Lo Spazio della Politica
  • Politica globale
  • Politica italiana
  • Economia ed innovazione
  • Sport
  • Energia
Lo Spazio della Politica
RSSTwitterFacebookLinkedInYoutube
  • Politica globale
  • Politica italiana
  • Economia ed innovazione
  • Sport
  • Energia
Gli indignados israeliani Morto un Jobs se ne fanno altri 1000
draghi ribelli

Indignados e Bankitalia

di Andrea Danielli · 2 Comments · in Politica italiana, Scenari · 13 ottobre 2011

Esco dal lavoro per prendere un caffè e trovo due camionette dei carabinieri a presidiare l’ingresso. Fa strano passare nel giro di pochi anni da teppistello di periferia a nemico giurato del popolo, difensore delle banche e della finanza che necessita l’intervento dei tutori dell’ordine per proteggere la propria incolumità.

Avrei voluto incontrare gli Indignados, ascoltare le loro ragioni, perché non capisco cosa centri la Banca d’Italia con la crisi attuale. Per chi non lo sapesse, Bankitalia è un’istituzione di vigilanza che, per farla breve, controlla i comportamenti degli intermediari finanziari, le relazioni con la clientela, la robustezza patrimoniale delle banche: dovrebbe evitare che le banche falliscano o truffino la propria clientela. Non si occupa di finanza (vigilata dalla Consob) e non decide di emettere debito pubblico, decisione che spetta al Ministero dell’Economia e delle Finanze; si limita ad assistere nel collocamento il MEF, offrendo una piattaforma per gestire le aste competitive.

Volevo incontrare gli Indignados per sfogare tutta la mia delusione: ci sono davvero cose che non vanno, e se la prendono col bersaglio sbagliato, facendo così l’ennesimo favore a chi sta davvero guadagnando con la crisi, e a chi l’ha provocata.

Ho già visto, esattamente dieci anni fa, lo stesso curioso fenomeno. Si chiamavano No Global all’epoca, criticavano globalizzazione, multinazionali, povertà nei paesi in via di sviluppo. Collegavano fenomeni molto complessi, riuscendo a derivare causalità lineari: un miracolo epistemologico.

Oggi i loro emuli criticano la finanza, le grandi banche d’affari. Stessa critica confusa e stessi bersagli giganteschi. La complessità della realtà sfugge completamente agli slogan, le forme di protesta sono più spettacolari, e i social network portano in piazza più facilmente la gente.Ma le idee faticano ancora ad affiorare.

A chi dice che questa protesta è salutare, che è meglio una rivoluzione poco chiara della passività, rispondo che sbagliare proteste e bersagli può facilmente causare la fine di tutto, come fu dopo Genova. Proprio chi ha cuore il cambiamento vero, sa che mai come ora occorre il sangue freddo. Capiamo cosa non va, approntiamo delle soluzioni comuni. Facciamo politica insomma.

Tutti gli intellettuali che condividono le proteste di questi giorni mi sanno di facile accondiscendenza, di ricerca del consenso a buon prezzo. Sta a noi giovani rompere definitivamente con il passato, intraprendendo un dialogo con chi protesta avendo il coraggio di andare contro le loro opinioni, senza fare sconti.  Si abbia la forza di dire che le loro argomentazioni sono semplici e fallaci, che bisogna combattere l’ignoranza dei temi economico-finanziari così diffusa in questo paese: se si vuole cambiare, occorre prima di tutto conoscere.

Dovremmo spiegare perché il debito pubblico di per sé non è un male, e che le sue cause sono per lo più politiche, non finanziarie. Dovremmo spiegare che la finanza non è tutta Satana, che se le banche fallissero scomparirebbe l’economia come la conosciamo. L’austerità è al momento l’unica scelta: oltre alla crescita, certo, ma quella si fa lavorando 14 ore al giorno, non andando in piazza.

Se si vuole protestare, conviene focalizzare le proteste: concentriamoci su poche idee, rendiamole concrete, raccogliamo firme per proposte di legge da presentare in Parlamento. Può essere corretto combattere l’azzardo morale, lavoriamo allora per un salary cap. Aumentiamo la trasparenza dei derivati (in particolare quelli over the counter), diminuiamo le rendite (mobiliari e immobiliari), diamoci da fare per una ricchezza diffusa tra tutti gli strati della popolazione.

Chi rifiuta in toto il sistema capitalistico fatica a pensare che un suo crollo provocherebbe un impoverimento gigantesco, e che la povertà porterebbe a ulteriori tagli nel welfare, e, a livelli gravi, a instabilità politica dagli esiti incerti – un eufemismo, visto che storicamente vincono sempre i più forti.

