Italia Reloaded è un libro straordinario. Non solo perché parla del bisogno di “ripartire con la cultura”, ma anche e soprattutto per la ricchezza delle opere cinematografiche, letterarie e di arti visive citate con cui gli autori ci raccontano di un’Italia bisognosa di riappropiarsi della propria identità storica (dai film come Romanzo criminale o installazioni quali 18.900 metri su ardesia. Il cammino di Pinelli e l’interpretazione deformata o addirittura a-storica delle stragi degli anni Settanta, ai romanzi del nuovo filone letterario “New Italian Epic” che tenta di recuperare parte della storia italiana al tempo stesso proponendo un nuovo stile narrativo)
Pier Luigi Sacco, docente di economia della cultura presso l’Università IULM di Milano, e Christian Caliandro, storico dell’arte presso la Fondazione della stessa Università, definiscono il nostro “un Paese senza memoria collettiva” e quindi incapace di definire la propria identità. Secondo gli autori, in Italia é in atto un’operazione di rimozione del passato, in particolar modo del pensiero divergente degli anni Settanta “con conseguenze nefaste sulla percezione collettiva dell’innovazione che durano ancora oggi”.
La capacità di oblio si applica anche alla storia più recente come sapientemente illustrato dalla scultura di Maurizio Cattelan rappresentante nove cadaveri allineati, coperti da teli, in marmo di carrara (All, 2007). I morti “in serie”, privi di volto e di identità, fanno riferimento alle stragi mafiose del ’93 e alla nostra capacità di santificare presto i morti per dimenticarli con la coscienza tranquilla. “In quei nove corpi cancellati dal lenzuolo, e ancora di più dal marmo, e ancora di più dalla nostra indifferenza disincatata sta tutto il senso della nostra tragedia storica e culturale”.
Quel che resta è un’Italia in contemplazione di un glorioso (Rinascimento) o più spesso sconosciuto passato (anni Settanta e oltre), incapace di adottare un approccio proattivo al proprio patrimonio culturale.
La via d’uscita proposta è quella di una cultura partecipata che superi ogni riduttiva logica dell’evento il più delle volte completamente slegata ai processi di produzione di cultura, identità e innovazione. Le città d’arte italiane sono in questo senso considerate come una delle più grandi contraddizioni del panorama italiano in quanto risolutamente votate alla conservazione dell’esistente ma anche in grado di trasformarsi continuamente in “parchi d’attrazione” per soddisfare la domanda dei turisti. I grandi eventi ovviamente la fanno da padrone. A questo proposito gli autori suggeriscono di rivedere i famosi “piani strategici”delle città italiane perché diventino veri strumenti di pianificazione e facciano della cultura un volano di sviluppo, piuttosto che un semplice specchio per le allodole.
Interessante anche la riflessione a livello nazionale. I Paesi con la più alta partecipazione alle attività culturali, nota il Professor Sacco in un’altra sua recente ricerca, sono quelli con maggiore capacità innovativa. L’invito è a ripensare le politiche culturali dei Paesi industrializzati considerando il loro impatto sulla capacità nazionale di innovare e competere.





































Valentina Montalto
Nata a Palermo nel 1985, è ricercatrice e consulente presso KEA European Affairs, agenzia di consulenza strategica con sede a Bruxelles specializzata nel settore delle industrie culturali e creative. Per LSDP si occupa delle relazioni tra economia e cultura.