Recentemente si è parlato della Nigeria per le terribili vicende di Kano. A fine aprile, un attentato all’università Bayero ha causato 15 vittime (anche se sul numero esatto non c’è ancora certezza), tra cui due professori dell’università. La milizia salafista Boko Haram (nome che significa letteralmente “l’educazione occidentale è peccato”), negli ultimi anni, è diventata sempre più attiva nella regione, come spiegava questo articolo di Limes.
Nei giorni successivi, vi sono stati alcuni conflitti a fuoco delle forze armate con le milizie Boko Haram. Oggi stesso, la polizia ha scoperto altre tre bombe nell’università Bayero, che testimoniano la volontà di colpire ancora la popolazione.
C’è anche un’altra Nigeria. Sul versante economico, la Nigeria viene spesso descritta come il gigante africano che si sta risvegliando. E’ già un gigante demografico, se consideriamo i suoi 170 milioni di abitanti, che le proiezioni demografiche stimano a 400 milioni nel 2050, ed è un gigante energetico, se consdieriamo le sue disponibilità nelle riserve petrolifere e di gas naturale. Anche i ripetuti tentativi dell’economista Ngozi Okonjo-Iweala di diventare presidente della Banca Mondiale hanno contribuito ad attirare l’attenzione sullo stato africano.
Ora, il governo ha deciso di cambiare l’anno di riferimento per il calcolo del PIL (da 1990 a 2009), e secondo le stime degli analisti i nuovi calcoli potrebbero condurre l’economia nigeriana dalla stima attuale del Fondo Monetario Internazionale per il 2012, 270 miliardi di dollari, a 375 miliardi dollari, appena dietro il Sudafrica (390 miliardi alla fine del 2012). In questo grafico di Economist Intelligence Unit si può vedere la crescita del PIL nigeriano per settori:
D’altra parte, è troppo presto per fare posto alla Nigeria nel confuso club dei giganti emersi e parlare magari di BRINCS. Un decennio di crescita economica sostenuta, difatti, per ora ha fatto crescere anche la povertà, attestata al 60%. La nuova ondata di crescita nigeriana, secondo Calestous Juma, dovrà passare necessariamente per nuove infrastrutture.





































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