Ricordate Kim Dotcom? L’operazione FBI del 19 gennaio 2012 ha svelato ai più la sua identità di boss di Megaupload e della famiglia Mega (da Megavideo a Megaporn) e ha messo in piazza il suo stile di vita, che comprendeva automobili di lusso targate con orgoglio “Mafia”, “Police”, “Hacker” nonché, in un momento di understatement, “God”.
In seguito, mentre la vicenda dello streaming online (su cui riflettevamo a caldo qui) è andata avanti attraverso altri servizi, nel doppio binario gratuità/pubblicità, le vicende legali dell’hacker tedesco Schmitz/Dotcom sono proseguite. Ora la rivista “The Hollywood Reporter” celebra il capo di Megaupload con una copertina, come “The Nerd Who Burned Hollywood”, magnate della “Napster che ha preso steroidi”.

Nel servizio si racconta che l’obiettivo di Dotcom, che ha lanciato Megaupload da un appartamento di Hong Kong nel 2005, non fosse semplicemente quello di apparire come un “genio della pirateria malefica” o come un nerd modello, anche se fino al momento del suo arresto, con il nick di MEGARACER, era il più forte giocatore al mondo di Call of Duty: Modern Warfare 3, prima di essere sorpassato da Azaros. Il gigante della rete aveva piuttosto l’ambizione di costruire un impero in grado di competere con quello del suo idolo, Steve Jobs. Secondo il produttore Ziad Batal, “voleva prendere il modello di iTunes e adattarlo ai film, ai videogiochi, a qualunque cosa – e in tutto il mondo”. Una parziale conferma di questa strategia di espansione, anche pubblicitaria, si può trovare nel video della Mega Song, pubblicato sul canale “MrKimDotCom” (dove si può vedere anche il suo video al Nürburgring con Kimi Raikkonen), in cui diversi grandi nomi dello showbiz celebrano i servizi di Megaupload, rappando al ritmo di “When I send file across the globe / I use Megaupload”, prima che lo stesso Dotcom proclami “It’s a hit! It’s a hit!”. Dotcom usa YouTube, ma rispetto al servizio di video sharing di proprietà di Google ha dichiarato che Megaupload era un agnellino.
Questo progetto ambizioso, a cui lavorava negli ultimi mesi del 2011, è stato interrotto dall’operazione FBI, con l’accusa di aver causato più di 500 milioni di dollari di perdite ai detentori legittimi di copyright. Dotcom è stato quindi riconosciuto come il nemico n. 1 di Hollywood, anche se il processo (per cui si è affidato a difesori di grande prestigio come Quinn Emanuel) potrebbe andare incontro a notevoli problemi, che derivano sia dalle richieste di chi usava il sito per finalità legittime sia dalla diramazione internazionale della galassia Megaupload. Secondo Anthony Falzone del Center for Internet and Society di Stanford, l’argomento del governo contro Megaupload si basa su un’estensione della legge statunitense sul copyright, anche per gli aspetti penali. A detta di Falzone, comunque, “sarà una decisione fondamentale per gli imprenditori, gli investitori e chiunque pensi di creare piattaforme di distribuzione digitali”.




































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