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Gli statisti? Cercateli in Polonia

di Matteo Minchio · 4 Comments · in Europa, Politica globale · 17 ottobre 2011

Quando un anno e mezzo fa morì in un incidente aereo a Smolensk (Russia)* il presidente polacco Lech Kaczynski con una gran parte dell’establishment del paese, il primo ministro Donald Tusk, diede prova di essere un grande statista guidando il paese verso una nuova rinascita. Il leader di Piattaforma Civica, eletto primo ministro nel 2007, ha il profilo politico di un Kohl e il carattere di un Prodi. Cattolico centrista, liberista in campo economico e fortemente europeista, diffida della “dichiarazia” e misura con attenzione ogni sua mossa. Come Kohl con Mitterand, ha cercato di ricucire i rapporti con la Merkel. Come Prodi, ha girato il paese in pullman in campagna elettorale. Ha rinunciato a presentarsi alla corsa presidenziale, offrendo al chairman della Dieta (camera bassa) Bronislaw Komorowski* la presidenza, ha concentrato i suoi sforzi nel proseguimento degli investimenti per la crescita e nella preparazione della presidenza di turno dell’UE, e promosso una riforma istituzionale che rafforza la centralità del parlamento.

Nelle elezioni di questo ottobre, la vittoria di Piattaforma civica (PO) con il 39,6% dei voti, ha segnato una svolta nel segno della continuità. Mai un governo polacco era stato riconfermato. Diritto e Giustizia (PiS)* di Jaroslaw Kaczynski resta forte ma perde terreno assestandosi al 30%. Come notano gli amici di Termometro Politico, mentre PO trionfa nella Polonia già territorio tedesco, PiS domina nella Polonia già territorio russo. Il partito agrario, “junior partner” della compagine di governo arretra all’8,2% (-5%) restando una forza rilevante. La sinistra ex-comunista delude con un misero 7,7%, vedendo il proprio elettorato erodersi a vantaggio della lista laica Palikot (10%), fuoriuscita dalla piattaforma civica e guidata da un deputato fermo oppositore del cattolicesimo fondamentalista e promotore della libertà di scelta sull’aborto.

La Polonia si sta modernizzando. I risultati ottenuti negli ultimi quattro anni sono stati eccezionali: sull’onda lunga della crescita ottenuta tra il 2002 e il 2008 sempre superiore al 4% è uscita indenne dalla crisi senza subire alcun trimestre di recessione. Nel 2009 il suo ritmo di crescita ha rallentato, ma ha sfiorato il 2% e l’anno seguente ha raddoppiato sino al 4%. Per quest’anno le prospettive degli analisti sono ancora superiori. Grazie ai generosi fondi europei della politica di coesione (la Polonia è il primo beneficiario con il 19%, per un totale di 67 miliardi di euro dal 2007 al 2013) e all’agganciamento dell’economia tedesca a quella polacca, Varsavia guarda con fiducia il futuro. Come ci ha ricordato Alessandro Aresu nel suo viaggio a Krynica, Varsavia si vede la chiave di volta dell’Europa centrale. In effetti, Donald Tusk è stato un inatteso protagonista del fronte pro-europeo (tranne che in qualche rara occasione) nei mesi in cui le borse e i mercati hanno puntato sulla disfatta del progetto a causa della mancanza di leadership degli stati più influenti (Germania e Francia in testa) e dell’inaffidabilità dei più deboli (i PIIGS).

La Presidenza polacca del Consiglio dell’UE attualmente in corso sta riscuotendo buoni apprezzamenti. Sebbene il suo ruolo sia più limitato a partire dal trattato di Lisbona per il rafforzamento del trio di presidenza (gli altri due paesi sono Danimarca e Cipro) e il ruolo di Van Rompuy depotenzi di molto la sua visibilità, la diplomazia polacca sta dimostrando di essere all’altezza di un grande paese. Sul piano più strettamente mediatico, il vero palcoscenico sarà l’anno prossimo durante gli europei di calcio organizzati insieme all’Ucraina. Proprio verso il suo grande vicino extra-comunitario la situazione è incerta considerata la recente condanna per abuso di potere della Tymosenko. Ciononostante Varsavia non smette di spingere per il rafforzamento di una politica di vicinato (ad esempio con l’estensione del programma Erasmus agli studenti di questi paesi), in coincidenza del ventennale della fine dell’Unione Sovietica. Insomma, l’Europa del futuro dovrà sempre più tener conto di Varsavia negli equilibri geopolitici del continente.

*Errata corrige segnalati da Nicola, nostro cortese lettore.

Tagged with: crescita • Pil • Polonia • Tusk • Unione Europea 
Matteo Minchio
Autore

Matteo Minchio

Nato a Mariano Comense nel 1983, é cofondatore de Lo Spazio della Politica, coordinatore del team LSDP di Bruxelles e lavora alla Commissione Europea. Per LSDP si occupa di geopolitica dell’Unione Europea e delle relazioni tra stati membri e istituzioni comunitarie.

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  • Nicola

    Ciao Matteo, mi permetto di segnalarti alcune imprecisioni nel tuo articolo, che è comunque assai buono: 1- L’incidente aereo ha avuto luogo a Smolensk in Russia; 2- PiS non significa Libertà e Giustizia ma Diritto e Giustizia;3- La foto di Tusk proviene dalla fallimentare campagna presidenziale del 2005 (infatti c’è la scritta “Prezydent” sullo sfondo!).

    Grazie per l’analisi, fa piacere vedere che LSDP si occupa anche di Polonia!

  • Nicola

    Ah, l’attuale presidente si chiama Bronislaw e non Borislaw!!!

  • Stefano Gatto

    C’è molto di positivo nel percorso della Polonia dalla caduta del comunismo a oggi: di certo, essere destinatario dei fondi europei (strutturali e di coesione) aiuta parecchio a portare avanti buone politiche, così come aiutò parecchio Spagna e Portogallo un paio di decenni fa. Quando un paese s’integra con successo in un contesto piu’ ampio, sorgono sempre reazioni nazionalistiche, come quella di cui sono stati protagonisti i fratelli Kaczynski. Personalemnte, l’opzione Tusk mi sembra piu’ ragionevole.

  • http://www.lospaziodellapolitica.com Moris Gasparri

    Nicola, grazie delle segnalazioni, abbiamo corretto:)

    ps lo scorso mese siamo stati ospiti del Forum Economico Polacco, appena ci riusciamo pubblichiamo un reportage!

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