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Bafana Bafana #33 – Napoli al tempo di Aurelio e Giggino

di Andrea Matiz e Moris Gasparri · Leave a Comment · in Bafana bafana, Sport · 28 settembre 2011

La trentatreesima puntata di Bafana Bafana (anche questa rubrica sta crescendo!) si apre con una comunicazione di servizio. Nelle nostre ricerche online sui pensatori globali da inserire nella classifica del 2011 abbiamo scovato un autore che ha dato alla geopolitica dello sport un’indiscutibile dignità accademica. Stiamo parlando di Andrei Markovits e del suo Gaming the world, libro che conferma tutte le intuizioni per le quali è nata Bafana Bafana e che prima o poi recensiremo. Lo sport è una dimensione fondamentale del nostro mondo globale, quando la “cultura alta” di questo Paese lo capirà ne saremo felici. Nel frattempo noi raccomanderemo ad ogni occasione di leggere i libri di quel grande intellettuale ebreo-ungherese-rumeno-americano che è appunto Markovits.

Detto questo, veniamo ai protagonisti di questo post. Varie volte abbiamo scritto del legame tra Berlusconi e il Milan come elemento centrale della sua conquista del potere e della sua strategia di comunicazione, e del calcio come grande metafora politica della Seconda Repubblica. Oggi questo rapporto sembra aver trovato un aggiornamento.

Napoli ci offre infatti da questo punto di vista un laboratorio molto interessante. Intanto ci regala una bella storia sportiva. La rivoluzione di Aurelio De Laurentiis ha portato nel giro di sette anni una società fallita e precipitata in serie C1 al palcoscenico europeo e globale della Champions League. Non solo, lo ha fatto regalando alla squadra partenopea una posizione di leadership tra le squadre con attivi di bilancio (+10 mln di euro in quello del 2010), fatto più unico che raro nel calcio italiano ed europeo, e reso ancora più significativo dal confronto diretto con una squadra come il Manchester City che invece svetta nella classifica delle squadre più indebitate d’Europa (solo per dirne una, il giocatore più pagato del Napoli, Cavani guadagna 2,2 mln all’anno, il giocatore più pagato del City, Yaya Tourè, 10,8).

Una rivoluzione all’insegna della managerialità, concetto che poco si adatta all’atmosfera da bar sport che ancora pervade la mentalità di molti presidenti e dirigenti di casa nostra. Perchè quella del calcio professionistico è un’industria, sui generis ma un’industria. E quindi si può gestire una società di calcio come si gestisce una società di produzione cinematografica: è questa l’essenza vera della discesa in campo calcistico di De Laurentiis. I calciatori come divi del cinema, e difatti il Napoli è l’unica società che detiene i diritti d’immagine dei propri giocatori, stesso meccanismo contrattuale degli attori.

Napoli è il Napoli, è la sua squadra. Le difficoltà della città sono cancellate dai successi e dall’entusiasmo per le prodezze di Hamsik, Lavezzi e Cavani. Questo enorme potere culturale e sociale del calcio è stato subito colto dal sindaco De Magistris, con una giusta dose di opportunismo (si dice fosse simpatizzante dell’Inter). La sua presenza fissa allo stadio, l’ossessione ripetitiva con cui le telecamere di Sky lo inquadrano in coppia con il presidente del Napoli, gli annunci sulla costruzione imminente del nuovo stadio, sono strumenti molto importanti di costruzione del consenso. C’è una strategia di comunicazione ben curata alle spalle. Godere del “fluido” del Napoli vincente, trasferirlo al governo della città. Giocare con le metafore, ovvero fare quello che De Laurentiis ha fatto col bilancio del Napoli con quello comunale, mettendo fine alla spesa pubblica incontrollata e alle municipalizzate in perdita.

La scorsa settimana su LSDP abbiamo richiamato le consonanze politiche che uniscono le figure di De Magistris, Renzi e Tosi. A queste si aggiunge proprio il calcio. Tutti i personaggi citati sono a loro modo “sindaci nel pallone“. Anche Renzi quando i viola erano in Champions League faceva le trasferte con la squadra, da grande animale della comunicazione qual è. E sempre Renzi ieri ha parlato con enfasi del nuovo stadio della Fiorentina (anche se gli obiettivi dei viola si sono molto ridimensionati nell’era post-Prandelli). Poi c’è Tosi che segue da sempre le partite del Verona in curva (ai lati), abitudine non dismessa da sindaco. Non c’è da stupirsi di tutto questo. A livello municipale il calcio è un tema amministrativo centrale quanto le fognature o il traffico. Il fallimento della squadra cittadina è infatti uno dei casi più rilevanti di crisis management che un sindaco possa affrontare, e ne sa qualcosa il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca.

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Andrea Matiz e Moris Gasparri
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