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michael pettis

Perché torneremo alla lira e perché non sarà la Cina a salvarci

di Lo Spazio della Politica · Leave a Comment · in Limesonline · 4 ottobre 2011

Michael Pettis è una delle voci più ascoltate sull’evoluzione dell’economia cinese, grazie al blog China Financial Markets. Autore di The Volatility Machine, è professore alla Guanghua School of Management della Peking University, Senior Associate al Carnegie Endowment for International Peace, nonché investitore attivo nella scena musicale cinese. In questo dialogo con Limes da noi curato, che oggi ripubblichiamo su LSDP, ha approfondito alcuni nodi della crisi del debito, di cui ha discusso recentemente con Bloomberg. Buona lettura.

Su China Financial Markets ha fornito una serie di previsioni sull’economia mondiale per questo decennio. Nei prossimi mesi cosa succederà in Europa? Qual è il ruolo della Germania?

La mia posizione è all’incirca la stessa che aveva John Maynard Keynes più o meno 80 anni fa. Notevoli squilibri commerciali globali sono “colpa” di politiche sbagliate nei paesi che hanno surplus almeno tanto quanto in quelli che producono deficit, forse perfino di più. Insistere affinché i paesi indebitati sopportino da soli le politiche di aggiustamento è enormemente irresponsabile. Ciò conduce inevitabilmente a una crescita minore, e obbliga questi paesi ad accettarne le conseguenze occupazionali o a intervenire a livello commerciale per scaricare parte dei problemi sui paesi in surplus. Se la Germania non prende immediatamente misure per invertire il proprio, finirà male per l’Italia, ovviamente, ma anche per lo Stato tedesco.

Cosa accadrà in Italia? Torneremo alla lira?

Probabilmente sì. L’Italia, come la Spagna e come altri paesi in deficit in Europa, ha solo due modi per aggiustarsi. Il primo è subire una bassa crescita e un’alta disoccupazione per molti anni a venire, almeno fino a quando gli stipendi torneranno in carreggiata. Il secondo è svalutare la sua moneta rispetto all’euro, e per fare questo ovviamente deve avere una sua moneta.

Secondo le stime del Fondo monetario internazionale, la crisi del debito in Europa ha prodotto 300 miliardi di crediti a rischio nel sistema bancario europeo. Questa stima è corretta?

Quasi certamente la cifra è molto più alta. La storia delle crisi finanziarie ci insegna che le nostre stime sono quasi sempre troppo basse perché non consideriamo la possibilità dell’inevitabile esplosione di passività potenziali.

Recenti incontri tra l’Italia e la Cina hanno generato la speranza di una “salvezza” cinese per il debito del nostro paese. Considerando le sue analisi sul debito e sull’economia cinese, pensa che Pechino abbia interesse a “comprare” parti del sistema italiano (bond, azioni, porti) o sono stupidaggini?

In gran parte sono stupidaggini. Se la Cina porterà un contributo significativo di capitali in Europa, sarà principalmente verso la Germania e non verso paesi che hanno seri problemi di credito. Sarebbe molto difficile per i cinesi accettare un salvataggio di paesi europei relativamente ricchi da parte del loro governo, e ogni perdita sarebbe politicamente difficile da accettare. Ovviamente, se la Cina e altri paesi asiatici e in via di sviluppo dovessero portare capitali in Europa, ciò non farebbe altro che peggiorare gli squilibri commerciali con paesi come l’Italia. Dobbiamo ricordare che l’Europa ha bisogno di più domanda esterna, e più capitale esterno significa meno domanda esterna.

I downgrade di Standard & Poor’s degli Stati Uniti e dell’Italia hanno considerato la politica come una debolezza. Fino a che punto Silvio Berlusconi è un fardello per la credibilità economica e internazionale dell’Italia? Le sue dimissioni possono contribuire a riportare fiducia?

Credo che le sue dimissioni sarebbero positive per la credibilità italiana, ma solo nel caso in cui non comportino un processo politico più frammentato e disordinato. Però la vostra crisi da ultimo non riguarda Berlusconi, ma un eccesso di debito e una valuta sopravvalutata.

Secondo questo scenario, quali sono i punti fondamentali per una strategia italiana nel 2012?

L’Italia ha bisogno di decidere al più presto chi debba pagare il prezzo dell’aggiustamento dei conti. I lavoratori possono pagare con molti anni di disoccupazione elevata. La classe media può pagare con un “sequestro” dei risparmi. Le piccole imprese possono pagare con un esproprio (probabilmente attraverso tasse e tariffe). Gli investitori stranieri e interni possono pagare con la svalutazione e la ristrutturazione del debito. Come Keynes scriveva già nel 1922, è facile capire l’economia, ma alla fine è la politica a decidere quali settori e quali classi devono pagare il conto.

(Intervista a cura di Alessandro Aresu)

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