Il New York Times organizza un dibattito sul tema “Gli eurobond possono salvare l’Unione Europea?”. Per ora, la maggior parte degli analisi interpellati rispondono in maniera negativa, ponendosi contro il relativo consenso che sul tema si afferma nella politica europea.
Per Simon Johnson (ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale, ma commentare lontano da ciò che si definisce comunemente un “neoliberale”), gli eurobond – senza una soluzione istituzionale “hamiltoniana” – si limiterebbero ad aumentare il debito pubblico in Europa, e a sussidiare i paesi in difficoltà, senza che ciò sia in grado di convincere nessuno della sostenibilità delle finanze pubbliche e di cambiare il verdetto sull’esperimento dell’euro. Desmond Lachman concorda totalmente con la visione tedesca dell’irresponsabilità della periferia. Per Vanessa Rossi gli eurobond sono l’ennesima toppa provvisoria e non una soluzione, mentre Costas Lapavitsas sottolinea come l’assenza di competitività dell’Europa meridionale sia destinata a perdurare negli anni e riteiene che l’istituzione degli eurobond possa piuttosto seguire a politiche fiscali comuni.
Solo Edward Harrison, invece, indica una strada possibile verso gli eurobond attraverso alcuni passaggi precisi:
- Nel breve termine, la Germania acconsentirà alla proposta francese di euro bond sulle infrastrutture come parte del “growth compact”.
- A loro volta, i tedeschi richiederanno che i paesi si impegnino in privatizzazioni e riforme strutturali che rendano i mercati del lavoro più flessibili.
- Per il lungo termine, la Germania dovrà insistere su un fiscal compact che deve essere ratificato da paesi della zona euro per l’impegno a consentire la supervisione europea dei loro bilanci futuri, se si imbattono in problemi di deficit. Il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, sta cercando di concludere questa fase entro la fine dell’anno, prima di affrontare le elezioni politiche nel 2013.
- I paesi che sono già legati a un programma del Fondo monetario internazionale dovranno consentire anche la supervisione europea dei loro bilanci futuri.
- In extremis, i violatori a ripetizione del fiscal compact sarebbero penalizzati e alla fine avrebbero il permesso di lasciare la zona euro.





































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