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Anche il dottore vuole il figlio dottore

di Andrea Garnero · Leave a Comment · in Economia ed innovazione · 26 settembre 2011

Anche l’avvocato vuole il figlio avvocato. Non è una novità nè una caratteristica solamente italiana il desiderio che i propri figli portino avanti l’azienda o lo studio di famiglia. E’, invece, una peculiarità piuttosto italiana il fitto sistema di regole, codici e ordini che permette, anzi favorisce, che questo avvenga. E’ il fondamento stesso di Ereditalia, un paese in cui si ereditano ricchezza e status e non li si conquistano.

La Fondazione Rodolfo DeBenedetti (fRDB) ha presentato lo scorso luglio uno studio molto dettagliato sui legami familiari e l’accesso alle professioni in Italia. Ad oggi, in Italia esistono 27 organizzazioni professionali, tutte caratterizzate dal diritto esclusivo per i loro appartenenti a fornire determinati servizi. Si va dai commercialisti agli avvocati, dalle guide alpine ai consulenti in proprietà intellettuale che rappresentano tra il 4% e il 6% della forza lavoro. Gli ordini nascono per selezionare all’entrata gli aspiranti professionisti per garantirne la qualità e la deontologia, ma anche per limitare la concorrenza vietando campagne pubblicitarie, sconti e preservare quindi le rendite acquisite (interessante la norma del codice di deontologia dei notai che vieta esplicitamente l’accaparramento di clienti).

Avere un genitore già occupato in un particolare settore aiuta sicuramente il figlio a seguire la stessa carriera se lo desidera: da una parte grazie alla trasmissione di valori, esperienza e conoscenze tecniche dai genitori ai figli. Dall’altra parte anche grazie a un carnet di contatti e reti che all’interno di una professione regolamentata possono aiutare a ridurre le barriere all’ingresso. In alcuni casi, inoltre, esistono norme che esplicitamente favoriscono l’accesso dei familiari alla professione: i farmacisti, ad esempio, possono lasciare le licenze ai propri figli, anche qualora questi non siano farmacisti professionisti (che entro due anni devono poi iscriversi all’ordine).

La fRDB, dopo aver raccolto con fatica (nonostante sia compito degli Ordini custodire e diffondere le liste di iscritti) l’elenco degli iscritti agli albi degli architetti, avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro, farmacisti, giornalisti, geologi, medici, notai, ostetriche e psicologi ha trovato che il legame familiare gioca un ruolo importante soprattutto tra i medici, i farmacisti e gli avvocati. Un risultato non sorprendente. Più sorprendente notare che questo non avviene solo nelle “familistiche” regioni del Sud, come siamo abituati a pensare, ma anche nell’ “operoso” Nord-Est. Per spiegare questo fenomeno, i ricercatori della fRDB indagano il ruolo del capitale sociale delle 20 Regioni italiane e il ruolo della domanda dei servizi dei professionisti iscritti agli albi. I risultati indicano che il capitale sociale spiega relativamente poco e che è invece più importante il ruolo della domanda di servizi professionali. Intuitivamente, in mercati dove la domanda è più alta l’ingresso di nuovi concorrenti comporta minori perdite di ricavi per chi già vi opera e di conseguenza, le associazioni dei professionisti sono meno interessate a imporre elevate barriere all’ingresso. Tuttavia, il rapporto sottolinea anche il ruolo che giocano i concorsi di entrata: infatti, la riforma introdotta nel 2004 che impone una correzione degli scritti dei concorsi per l’avvocatura in una sede diversa da quella di concorso ha ridotto notevolmente i casi di omonimia.

La fRDB analizza, infine, la correlazione tra il familismo e la qualità dei servizi offerti. Per due professioni delle sei analizzate (commercialisti e consulenti del lavoro) si evidenzia una peggior qualità dei servizi professionali (misurata in termini di maggiore evasione fiscale e maggiore litigiosità su questioni di lavoro) dove il livello di familismo è più alto. Per geologi, medici e ostetriche si trova, invece, la relazione contraria, usando come misure di qualità rispettivamente la franosità del territorio (geologi), i tassi di mortalità per malattie tumorali e cardio-respiratorie (medici) e i tassi di mortalità per complicazioni in gravidanza (ostetriche). Per gli avvocati, i risultati sono ambigui o privi di significatività statistica. Non è facile comprendere con precisione le ragioni di questi risultati e sicuramente potrebbero essere prese in considerazione altri indicatori di qualità dei servizi offerti, tuttavia, le conclusioni del rapporto della fRDB rappresentano un notevole contributo a un dibattito non ideologico sugli ordini: la riforma del 2004 dimostra che qualcosa si puo fare per combattere il familismo anche senza scatenare la rivoluzione. Pienamente condivisibile anche la proposta di separare le funzioni di sindacato da quelle di autorità di garanzia.

Manca solo un ragionamento finale: gli ordini e le barriere all’ingresso potranno anche avere un effetto positivo, ma se persistono a preservare l’entrata ai soli “figli di”, il blocco all’energia e al dinamismo sociale diventerà sempre più asfissiante frustrando le ambizioni della classe più istruita (i professionisti sono il 28% della forza lavoro laureata). E’ lo scenario di Ereditalia che abbiamo già analizzato: un paese che vive sulle ricchezze accumulate da nonni e genitori (case, pensioni, titoli, attività produttive, professioni). Un paese, insomma, che premia l’inerzia e la rendita e blocca la creatività, il merito e il lavoro.

Tagged with: ereditalia • famiglia • liberalizzazioni • non lavorare stanca • professioni 
Andrea Garnero
Autore

Andrea Garnero

Nato a Cuneo nel 1986, è economista, attualmente in dottorato presso la Paris School of Economics e l’Université Libre di Bruxelles. Per LSDP si occupa di economia, in particolare di mondo del lavoro, pensioni e politiche sociali.

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