Le previsioni di crescita degli istituti internazionali sull’Europa vengono sovente corrette al ribasso, mentre imperversa un “gioco delle colpe” tra i politici e gli economisti. Tra le colpe di cui tenere conto, va annoverato anche l’eccessivo ottimismo dei commentatori e degli analisti, spesso sospesi tra l’estremismo dell’apocalisse e la certezza di rinascite lontane.
L’ottimismo sarà anche il “profumo della vita”, ma un’esagerazione può portare a dimenticare l’arrosto. Mario Monti, durante la trasmissione “Piazza Pulita”, ha manifestato la sua insoddisfazione per la gestione della crisi greca. All’inizio della crisi, nel maggio 2010, scriveva invece sul Corriere della Sera:
La Grecia ha preso misure estremamente incisive. Se saranno accettate senza troppe reazioni, porteranno a una drastica riduzione del disavanzo e dei privilegi corporativi che a lungo hanno bloccato l’economia e reso iniqua la società. Gli obblighi derivanti dall’appartenenza all’Eurozona hanno prevalso, trasformando la cultura politica di un Paese.
Si può ovviamente dare la colpa alla gestione europea della crisi, e nella prospettiva di Monti – oltre all’assenza delle misure per il mercato unico di cui è uno dei più autorevoli sostenitori – si deve guardare alla prevalenza del metodo intergovernativo nella salsa “merkozyana”. Allo stesso tempo, l’autore oggi dovrebbe riconoscere che non è avvenuta una magica “trasformazione della cultura politica di un Paese”, perlomeno non nel senso da lui inteso.

Dani Rodrik (Harvard Kennedy School), in un breve ma incisivo commento sul suo blog, invita a “distribuire le colpe” tra i politici e i tecnocrati nel caso greco, riportando un grafico che mette a confronto le previsioni del Fondo Monetario Internazionale con la realtà dell’economia greca. Rodrik riconosce che il FMI non può essere incolpato delle discrepanze iniziali, basate sulle falle e menzogne dei conti pubblici, ma si è autorizzati a riconoscere una responsabilità (o perlomeno una distribuzione delle responsabilità) dal momento in cui la Grecia è entrata in amministrazione controllata. Per esempio – scrive Rodrik – nell’aprile del 2010 la previsione del FMI per la crescita del 2011 era un declino dell’1,1%, aumentato al 2,6% nell’ottobre 2010, e al 5% nell’ottobre 2011. La decrescita reale del PIL greco nel 2011 è stata del 6,7%.

Rodrik conclude:
Ecco una lezione importante per la prossima volta in Spagna. Gli economisti devono fare un lavoro migliore e più onesto. Quando i programmi non funzionano, devono avere il coraggio di dirlo chiaro e forte.




































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