Questa mattina, mentre ancora l’Italia stava dormendo, ho aperto la homepage di Corriere.it, fonte di informazione nazionale per l’italiano all’estero. Sono a Pechino. In alto allo schermo un banner pubblicitario piuttosto evocativo cita: il mondo va verso Oriente. E tu?
Non è solo uno slogan, penso, ma una vera e propria presa di posizione: vanno a Oriente le grandi aziende, le piccole imprese, i giovani, i manager che il nostro Paese non riesce più ad accomodare. La differenza sostanziale rispetto agli anni in cui l’Asia era la fabbrica del mondo sta, evidentemente, nel fatto che oggi si va verso Oriente per vendere, non più per comprare. E si vende quello che una classe privilegiata di cinesi (non si hanno stime precise ma, escludendo Hong Kong e Macao, sono 960 mila i cittadini cinesi con un patrimonio personale superiore ai 10 milioni di renminbi – circa 1,1 milioni di euro) cerca con sempre maggior interesse: il lusso, lo sfarzo da esibire. Se negli ultimi anni il concetto di qualità, design e ricercatezza ha affinato i gusti dei cinesi – oggi avere una lampada di Flos è diverso da averne una uguale, ma di Ikea – per chi ormai “in casa” si è giocato abbigliamento griffato, auto da divo e villa da sceicco, occorre guardare oltre confine. In Cina sta maturando l’idea di poter possedere un immobile all’estero, da gestire o da gustarsi, in ogni modo da avere, per conoscere quel senso di proprietà privata mai assaporato dalle precedenti generazioni.
Non a caso Mipim, la più grande fiera internazionale del real estate che si svolge ogni anno a Cannes nel mese di marzo, a novembre sveste i fasti della Croisette e si trasferisce a Hong Kong, spesso primo suolo su cui atterra il piede occidentale che vuol tentare l’ascesa del mercato Mainland China. Non è però solo Hong Kong ad attirare la classe cinese più abbiente: anche Pechino quest’anno ha ospitato la seconda edizione del Luxury Property Showcase, svoltosi dal 4 al 7 novembre con grande successo di pubblico ed espositori. Nel cuore politico della Cina inglesi, australiani, francesi e anche una presenza consistente di italiani, presenziano agli stand tra cui sfilano cinesi curiosi di vedere cosa il mercato immobiliare dei laowai, i diavoli occidentali, ha da offrire.
Ma analizziamo il fenomeno nella sua interezza.
Chi sono questi ricchi che alimentano la domanda immobiliare estera? Sicuramente, oltre a benestanti che spesso si nascondono sotto a vestiti e atteggiamenti da persona comune, ci sono fondi di investimento, sviluppatori immobiliari, ma anche professori universitari che vogliono godersi i mesi di vacanza in una bella residenza affacciata su una costa italiana. Perfino genitori che stanno considerando di mandare il figlio a studiare all’estero, garantendogli l’acquisto di una bella proprietà.
Cosa cercano dal mercato immobiliare italiano? Essenzialmente guadagno, soldi, la sola leva che oggi muove il Dragone delle nuove generazioni. Certo, possedere una proprietà per uso personale è sempre più ammiccante, ma investire in un intero palazzo da affittare – e goderne la rendita – è la soluzione più richiesta e appetibile.
Cosa temono i cinesi che intendono investire nel nostro Paese? La legge italiana. Il problema nell’ottenere un visto che vada oltre il mero turismo passeggero e l’utopia di una residenza permanente. Temono la tassazione sulla proprietà, la cui pressione fiscale potrebbe gravare sulle loro aspirazioni di guadagno. Sono poi frenati dalla paura di non riuscire a comunicare con il partner italiano, a causa della diffidenza reciproca che la lontananza culturale, linguistica e quotidiana aumenta. Paradossale, inoltre, il fatto che molti dei cinesi più ricchi sanno ben poco l’inglese (per quanto in Italia possa servire conoscerlo…).
Cosa sanno del nostro Paese i cinesi che chiedono informazioni sul mercato immobiliare italiano? Ben poco. Gli sviluppatori che intendono offrire ai loro investitori la possibilità di portare capitale all’estero chiedono dove sia meglio investire e in che tipologia di immobile, ignorando il fatto che un complesso alberghiero potrebbe rendere di più in Salento che in un paese della Brianza… Per i cinesi l’Italia resta sempre sinonimo di moda, calcio e pizza, ma cresce la consapevolezza del valore culturale delle nostre terre e l’importanza storica del nostro Paese.
Cosa portano i compratori del Paese di Mezzo? Sicuramente respiro per la nostra economia e le nostre imprese. Senza nascondere il rischio di subire una silenziosa colonizzazione immobiliare, sembra che non esistano ad oggi vie alternative da percorrere se non guardare a Oriente per cercare di alimentare le casse non solo del nostro Paese, ma dell’intero mondo occidentale, che prosegue così la sua inesorabile marcia verso Est.





































Elena Premoli
Nata a Varese nel 1986, è sviluppatrice marketing per GBPA Architects, uno studio d’architettura internazionale con sedi a Milano e Pechino. Per LSDP si occupa delle trasformazioni della società cinese e di strategie di promozione del Made in Italy in Cina.