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Cattive notizie

di Riccardo Vurchio · 2 Comments · in Economia ed innovazione, Made in Italy · 10 novembre 2011

Markit ha da poco pubblicato l’ultima rilevazione del PMI Index sul manifatturiero italiano. Il Purchasing Managers Index permette di avere una previsione abbastanza precisa dell’andamento del settore manifatturiero nel breve termine, e si costruisce sulla base di un sondaggio riguardante il livello di ordini di beni e/o servizi che i direttori agli acquisti (purchasing managers) di un campione di aziende effettuano nel mese osservato.

I dati di ottobre presentano una flessione che nell’attuale contesto costituisce un serio allarme per il futuro. Dopo un solido ma isolato rimbalzo a settembre, l’andamento dell’indice ha subito una forte flessione, passando da 48,3 a 43,3. Già da agosto si era scesi sotto quota 50, che è considerata dagli analisti come no-change mark, ossia lo spartiacque tra variazione positiva e negativa. Quella di ottobre è la peggior rilevazione da 28 mesi a questa parte, ed è solo l’ultimo sviluppo di una contrazione che fin dall’inizio del secondo trimestre del 2011 sta colpendo il manifatturiero italiano. Nel grafico [Fonte: Markit/ADACI], PMI index e Produzione Industriale sono raffigurati in una serie storica dal 1998 ad oggi. Si può osservare come l’andamento della curva stia pericolosamente tendendo verso un Double Dip.

Questo scenario, tra l’altro, è già evocato in un outlook di RGE sull’Italia, in cui le prospettive di breve-medio termine della nostra economia sono descritte attraverso tre chiavi di lettura:

1) Contrazione dal secondo trimestre del 2011 e, probabilmente, crescita negativa nel 2012. Previsione stimata ed aggiornata agli ultimi dati: -0,8% del PIL.

2) Le misure di austerity adottate dal governo peseranno ulteriormente sulla già debole domanda domestica, andando a peggiorare ulteriormente la situazione generale.

3) L’instabilità politica continua a minacciare seriamente la credibilità fiscale dell’Italia.

Una contrazione dell’indice PMI costituisce anche un segnale di allarme per l’occupazione. Di fatti, ad ottobre si è registrata un’accelerazione dell’andamento della perdita di posti di lavoro. Trend che, anche a settembre, non si era invertito. Ed incrociare questi dati con le rilevazioni ISTAT sull’occupazione fornisce un quadro ancora più completo sull’evoluzione di una situazione che sta diventando sempre più problematica.

Se lo spread BTp/Bund è uno degli indicatori della credibilità fiscale di un paese, nel caso dell’Italia il settore manifatturiero è il termometro dello stato di salute dell’economia reale. La mancanza di una vision sul settore manifatturiero è un gravissimo errore strategico per la classe politica che governa quella che ancora oggi è la seconda potenza manifatturiera d’Europa. Così, Romano Prodi, aveva commentato un’intervista di Technology Review, riportata da Linkiesta, in cui il fondatore di Intel Andy Grove esponeva ed argomentava l’importanza strategica del manifatturiero per un paese (nella fattispecie, gli States):

“Se questo vale per gli Stati Uniti, per l’Italia vale almeno dieci volte di più”.

Tagged with: Distretto Italia • Industria • occupazione 
Riccardo Vurchio
Autore

Riccardo Vurchio

Nato a Bari nel 1989, è studente universitario di economia presso l’Università di Modena. Per LSDP si occupa di scenari e dinamiche economiche nazionali ed internazionali, in particolare del settore manifatturiero.

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  • http://www.dpmunibo.org/ Saturn

    Grazie, articolo interessantissimo. Non troppo tecnico, comprensibile anche da chi non ha un master in economia e spiega le cose con chiarezza. Cosa si può fare per invertire questo trend?

  • Riccardo Vurchio

    Grazie per il commento. Ora, non è facile dare una risposta, è un quadro nazionale problematico in uno scenario europeo (e mondiale) che sembra stia tendendo sempre di più verso una recessione. Dal canto nostro, l’Italia nel suo piccolo può (e deve) fare tanto. Un esempio? Maggiore integrazione tra università ed impresa. Siamo una “economia complessa”, ed il nostro sforzo dovrebbe insistere nell’investire in conoscenza e ricerca. Magari, questo sarà il tema di un prossimo articolo…

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