Il governo Monti ha varato il nuovo piano per Pompei. L’iniziativa è lodevole non solo per i fondi europei mobilitati (105 milioni di euro) ma anche e soprattutto per lo sforzo di garantire la trasparenza delle gare al fine di contrastare eventuali infiltrazioni criminali.
Pompei è diventato uno degli emblemi dell’incuranza nei confronti del patrimonio culturale italiana in seguito a una serie di crolli tra cui quello su larga scala della Schola Armaturarum Juventis Pompeiani lo scorso anno. Ma questo è stato solo il climax di una situazione che perdura ormai da decenni e i cui problemi sono molteplici. Dalla cattiva gestione del sito dovuta alla perenne dipendenza dell’intero patrimonio culturale italiano dall’amministrazione centrale e la conseguente difficoltà di avviare una gestione autonoma decentralizzata con cui si potrebbero (o almeno cosi si auspica) meglio gestire e reinvestire le entrate ottenute da vendita di biglietti e servizi aggiunti come bookshop e caffetteria; alla mancanza di fondi per restauro e manutenzione del sito; al rischio che, ogni volta che giungano nuovi finanziamenti, la criminalità locale ne sia la prima beneficiaria. A questo si aggiunge un personale deficitario delle competenze tecniche necessarie per mantenere un sito del genere: circa 16 archeologi a fronte di 700 di personale amministrativo! Siamo d’accordo col dire che il patrimonio culturale deve contribuire all’occupazione locale, ma sarebbe auspicabile puntare a un catalizzatore di professionalità ad alto profilo (e di offerta di lavoro in questo senso non ne manca) piuttosto che a un ammortizzatore sociale.
Il Grande Progetto Pompei verrà finanziato con 105 milioni di euro provenienti dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) nonché da risorse nazionali per la manutenzione, messa in sicurezza e ampliamento degli spazi visitabili del sito archeologico della provincia di Napoli. Il ministro Ornaghi ha inoltre accennato alla possibilità di ulteriori interventi da sovvenzionare con sponsor privati, ma diretti dallo Stato.
Fondamentale il contributo dell’Europa per la rinascita di un luogo che attira circa 2 milioni di visitatori l’anno, a dimostrazione che i fondi strutturali possono contribuire alla rinascita del patrimonio culturale in una logica di valorizzazione del territorio e rivitalizzazione della sua immagine. Un tale investimento rientra perfettamente nell’obiettivo della Politica di Coesione Europea (di cui il FESR è uno degli strumenti finanziari) di sostenere quegli investimenti regionali che abbiano un impatto sullo sviluppo economico locale e la coesione territoriale. Non a caso il Ministro Barca (Coesione Territoriale) è stato presente alla presentazione del nuovo progetto da parte del premier Monti insieme ai ministri Cancellieri (Interno), Profumo (Istruzione, Università e Ricerca) e Ornaghi (Beni Culturali).
Il Protocollo di legalità, sottoscritto dalla Prefettura di Napoli e dalla Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei (SANP) regola una serie di azioni volte a contrastare le infiltrazioni mafiose e la corretta attribuzione dei fondi per i vari bandi di manutenzione e ristrutturazione, come la trasparenza delle procedure di gara, il monitoraggio degli appalti di lavori, servizi e forniture e la tracciabilità dei flussi finanziari connessi alla realizzazione delle opere. E’ stato inoltre istituito, presso la Prefettura di Napoli, un gruppo di lavoro coordinato composto dai rappresentanti delle amministrazioni coinvolte, che collaborerà con la SANP nella predisposizione delle procedure di gara e dei relativi contratti.
E’ presto per tirare conclusioni, ma il varo del progetto in soli 3 mesi dall’insediamento del Governo prova già una grande volontà di azione, quella volontà necessaria a distinguere Pompei da Bombay. Potere è volere.





































Valentina Montalto
Nata a Palermo nel 1985, è ricercatrice e consulente presso KEA European Affairs, agenzia di consulenza strategica con sede a Bruxelles specializzata nel settore delle industrie culturali e creative. Per LSDP si occupa delle relazioni tra economia e cultura.