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Avete capito bene, Africa Perché le “donne pilota” saudite non sono nella nostra classifica
Solyndra

Le trasformazioni globali dell’industria fotovoltaica

di Matteo Silvestrelli · 4 Comments · in Energia, energie-rinnovabili · 3 dicembre 2011

Se il fotovoltaico vuole imporsi come tecnologia a livello mondiale è necessaria una progressiva riduzione del prezzo del kWp installato in modo da raggiungere e superare la “grid parity” e cioè che il costo di produzione dell’energia elettrica da conversione fotovoltaica diventi minore rispetto al costo di produzione dell’energia elettrica da fonte fossile. Non siamo lontani dal traguardo ma il suo raggiungimento comporterà una forte selezione.

Il processo selettivo si è già avviato nella parte alta della filiera fotovoltaica, quella relativa ai produttori della materia prima (indicata per facilità come polisilicio) ed agli assemblatori ma presto raggiungerà anche tutti gli altri comparti. Le analisi di Macquarie Group stimano che i 2/3 degli attuali 66 produttori di polisilicio potrebbero fallire, mentre il numero totale di produttori cinesi, attualmente 35, nei prossimi tre anni potrebbe ridursi a quattro, nonostante i forti sussidi statali da cui attingono. Il prezzo del polisilicio negli ultimi 3 anni è crollato del 93% passando da 475$ a 33$ al kg. Oltre al crollo dei prezzi della materia prima (che incide all’incirca per un quarto sul prezzo del modulo) si è assistito nel corso del 2011 ad un aumento della capacità produttiva di tutte le aziende. A tale incremento non è corrisposto un proporzionale aumento della domanda e pertanto, ad oggi, i magazzini delle aziende sono pieni.

Entrambi i fattori hanno determinato un crollo del prezzo dei moduli al cliente finale ed una riduzione del venduto limitando le marginalità ed aumentando l’indebitamento delle aziende. I produttori più piccoli sono stati i primi a risentire di questa situazione ed hanno chiuso. Purtroppo alcuni esempi li abbiamo in casa, visto che Italia Solare Industrie, azienda italiana produttrice di moduli fotovoltaici che nel 2009 aveva rilevato l’ex stabilimento della Svedese Electrolux produttrice di frigoriferi, ha chiuso dopo circa due anni di vita mandando a casa 374 lavoratori. Altre due aziende italiane di primo piano, la MX Group e Solarday hanno annunciato che riprenderanno la produzione a fine novembre, richiamando il personale dalla cassa integrazione, dopo un periodo di stop causato dall’incremento dell’invenduto nei magazzini.

Ma le brutte notizie non riguardano solo i produttori italiani. Solyndra, azienda indicata da Barack Obama come simbolo della green economy americana ed aiutata dalla Casa Bianca con un prestito da 535 milioni di dollari, ha chiuso pochi mesi fa lasciando a casa 1100 dipendenti.  Rimanendo in America, la First Solar, azienda produttrice di moduli al telloruro di cadmio (tecnologia fotovoltaica che non sfrutta il silicio come materia prima), attualmente quarto produttore mondiale di moduli con una capacità stimata a fine 2011 di 2,4 GW ed indicata da Forbes nei primi mesi del 2011 come l’azienda americana con il più rapido tasso di crescita tra quelle che si occupano di tecnologia, ha visto i propri titoli al NASDAQ perdere circa il 50% del loro valore negli ultimi 8 mesi.

Attualmente è come se al mondo ci fossero centinaia di produttori di macchine praticamente identiche ed in cui l’unico tratto distintivo riguarda delle lievi differenze nelle performance determinate dalle caratteristiche del motore, impercettibili per i non addetti ai lavori e poco rilevanti ai fini del tragitto da percorrere ed all’aspettativa di vita della macchina. Questa situazione è la chiave di lettura per il futuro. Rimarrà soltanto chi, nel corso degli anni, ha creato una catena di produzione verticalmente integrata e cioè controlla tutte le fasi, dalla produzione del polisilicio a quella dei moduli arrivando in ultima fase anche alla ricerca della finanza al cliente finale.

Nel frattempo l’Italia ha sorpassato la Germania per la quota di fotovoltaico installato, diventando il primo mercato al mondo per il 2011 con il 28% del totale.

