A poco meno di quaranta giorni dal primo turno la campagna per le Presidenziali francesi è ormai nel vivo. L’entrata in scena di Nicolas Sarkozy, candidato del popolo per la “Francia forte”, ha segnato l’inizio ufficiale della bagarre.
I candidati più deboli si sono già ritirati e solo cinque hanno un peso elettorale considerevole secondo i sondaggi: il presidente uscente, accreditato tra il 25% e il 28%, il socialista Hollande, tuttora front-runner tra 33% e 28%, la terza incomoda del Fronte Nazionale Marine Le Pen, attorno al 16.5%, il perenne candidato centrista Bayrou con l’12% e l’outsider gauchista Mélenchon vicino il 10%. Grande delusione della campagna la candidata di Europa Ecologia – i Verdi, Eva Joly, accreditata soltanto del 2%, di cui molti domandano il ritiro. Non pervenuto l’ex primo ministro De Villepin, dal suo rientro in politica praticamente inesistente.
I temi del dibattito non hanno entusiasmato gli elettori francesi, che sembrano orientati a sostenere un’alternativa a Sarkozy più per sanzionarlo per un quinquennio pieno di impegni non mantenuti e scandali di natura personale che per una vera convinzione verso un progetto alternativo. A destra, Marine Le Pen è riuscita ad umanizzare il volto del suo partito ma fatica ancora a cambiare lo spirito reazionario e xenofobo del suo elettorato e dei suoi dirigenti. Al centro Bayrou ha fallito nel capitalizzare l’exploit del 2007 e appare come un cavaliere solitario senza un vero e proprio apparato di partito. La speranza verde del biennio 2009 – 2010 si è totalmente offuscata e François Hollande, sebbene abbia più spessore e preparazione della sua ex-compagna Ségolène Royale, non sembra ancora suscitare lo stesso entusiasmo aldilà dell’apparato di partito. In controtendenza Mélenchon, che è riuscito a compattare gli epigoni del partito comunista per traghettarla verso un fronte NO Global.
La Francia, ridimensionata nelle sue ambizioni da grande potenza dall’ascesa dei paesi emergenti, insofferente verso un disequilibrio nella coppia franco-tedesca sempre meno malcelato da Berlino ed umiliata dal declassamento operato dalle agenzie di rating, cerca le ragioni della propria debolezza nella globalizzazione e nell’Europa, bersaglio preferito di tutti i partiti. Se Mélenchon la vuole riformare da sinistra per emanciparla dal governo delle banche, Marine Le Pen ne vuole uscire per rendere la Francia libera di imporre le frontiere a protezione dei più deboli. Ironicamente Bayrou, il candidato più europeista, incoraggia ad acquistare francese.
Solo Hollande e Sarkozy hanno però delle chance di arrivare al ballottaggio, che comunque significherà una rimessa in discussione dell’Europa. Hollande, che non ha mancato di enfatizzare il proprio profilo internazionale con un tour nelle principali capitali del continente a visita dei leader di sinistra europei, ha promesso di non ratificare il Fiscal Compact se non sarà integrato da una strategia per la crescita e l’introduzione degli Eurobond. Sarkozy gioca la carta protezionista. Tra le sue proposte, l’introduzione di un Buy European Act su modello americano, un principio che rimetterebbe in discussione sia le regole sugli appalti pubblici nel mercato unico sia gli accordi commerciali in ambito WTO. Inoltre chiede la revisione del trattato di Schengen che ha prodotto una sorta di “Europa colabrodo” a causa dei burocrati di Bruxelles. In realtà l’accordo trovato l’anno scorso con la Commissaria Malmstrom in occasione della crisi umanitaria libico-tunisina era pienamente in sintonia con quanto richiesto da Sarkozy e Berlusconi. Insomma, pacta sunt servanda, ma la ratio politica, soprattutto sul Pianeta elezioni, è la regola.
Hollande è in testa da mesi. L’impressione è che non ci sia grande spazio per un recupero da parte di Sarkozy, sebbene l’elevata esposizione mediatica nelle ultime settimane abbia ridotto il margine di vantaggio del rivale. Puntando sulla sua esperienza nel gestire la crisi, ha coinvolto anche Frau Merkel nel sostenere la sua campagna. Ciononostante, il dibattito sulla quale l’ha impostata è molto orientato a sedurre gli elettori di destra e potrebbe risultare controproducente in vista di un secondo turno. Per la ragione opposta, Hollande vuole apparire pragmatico e moderato, un presidente “normale” adatto a segnare il cambiamento.
Nel frattempo le seconde linee si preparano all’avvenire. I Verdi e il Fronte della Sinistra cercano il miglior risultato per negoziare in una posizione di forza con i Socialisti la propria rappresentanza in Parlamento. In Rue Solferino, da Martine Aubry in giù si ragiona sui possibili incarichi di governo. A destra i quadri del partito sono già al “liberi tutti”. Se Sarkozy perdesse ha già promesso che si ritirerà dalla vita politica: a quel punto il primo ministro François Fillon e il segretario UMP Jean François Copé sono pronti a battersi per succedergli a guida della destra. Mal che vada, Fillon potrebbe tentare di conquistare il Comune di Parigi. È probabile che la Francia after Sarkozy sia già iniziata.





































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