“Chimerica” è la più famosa delle costruzioni geopolitiche degli ultimi anni: l’espressione coniata da Niall Ferguson e Moritz Schularick intendeva identificare la relazione stretta – e pericolosa – tra gli Stati Uniti e la Cina nell’ultimo decennio. Tra le pagine di Limes si trovano spesso altre espressioni di ibridi tra nazioni, come Gerussia (il rapporto tra Germania e Russia, esemplificato dal legame energetico) o la stessa Framania (il nucleo per eccellenza dell’Unione Europea, ora in crisi di asimmetria, come ci ha ricordato di recente anche Sylvie Goulard).
Senz’altro, una relazione fondamentale della politica internazionale dei nostri tempi è certamente quella tra la potenza tedesca e la potenza cinese, e perciò “Cirmania” è un membro riconosciuto del parco delle relazioni tra le nazioni, tanto che da parte americana vi sono alcune comprensibili riserve (si legga anche Paul Krugman qui) su questi stretti legami. Ne abbiamo riconosciuto il peso nella nostra classifica dei global thinker, anzitutto con Volkswagen. In occasione della visita di Wen Jiabao in Germania, alcuni mesi fa, Jonas Parello-Plesner riprendeva la frase di un commentatore tedesco secondo cui “ogni produttore tedesco di automobili è felice dell’esistenza della Cina” e ricordava i dati della Camera di Commercio tedesca per cui la Cina ha ormai sorpassato l’Europa (quell’Europa che pure è stata, come sentiamo spesso dire, largamente responsabile della crescita tedesca in seguito all’unificazione) come destinazione preferita per gli investimenti tedeschi.
In parte il viaggio di Angela Merkel in Cina ha visto una replica dell’atteggiamento cinese sulla crisi dell’Europa che abbiamo visto a partire dall’estate e che Michael Pettis aveva già stigmatizzato nella nostra intervista per Limes: ai titoli sensazionali di una probabile salvezza cinese dell’Europa (capaci, in quanto rumour, di muovere positivamente i mercati) si contrappone poi l’invito a occuparsi dei propri problemi, per risolverli in modo da creare un ambiente adatto per gli investimenti. E’ una costante di un’epoca della politica internazionale in cui il motto “fix your house first” (che, per ragioni diverse, vale per l’Europa, per gli Stati Uniti, per la Cina, per il Giappone) sembra essere assurta a “regola d’oro”.
Due notizie, come note a margine di tendenze ormai in atto, possono caratterizzare la nostra attenzione:
a) La Cina supera la Francia come primo partner commerciale della Germania. La presenza tedesca in Cina, come ricorda Les Echos, non è paragonabile a quella di nessun’altra nazione europea, e certamente non a quella della Francia, che è surclassata 5000 a 900 come numero di imprese stabilitesi nel mercato cinese. Nel contesto europeo, gli esportatori tedeschi sono ormai attori ben più rilevanti delle altre associazioni imprenditoriali nazionali, delle altre rappresentanze, dei commissari, e della maggior parte dei capi di stato. Nel video riprodotto qui sopra, vedete un esempio eloquente di Cirmania: una pubblicità di Volkswagen che, tra panda e bambini, si conclude poi con l’immancabile “Das Auto”. Secondo i dati cinesi, le esportazioni tedesche in Cina sono cresciute nell’ultimo anno del 24.9%, giungendo a 92.7 miliardi di dollari. Secondo Jens Nagel, responsabile dell’Associazione delle industrie esportatrici tedesche, quest’anno è lecito attendersi un’ulteriore crescita del 15%.
b) Come ricordato recentemente da Caixin, la compagnia cinese Sany Heavy Industry (qui sopra potete vedere una delle sue macchine), che produce principalmente macchinari per costruzioni, ha finalizzato l’acquisizione dell’azienda tedesca Putzmeister per 360 milioni, tre anni dopo l’acquisizione dell’italiana Compagnia Italiana Forme Acciaio Spa da parte della concorrente Zoomlion. Il Financial Times ha dedicato un lungo e interessante commento all’affare (qui la comunicazione ufficiale di Sany), sottolineando il carattere di “campione nascosto” di Putzmeister e prevedendo che la strategia dell’acquisizione di aziende-chiave da parte dei giganti cinesi che vogliono acquisire una dimensione globale e ottenere il controllo di catene di distribuzione di prestigio fuori dalla Cina sia ancora soltanto agli inizi.





































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