Il socialista Hollande esce vittorioso dal primo turno con il 28,6% dei voti. Lo tallona il presidente in carica Sarkozy (27,1%), con Marine Le Pen che si afferma terza candidata presidenziale in Francia (18%). Jean-Luc Mélenchon, espressione della sinistra, guadagna l’11,1% dei consensi, in ribasso rispetto ai sondaggi che lo posizionavano in tête-à-tête con la candidata del FN. I francesi si dimostrano interessati all’elezione “regina” e confermano un tasso di partecipazione alto, al 79,5%.
“François Hollande ha vinto”. Non è il risultato definitivo delle elezioni presidenziali francesi, quanto la previsione elettorale di Jean-Marie Le Pen, padre di Marine, dopo il primo turno del 22 aprile 2012. Il candidato socialista si piazza in testa con il 28,6% dei suffragi, superando per la prima volta dal 1958, un presidente uscente (Nicolas Sarkozy). Piazzandosi al secondo posto con un punto e mezzo di distacco, Sarkozy segna di aver annusato la transizione politica verso la destra estrema ma conferma l’erronea scelta di sostituirsi all’originale, il Fronte Nazionale.
Marine Le Pen, figlia d’arte plebiscitata dal padre e dal partito – che spesso si sono sovrapposti, ha infatti saputo traghettare un partito ostracizzato sotto la guida del padre ultraottantenne verso un’immagine femminile ma (solo apparentemente) più moderata, decisa ad approcciare i problemi dei francesi al di là della paura e del rigetto dell’immigrato, proteggendo la Francia dalla crisi, i francesi dalle delocalizzazioni, i giovani dalla disoccupazione, la Francia dal “disamore” di alcuni cittadini troppo lassisti. Prima del 22 aprile, i sondaggi confermavano la simpatia dei giovani verso la bionda candidata 42enne, che del Blu Marine ha ormai fatto una marca di famiglia. In previsione del secondo turno del 6 maggio, e vista la radicalizzazione antisistema “UMPS” (UMP e PS), appare difficile che i suoi elettori facciano confluire i voti verso il candidato presidente, principale esponente della crisi internazionale. Gli ultimi sondaggi mostrano che se 45% dei sostenitori di Le Pen potranno orientare il loro voto verso il presidente uscente, 27 % potrebbe destinarlo a Hollande, circa 30% é indeciso sul da farsi. Marine si pronuncerà personalmente il 1° maggio, indicando una probabile astensione o un voto bianco. L’elettorato frontista non è quindi acquisito per Sarkozy, che ne ha però un disperato bisogno.
In prospettiva evidenziamo allora qualche tendenza post secondo turno: il fronte nazionale, posizionandosi come il partito che “fa tremare il sistema” sta rallentando la sua transizione verso un’azione di governo. Con le elezioni politiche del 10 e 17 giugno, il FN ha un’opportunità inedita di entrare all’Assemblea Nazionale dove, benché sia votato da quasi 1 francese su 5, non ha alcuna rappresentanza. Ciò lo spingerà a stringere alleanze con una parte dell’ala destra dell’UMP, che dovrà scendere a compromessi. La Francia si risveglia dunque sensibile agli argomenti della destra, smitizzando il dramma nazionale dello choc di Le Pen padre al secondo turno delle presidenziali nel 2002 e accorgendosi che non è più possibile stigmatizzare l’elettorato frontista, che si banalizza. Il Fronte Nazionale pesca ormai nelle campagne, tra gli operai, fra i giovani, sfiorando in alcune circoscrizioni il 40% e rimanendo sempre al di sopra del 10%. Infine, di fronte al modesto risultato del candidato UMP, il FN punta ad erigersi nel principale partito di opposizione alla sinistra.
