ vergognata. I colori di questa carta, il drago cinese, l’espansione sudafricana, tutto mi sembrava perfettamente equilibrato, i colori perfetti ma qualcosa stonava. Questa nota stonata era l’allegria, era una carta allegra, troppo allegra per una carta geopolitica. Mi sembrava di essere fuori tema. Questa carta segna l’incontro tra la geopolitica e l’aspetto artistico del mio lavoro, questo la distingue da tutte le altre. Invece la seconda è stato un attento lavoro di ricostruzione storica. Ogni oggetto che è stato lanciato nello spazio l’ho ricostruito esattamente come era. E’ stato laborioso trovare una proiezione spaziale adatta a visualizzare la guerra fredda nel cielo ma alla fine il risultato mi è sembrato davvero ottimo e considero questa carta speciale.
(Intervista a cura di Alessandro Aresu)



































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