Siamo di fronte al primo esempio di rivoluzione 2.0 nei paesi occidentali, e aumentano le mie perplessità sulla sua efficacia. L’impersonalità dei mezzi usati non favorisce una dialettica interna: sui gruppi in rete si vedono pochi confronti, molti “like”, tante affermazioni perentorie. L’essere parte di un gruppo nutrito sembra già sufficiente a molti per sentirsi protagonisti di un cambiamento, pazienza se la comunità virtuale mette a dura prova la libertà di pensiero (d’altronde il narcisismo ha nel “like” la sua forma più semplice di soddisfazione). La mia sensazione è che la tecnologia renda meno evidente il bisogno di un vero cambio culturale: più che di Facebook abbiamo bisogno di teste nuove, capaci di pensare liberamente, prive di schemi rigidi e preconcetti.

Tagged with: Banca d'Italia • crisi • debito • indignados 
Andrea Danielli
Autore

Andrea Danielli

Nato a Milano nel 1982, lavora presso la sede milanese della Banca d’Italia. Per LSDP si occupa di innovazione sociale e delle relazioni tra cultura, economia e nuove tecnologie.

Blog Article Facebook Facebook
  • http://lospiteinquietante.blogspot.com Annamaria Vicini

    Perché in Italia gli indignati non prendono piede? Li abbiamo visti all’opera nei Paesi del Nordafrica, protagonisti delle rivolte che hanno portato a cambiamenti di regimi autoritari; li abbiamo visti in Spagna dove, sotto la spinta di una indignazione colorata di allegria, hanno costretto il premier Zapatero ad annunciare le dimissioni prima della scadenza del mandato; li vediamo in Grecia, simbolo della disperazione di un Paese alla gogna ma anche di una pervicace volontà di resistenza.
    E in Italia, perché no? Forse che non abbiamo sufficienti motivi di protesta? Ne abbiamo anche troppi! Eppure, salvo il caso isolato di Parma, dove gli indignati nostrani hanno costretto una Giunta di corrotti a dimettersi, non riescono ad attecchire. E in questi giorni ne abbiamo avuto la riprova: poche decine di contestatori, appartenenti al popolo viola, hanno sostato davanti al Parlamento in occasione delle votazioni per l’autorizzazione all’arresto di Milanese e per la messa in mora del ministro Romano. Uno spettacolo ributtante, non solo per il salvataggio dei due inquisiti da parte dei colleghi della maggioranza, ma anche per quegli abbracci tra “compari” che ne sono seguiti. Eppure….
    Ciò non significa che gli italiani non stiano manifestando il loro sdegno e la loro volontà di cambiare. Lo hanno fatto con i referendum sull’acqua, il nucleare e il legittimo impedimento, con le amministrative a Milano, Napoli e Cagliari, più recentemente con la raccolta firme anti-Porcellum. Lo fanno affollando i banchetti, composti, ma convinti e consapevoli. Ci auguriamo che alla fine questa determinazione – di chi organizza in primo luogo, ma anche di chi sottoscrive – sarà premiata con un risultato analogo a quello di Egitto, Tunisia e Spagna.
    Ma perché questa differenza con gli altri Paesi?
    Una risposta possibile a questa domanda l’ho trovata in un articolo di Riccardo Luna, pubblicato venerdì 23 settembre sul quotidiano La Repubblica.
    E’ risaputo che i protagonisti delle recenti rivolte sono in maggioranza giovani e che uno strumento fondamentale da loro utilizzato per organizzarsi è stato Internet. Bene, il giornalista spiega questa nostra “anomalia” con il fatto che i giovani in Italia userebbero Internet solo per “cazzeggiare” e non per informarsi. Lo sostiene Marco De Rossi, autore di una piattaforma per la scuola online che si chiama Oil Project, il quale afferma che “su 70 studenti di 18 anni (indagine svolta a Cuneo, ndr.) nessuno sa cos’è Google Reader, solo 2 si informano in Rete sui siti dei giornali online mentre tutti usano Facebook”.
    “Numeri agghiaccianti”, li definisce De Rossi, che per la cronaca non è un vecchio babione ma un ragazzo di 21 anni.
    Sempre per la cronaca in Germania è nato il Partito dei Pirati, che conta 14.000 volontari prevalentemente under 30 e che nelle recenti elezioni ha ottenuto a Berlino l’8,9%. Anche loro usano la Rete per organizzarsi, ma non disdegnano azioni di “guerriglia verde” (come piantare all’improvviso orti in città) o manifestazioni in bicicletta.
    Anche da noi su Facebook si condividono link contro il governo e si scrivono frasi di protesta, per non parlare dei video che a turno sbeffeggiano l’uno o l’altro componente del Governo (ultima la Gelmini). Ma tra il dire e il fare…

  • Arben Nasi

    quoto tutto quello che dice Andrea… quasi quasi faccio un “like” su facebook :)

  • Cerca

  • Altro di Andrea Danielli

    FAQ su open innovation, brevetti e business

    22 aprile 2013

    Nel tentativo di immaginare una cooperazione tra fablab e imprese mi sono scontrato con diverse questioni teoriche sollevate dagli attriti [...]

