Se le aziende con più di 15 dipendenti sono solo il 3%, perché tanto dibattito intorno all’articolo 18? Dopotutto la tutela contro il licenziamento senza giusta causa o senza giustificato motivo si attua solo a questo minimo numero di imprese. E nell’Italia delle piccole e medie imprese questo non può essere un ostacolo così importante per la crescita.
In realtà, la CGIA di Mestre ha calcolato che, nonostante solo 3 imprese su 100 abbiano più di 15 dipendenti, ben il 65,5% dei lavoratori è “coperto” dall’articolo 18. In pratica, su quasi 12 milioni di operai ed impiegati presenti nel nostro Paese, quasi 7.800.000 lavorano alle dipendenze di imprese con più di 15 dipendenti (esclusi i lavoratori del Pubblico impiego, quelli presenti in agricoltura, i co.co.pro ed i lavoratori a progetto). Inoltre, secondo gli ultimi dati forniti dall’Istat, in primo grado erano pendenti 8.651 “controversie” legate all’art. 18 di cui il 44,8% delle cause si chiude con il rigetto della domanda, mentre in appello la soglia sale al 63,1%. Si capisce cosi meglio perché la questione sia cosi importante: un’eventuale riforma toccherebbe oltre la metà dei lavoratori del settore privato.
Questo calcolo, piuttosto rivoluzionario rispetto alla discussione corrente, non tiene in cosiderazione (giustamente perché non soggetti all’articolo 18) i lavoratori autonomi, che nella quasi totalità dei casi operano nelle aziende al di sotto dei 15: si tratta dei proprietari delle imprese, i coniugi o altri soci e le partite IVA conteggiate dall’ISTAT tra le piccole imprese. Se si considerano anche gli autonomi, quindi il totale dei lavoratori del privato, la situazione si capovolge: gli addetti che lavorano nelle aziende con meno di 15 raggiungono il 54,5%, mentre quelli che sono occupati nelle imprese con più di 15 dipendenti sono la minoranza: ovvero, il 45,5% del totale. Alcuni di questi autonomi potrebbero essere false partita IVA, cioè dipendenti veri e propri “obbligati” ad aprire una partita IVA dal datore di lavoro per non sottostare alle regole del lavoro dipendente. Quanti di questi autonomi sono veri autonomi? Pietro Ichino ha provato a fare dei calcoli, ma non c’è nessuna statistica disponibile. Un’altra sfida che si pone all’ISTAT e al suo presidente.





































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