Se il fotovoltaico vuole imporsi come tecnologia a livello mondiale è necessaria una progressiva riduzione del prezzo del kWp installato in modo da raggiungere e superare la “grid parity” e cioè che il costo di produzione dell’energia elettrica da conversione fotovoltaica diventi minore rispetto al costo di produzione dell’energia elettrica da fonte fossile. Non siamo lontani dal traguardo ma il suo raggiungimento comporterà una forte selezione.
Il processo selettivo si è già avviato nella parte alta della filiera fotovoltaica, quella relativa ai produttori della materia prima (indicata per facilità come polisilicio) ed agli assemblatori ma presto raggiungerà anche tutti gli altri comparti. Le analisi di Macquarie Group stimano che i 2/3 degli attuali 66 produttori di polisilicio potrebbero fallire, mentre il numero totale di produttori cinesi, attualmente 35, nei prossimi tre anni potrebbe ridursi a quattro, nonostante i forti sussidi statali da cui attingono. Il prezzo del polisilicio negli ultimi 3 anni è crollato del 93% passando da 475$ a 33$ al kg. Oltre al crollo dei prezzi della materia prima (che incide all’incirca per un quarto sul prezzo del modulo) si è assistito nel corso del 2011 ad un aumento della capacità produttiva di tutte le aziende. A tale incremento non è corrisposto un proporzionale aumento della domanda e pertanto, ad oggi, i magazzini delle aziende sono pieni.
Entrambi i fattori hanno determinato un crollo del prezzo dei moduli al cliente finale ed una riduzione del venduto limitando le marginalità ed aumentando l’indebitamento delle aziende. I produttori più piccoli sono stati i primi a risentire di questa situazione ed hanno chiuso. Purtroppo alcuni esempi li abbiamo in casa, visto che Italia Solare Industrie, azienda italiana produttrice di moduli fotovoltaici che nel 2009 aveva rilevato l’ex stabilimento della Svedese Electrolux produttrice di frigoriferi, ha chiuso dopo circa due anni di vita mandando a casa 374 lavoratori. Altre due aziende italiane di primo piano, la MX Group e Solarday hanno annunciato che riprenderanno la produzione a fine novembre, richiamando il personale dalla cassa integrazione, dopo un periodo di stop causato dall’incremento dell’invenduto nei magazzini.
Ma le brutte notizie non riguardano solo i produttori italiani. Solyndra, azienda indicata da Barack Obama come simbolo della green economy americana ed aiutata dalla Casa Bianca con un prestito da 535 milioni di dollari, ha chiuso pochi mesi fa lasciando a casa 1100 dipendenti. Rimanendo in America, la First Solar, azienda produttrice di moduli al telloruro di cadmio (tecnologia fotovoltaica che non sfrutta il silicio come materia prima), attualmente quarto produttore mondiale di moduli con una capacità stimata a fine 2011 di 2,4 GW ed indicata da Forbes nei primi mesi del 2011 come l’azienda americana con il più rapido tasso di crescita tra quelle che si occupano di tecnologia, ha visto i propri titoli al NASDAQ perdere circa il 50% del loro valore negli ultimi 8 mesi.
Attualmente è come se al mondo ci fossero centinaia di produttori di macchine praticamente identiche ed in cui l’unico tratto distintivo riguarda delle lievi differenze nelle performance determinate dalle caratteristiche del motore, impercettibili per i non addetti ai lavori e poco rilevanti ai fini del tragitto da percorrere ed all’aspettativa di vita della macchina. Questa situazione è la chiave di lettura per il futuro. Rimarrà soltanto chi, nel corso degli anni, ha creato una catena di produzione verticalmente integrata e cioè controlla tutte le fasi, dalla produzione del polisilicio a quella dei moduli arrivando in ultima fase anche alla ricerca della finanza al cliente finale.
Nel frattempo l’Italia ha sorpassato la Germania per la quota di fotovoltaico installato, diventando il primo mercato al mondo per il 2011 con il 28% del totale.



































Matteo Silvestrelli
Matteo Silvestrelli è nato a Jesi il 29/09/1982. Si è laureato in scienze ambientali nel febbraio 2008 presso l'università di Urbino con un lavoro di tesi volto ad individuare le emissioni di anidride carbonica generate dal trasporto degli alimenti. Attualmente frequenta il Master Ridef - Energia per Kyoto - presso il Politecnico di Milano.