    Economia ed innovazione, Industrie culturali e creatività, Startup, Web e tecnologie

    Modelli di business per i Fablab

    8 gennaio 2013

    Alcuni mesi fa lanciai da LSDP una proposta provocatoria  al fine di trovare un business model sostenibile per [...]

    Economia ed innovazione, Startup

    Renzi e la crisi d’identità della sinistra

    19 novembre 2012

    Mercoledì pubblicheremo le candidature più importanti per il nostro lavoro, quelle della classifica dei 100 pensatori globali. Ma questa, in [...]

    Leader, partiti, classi dirigenti, Politica italiana

    Guida al Partito dei Giovani

    25 giugno 2012

    Pochi giorni fa Enrico Mentana lanciava sul proprio profilo Facebook una breve considerazione “se non facessi un altro mestiere, fonderei [...]

    Leader, partiti, classi dirigenti, Pianeta elezioni, Politica italiana

    Cronache artigiane del terzo millennio

    21 maggio 2012

    L’impostazione dell’evento CNA Next è curiosa fin dal sito di presentazione, che contiene al suo interno un manifesto [...]

    Economia ed innovazione, Startup

  • Gli articoli più popolari

    • Una strategia per il PD senza giovani
    • La rivoluzione africana della scienza
    • L’ultima previsione del Signor BRICs
    • Dopo Ducati, Alitalia: la sfida di Del Torchio
    • Manifesto per lo sport nelle scuole
  • Gli ultimi articoli

    Una strategia per il PD senza giovani

    di Umberto Marengo - 21 maggio 2013

    Highlights, Leader, partiti, classi dirigenti, Pianeta elezioni, Politica italiana

    La rivoluzione africana della scienza

    di Calestous Juma - 16 maggio 2013

    Africa, Highlights, Politica globale

    Dopo Ducati, Alitalia: la sfida di Del Torchio

    di Riccardo Vurchio - 15 maggio 2013

    Economia ed innovazione, Highlights

    Il vero malato d’Europa? L’Europa

    di Lo Spazio della Politica - 14 maggio 2013

    Rassegna Stampa

    Tecnocrazia contro politica?

    di Lo Spazio della Politica - 14 maggio 2013

    Rassegna Stampa

  • Una strategia per il PD senza giovani
  • La rivoluzione africana della scienza
  • Dopo Ducati, Alitalia: la sfida di Del Torchio
  • Il vero malato d'Europa? L'Europa
  • Tecnocrazia contro politica?
  • Africa dell'Est a tutto gas: rischi e opportunità
  • La classe media cinese e la sfida della sostenibilità
  • A Bankitalia per sincronizzare un paese controtempo
  • Manifesto per lo sport nelle scuole
  • L'ultima previsione del Signor BRICs
  • Corsa all'oro liquido: a che punto siamo
  • Un'altra banca è possibile?
  • Sulla depressione di Allen Iverson
  • Essere classe media in Cina
  • Manifesto della Garanzia per i Giovani
  • Sul bilancio di Finmeccanica
  • La diseguaglianza di reddito: quale ruolo per lo Stato?
  • FAQ su open innovation, brevetti e business
  • Dati, maledetti dati
  • L'excelgate che mette in crisi i fondamenti dell'austerità
  • Il ritorno della piazza e il tempo della crisi
  • La finanza asiatica è femminista?
  • Finmeccanica, una storia italiana nell'ebook LSDP
  • Dilemma UE: pagare o rinominare il duo Barroso/Ashton?
  • Facciamo come il Belgio?
  • La Corea del Nord dichiara guerra per sopravvivere?
  • La minaccia della Corea del Nord è credibile?
  • La guerriglia digitale del Generale De Collibus
  • Pensare Pietro Mennea
  • Ce lo meritiamo, Giulio Terzi di Sant'Agata
Il centrosinistra italiano si è trovato schiacciato tra #Grillo e il #PDL. Il #PD ha bisogno di una nuova strategia http://t.co/hhjJTSJuI3  — SpazioPolitica
Lo Spazio della Politica

Pages

  • Cos’è Lo Spazio della Politica?
  • Faq
  • The LSDP Top 100 Global Thinkers of 2011 (English Version)
  • Who’s who
  • Chi siamo

The Latest

  • Una strategia per il PD senza giovani
    Secondo un recente studio di IPSOS, la metà degli elettori del Partito […]

More

© 2012 Lo Spazio della Politica
    PageLines by PageLines