 

 

Tagged with: fallimenti • fotovoltaico • grid parity • Industria 
Autore

Matteo Silvestrelli

Matteo Silvestrelli è nato a Jesi il 29/09/1982. Si è laureato in scienze ambientali nel febbraio 2008 presso l'università di Urbino con un lavoro di tesi volto ad individuare le emissioni di anidride carbonica generate dal trasporto degli alimenti. Attualmente frequenta il Master Ridef - Energia per Kyoto - presso il Politecnico di Milano.

Blog Article
  • CPG.

    (Cina in testa) è opportuno tenere d’occhio le EU policies concernenti il project financing

  • Andrea Bonzanni

    Analisi molto interessante. Descrive bene un trend in atto. Resta da vedere se la consolidazione dell’industria sarà fatta avvenire o i governi (soprattutto in Europa) si metteranno di traverso cercando di “salvare” fette della supply chain nazionale. In fondo, la politica industriale e l’occupazione sono sempre stati tra le giustificazioni politiche per i sussidi a fotovoltaico; e in paesi come Germania e Italia le imprese raramente si lasciano fallire. Ho sentito operatori tedeschi lamentarsi che il “loro” solare sia ora prodotto in Cina e voler fare qualcosa per impedire che la stessa cosa capiti all’eolico. Quali sono i segnali in Italia?

    Mi permetto poi di criticare un po’ il concetto di grid parity per il solare. È vero che i costi diminuiscono e che le feed-in tariffs non saranno più necessarie, ma la grid parity andrebbe calcolata includendo tutti i costi che il fotovoltaico impone al sistema elettrico. Ad esempio gli alti investimenti in flessibilità della rete, interconnessioni e altri aggiustamenti che l’intermittenza e l’imprevedibilità della generazione da solare impongono altri operatori di rete. O i sussidi a centrali (soprattutto a gas) che forniscono elettricità solo in periodi di picco della domanda. Questi costi andranno poi inevitabilmente a carico del consumatore in bolletta.

  • http://greentaa.it matteo

    Andrea,
    grazie per il tuo commento.
    Per l’Italia ritengo che i segnali relativi al settore produttivo siano piuttosto negativi.
    A luglio è stata inaugurata la 3sun srl di Catania, sponsorizzata come la più grande azienda in Italia nella produzione di moduli fotovoltaici. Quest’azienda parte fortemente avvantaggiata a livello commerciale essendo una joint venture tra sharp ed enel green power e credo che principalmente produrrà moduli per impianti di proprietà, la strada migliore per il successo. Il resto delle aziende principali in Italia sta rivedendo i piani di sviluppo, ha la produzione a regimi molto limitati o manda i collaboratori in cassa integrazione. Altra “grande” del mercato italiano, Helios technology, ha bloccato la produzione poco temo fa similmente a MX Group e Solarday. Non ci sono sussidi o politiche che tengano, tutte le aziende producono lo stesso prodotto, la maggior parte chiuderà. Anche in Italia c’è una forte influenza orientale,ma questo non è un problema perchè noi italiani dovremmo vendere il know how e la capacità di innovare. Purtroppo però ci stanno battendo anche su questo.
    Per quanto riguarda i costi il tema è difficile da affrontare in poche righe ma ad esempio abbiamo già affrontato un costo importante, quello dei contatori bidirezionali. Non credo che sull’utente finale andranno a gravare ulteriori costi oltre a quello che già sostiene con la componente A3 in bolletta e, ad esempio, l’autoconsumo dell’energia elettrica degli impianti fotovoltaici implica che tali consumi avvengano nelle ore principali della giornata, quelle di picco. Ciò comporta che spingendo al massimo l’autoconsumo si ridurrà la necessità di accendere le centrali a ciclo combinato (costosissime) nelle ore di punta andando a ridurre i costi dell’energia elettrica anche di chi il fotovoltaico non ce l’ha. però ti ripeto questo è un discorso molto ampio.
    spero di aver ribattuto in maniera esaustiva alle tue riflessioni.
    matteo

  • Andrea Bonzanni

    Grazie per le utili precisazioni.

    Vedere aziende che chiudono o vanno male non è mai piacevole ma in questo caso credo che sia un bene che solo i produttori più competitivi restino sul mercato e si consolidino per ridurre ulteriormente i costi. Anche andando in Cina a produrre se questo rende le rinnovabili più competitive.

    Sui costi sono d’accordo che il discorso è molto complesso e probabilmente una risposta esaustiva e imparziale non ce l’ha nessuno. Volevo solo dire che il concetto di grid parity basato sulla generazione del KWh non tiene conto di molte cose.

    Ciao,
    Andrea

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