Albisola Superiore, provincia di Savona. Scuola media. Arriva una circolare: vietato stringere amicizia su Facebook con gli studenti. La notizia ci mette poco a superare i confini della Riviera di Ponente e a finire sino alla prima pagina di Repubblica. Il tema è di indubbia attualità ed è certamente complesso: la tentazione plebiscitaria è però fortissima. Nessuno o quasi si sarà sottratto a dirsi favorevole o contrario, senza analizzare la questione un po’ più da vicino.
Partiamo da un presupposto: una circolare che impone un divieto, in una scuola, dovrebbe essere mossa da dati oggettivi, da ricerche scientifiche. Da motivazioni legate al contesto, perlomeno. Non dovrebbe essere un sentimento di un preside trasformato in una regola di comportamento. Non si parla di un’azienda in cui le decisioni sono responsabilità dell’imprenditore, ma di una scuola (ente pubblico) dove un dirigente scolastico impone a un professore (dipendente pubblico) di disciplinare il proprio comportamento privato, senza alcuna dimostrazione concreta dell’esistenza di un collegamento (e dunque di un diritto di ingerenza) tra comportamenti privati e esercizio corretto della professione pubblica. Così non è stato: la circolare, almeno secondo l’articolo di Repubblica, si limitava a questa frase: “i professori non possono dare l’amicizia su Facebook ai loro studenti”. Il livello di arbitrarietà è inaccettabile: a partire dagli stessi presupposti e con la stessa pochezza di argomenti, il dirigente scolastico avrebbe potuto impedire l’utilizzo a Facebook ai professori durante l’orario delle lezioni, o durante i consigli di classe o i giorni di ricevimento dei genitori degli studenti.
Il rapporto tra professori e studenti presenta però un maggiore livello di tolleranza all’arbitrio esterno, perché tutti sentiamo il bisogno di regolarlo al fine di migliorarlo e così questa pre-analisi rischia di essere sistematicamente ignorata, anche in futuro. A questo punto, però, conviene evitare di fermarsi recriminazioni e valutare la decisione del Preside di Albisola, al netto dei gravi errori di metodo. È giusto, è utile, è opportuno bloccare la relazione sui social media tra professori e studenti? In realtà questa domanda ne nasconde molte altre: esiste un’età-soglia, oltre la quale questo comportamento è (socialmente) accettabile? Il problema è Facebook o i social media in generale? Se un professore e uno studente si sentono via mail o sms, privatamente, è meglio o è peggio? Ed è ugualmente vietato? E soprattutto, come si fa a controllare l’effettiva attuazione di questa norma? (basta un profilo finto su Facebook per aggirare l’ostacolo)
La miopia della circolare è tutta qui, perché oltre a essere debole dal punto di vista teorico non raggiungerà il suo scopo. E dimostra anche la scarsa conoscenza degli strumenti della Rete da parte di chi ha preso la decisione. Così come la decisione di impedire la relazione tra professori e alunni di una scuola media mostra qualche crepa, dato che (in teoria) bisogna avere almeno 13 anni (età da seconda media) per iscriversi a Facebook. Se c’è una relazione, ci sono due possibilità su tre che si muova già in una condizione di violazione di regole (in questo caso, di Facebook). Come spesso accade a chi ‘legifera’ senza averne le competenze, la norma diventa velocemente inattuata o inattuabile. Non basta, però, dire cosa non si deve fare. Il tema della regolazione sana dei rapporti tra docenti e allievi in un contesto in cui le relazioni sociali, seppur superficiali, sono più facili da instaurare, è caldissimo.
A mio avviso ogni decisione deve partire dall’analisi di due macro-variabili:
a. l’effettiva volontà delle due parti di dialogare: esiste la circolare per cui un professore non può essere amico di Facebook di un suo allievo. Ma esisterà mai una circolare in cui è detto che un professore non deve indagare nei profili privati dell’allievo per motivi legati alla privacy? Questa circolare sarebbe giusta, sana, utile? E poi, molto si dice dei ragazzi che vogliono diventare amici dei professori, ma si parla poco anche del diritto dei ragazzi a non essere amici dei loro professori. Le resistenze culturali al dialogo sono maggiori, per la mia esperienza, negli allievi più che nei docenti: i primi, infatti, hanno molta più paura di essere giudicati dai secondi per le proprie condotte private rispetto al viceversa.
b. il bilanciamento tra autorità e autorevolezza dei docenti. Il professore, in forza della sua posizione gerarchica, gode di un’automatica autorità verso gli alunni. L’autorevolezza, però, è un’altra cosa. La circolare tende a preservare l’autorità, che è una componente statica dell’identità di un docente, impedendo però all’autorevolezza, componente dinamica e dunque variabile decisiva nella qualità dell’apprendimento degli alievi, di esercitarsi in forme diverse dal normale rapporto di classe. Se un professore molto carismatico dovesse, per una sua personale vocazione, lanciare un messaggio ‘positivo’ (contro l’uso di cocaina, per esempio), l’allievo potrebbe esserne positivamente condizionato e modificare la sua attitudine negativa. Questa circolare, semplicemente, ignora questa possibilità.
La soluzione a tutto questo? Ce ne sono almeno due:
1) i professori, in quanto persone aventi responsabilità pubbliche, creano una fanpage su Facebook (magari assistite dalla scuola nella creazione). Gli alunni interagiranno col professore sulla pagina e non sul profilo privato. La relazione docente-allievo sarà dunque mediata: le opportunità educative saranno preservate mentre i rischi di ambiguità nel rapporto tra persone obbligate a essere in posizione di asimmetria gerarchica saranno superati;
2) la scuola si ‘cabla’ sui social media. Ogni classe e sezione si dota di una sua fanpage. La copertura rimane nel tempo: quando un ragazzo della Prima A viene promosso, passa alla fanpage della seconda A. A quel punto la relazione non è solo tra alunni e professori, ma tra classi, tra alunni e alunni e tra professori e professori. È pubblica ed è virtuosa.



































Pingback: Facebook per insegnanti: scappare dai social network o abbracciare la cultura (del) digitale? « I media-mondo. La mutazione che vedo attorno a me.