L’estate sta finendo, sul pianeta LSDP stiamo pianificando gli obiettivi dei prossimi mesi (a breve vi informeremo puntualmente di tutto), ma intanto vi diamo qualche anticipazione. Dal punto di vista editoriale, negli scorsi mesi ci siamo occupati troppo poco di industrie del Made in Italy, soprattutto per quanto riguarda le interviste e le testimonianze con gli “addetti ai lavori” (imprenditori, manager, operai, studiosi). E’ importante recuperare questo gap, in un contesto in cui la parola “politica industriale” comincia a tornare sempre più di frequente nel dibattito pubblico.
Un tema tra i tanti da approfondire è quello degli investimenti. In Italia c’è una copertura comunicativa molto forte su alcune crisi industriali che riescono a bucare il grande schermo, una copertura locale sulle altre crisi, e una copertura scarsa sul fronte opposto, quello degli investimenti industriali (il caso Fiat/Marchionne ovviamente fa eccezione, anche se i famosi investimenti per il momento si chiamano Godot), che invece dovrebbero interessarci eccome. Perchè sono posti di lavoro, competenze (anche indirette, attraverso le filiere e il settore dei servizi) messe in opera nella competizione globale, crescita economica del Paese.
Alcune notizie recenti che danno un rapido quadro d’insieme:
1) L’investimento nell’area di Termini Imerese lasciata dalla Fiat da parte di cinque nuove operatori industriali (anche se bisognerà capire quante delle cinque aziende selezionate abbiano reali obiettivi di medio-lungo periodo, o al contrario di semplice drenaggio di contributi pubblici).
2) L’investimento Eni-Novamont (1,2 miliardi) a Porto Torres per la produzione di bioplastiche, settore in grande espansione ed in cui l’Italia grazie all’azienda novarese gioca un ruolo di eccellenza mondiale.
3) Il nuovo stadio della Juventus che viene inaugurato oggi (e di cui abbiamo tanto parlato su LSDP), primo e finora unico esempio di investimento lungimirante nell’industria del calcio professionistico italiano.
4) La costituzione da parte della Cassa Depositi e Prestiti di un fondo da 7 miliardi di Euro, focalizzato in grandi aziende con almeno 300 milioni di fatturato. L’operazione è importante per il futuro della politica industriale italiana, bisogna tenere d’occhio come si evolverà. I finanziamenti vanno anche dentro la governance aziendale.
Lati positivi:
a- In questa fase di crisi le operazioni di private equity sulle grandi aziende possono essere molto utili;
b- Può aiutarci a non svendere i pezzi migliori per via della contingenza economica.
c- Non siamo in Francia ma un po’ di politica industriale può essere utile.
Lati negativi:
a- C’è il rischio di operazioni di scambio politico (noi vi diamo 200 milioni, voi non ci rompete o ci aiutate su altro),
b- Corollario del punto a, si rischia di tenere in piedi degli zombie che devono fallire o che funzionerebbero meglio tramite altri capitali (stranieri o da fondi di private equity privati)
c -I soldi ci sono, ma non c’è volontà di investire in startup e imprese innovative.
E adesso mettiamoci al lavoro…



































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