E’ di sinistra appunto che dobbiamo parlare visto il successo del candidato Hollande e il punteggio interessante di Jean-Luc Mélenchon. Sebbene quest’ultimo sia deluso in seguito ai sondaggi che lo davano al 15%, Mélenchon ha contribuito a rendere più di sinistra il progetto socialista e porta a casa il miglior risultato dei comunisti da 30 anni a questa parte (l’ultimo il 15,35 % di Georges Marchais data del 1981). Nelle sue alleanze per il secondo turno comunque, Hollande non potrà non tenere conto del ritorno dell’ex PCF, che solo 5 anni fa agguantò un magro 1,93%. Sempre a sinistra, in termini di alleanze, Hollande potrà contare, oltre ad un 2% disperso tra i 3 candidati di “ultra-sinistra” su un misero 2% di voti verdi, la cui clamorosa sconfitta è in parte dovuta ad una campagna troppo rigida di Eva Joly (“Non contate su di me per farmi cambiare idea” o “se Sarkozy volesse scovare gli esiliati fiscali, dovrebbe consultare più frequentemente il suo carnet” o ancora “disprezzo il populismo e l’elettoralismo”). Benché la Francia abbia avviato la transizione ecologica già nel 2007 – tutti i candidati firmarono un patto “verde” ad eccezione del FN, Europa Ecologia perde lo slancio acquisito alle elezioni europee (2009) dove si confermarono secondo o terzo partito in molti territori della Repubblica. Con un avvenire incerto e un cambio di leadership sicuro.
Sul “Fronte” Mélenchon, il suo punteggio (11,1%) è un’arma a doppio taglio. Diminuisce il potere di contrattazione del Front de Gauche vis-à-vis di un possibile presidente socialista, ma si apre per Hollande un fronte di alleanza per accaparrarsi i voti del centrista Bayrou, che propone istituzioni nuove e integrità del potere, in chiara opposizione alla “corte di Francia” di Sarkozy. Sebbene Bayrou segni la sua disfatta, perdendo in tutte le circoscrizioni, e passando dal 18,5% del 2007 all’8, 5% del 2012, il suo elettorato rimane un ago della bilancia importante, soprattutto perché più favorevole al centro sinistra.
E veniamo ai due “nominati” che duelleranno per i prossimi 13 giorni per la somma carica. Con il discorso serale del 22 aprile, Hollande conferma la serietà e l’impegno della sua missione che ormai gli calza a pennello: fiducia, costanza e coerenza sono le tre parole chiave del candidato, che dall’ottobre 2011 si costruisce una reputazione presidenziale, con discreto successo. “Una Repubblica esemplare” e la vittoria dell’interesse generale (il nostro bene comune) sullo Stato dei privilegi è l’apertura fatta da Hollande nei confronti di Bayrou. Se a sinistra “le changement est en marche”, “la Francia forte” del Presidente in carica non lesina sugli appelli a politiche di sicurezza, gestione dell’immigrazione, rispetto delle frontiere e lotta alle delocalizzazioni che affliggono i francesi. Anche se è troppo tardi per parlare, dopo 5 anni di potere, Sarkozy, forte delle sue doti oratorie, invoca “l’amore di patria” e convoca il dibattito, proponendo 3 sfide televisive nei prossimi 10 giorni, per mettere in difficoltà l’avversario. Per lui, la scelta è storica e al di sopra di tutte le considerazioni partitiche (appello all’estrema destra).
Dopo una campagna mediocre, come più volte raccontato qui e qui, i due candidati escono allo scoperto e si battaglieranno per recuperare i voti del FN che, con un elettorato in crescita e diversificato, ma sempre meno prevedibile, rappresenta la posta in gioco. Che le presidenziali inizino adesso?





































Chiara Mazzone
Nata a Novara nel 1984, è funzionaria della Regione Provence-Alpes-Côte d'Azur a Bruxelles e professoressa a Sciences Po Paris, dove insegna management delle collettività locali in Europa. Per LSDP si occupa di urbanistica e delle trasformazioni politiche della Francia.