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L’elettrice lesbica di Obama

di Alessandro Aresu · Leave a Comment · in Libri, Politica globale, Stati Uniti · 10 maggio 2012

“Le coppie dello stesso sesso dovrebbero potersi sposare”: le parole pronunciate ieri da Barack Obama si possono leggere come un’apertura senza precedenti presidenziali per i diritti civili – testimonianza di un’evoluzione personale, oltre che dell’uscita da una certa ambiguità.

Oppure potrebbe essere soltanto un nuovo colpo di retorica.

Chissà cosa ne pensa l’anonima elettrice lesbica di Obama citata nel libro-manifesto The Audacity of Hope. Thoughts on Reclaiming the American Dream, scritto dall’allora Senatore dell’Illinois. Il sesto capitolo del testo è dedicato alla fede, e in esso Obama affronta quello che, prima della crisi economica, dei problemi del bilancio e della classe media, era il più grande tema di polarizzazione politica degli Stati Uniti, anche per l’influenza dei temi cari alla destra religiosa nella vittoriosa campagna di Bush contro Kerry orchestrata da Karl Rove, in quella che è stata definita dal direttore dell’Economist la “right nation” (nazione giusta/nazione di destra). In numerosi passaggi di The Audacity of Hope, Obama svela la sua natura di centrista, aggettivo che negli Stati Uniti è stato peraltro legato non solo alla spasmodica ricerca di un centro moderato, ma a quello che Arthur Schlesinger ha definito “centro vitale” nella liberaldemocrazia della guerra fredda e alle posizioni di riforma del sistema economico e istituzionale che Halstead e Lind della New America Foundation hanno chiamato “centro radicale”.

 

Nel suo libro, Obama affronta la maggior parte delle questioni che dividono l’America proponendo un approccio fondato sulla capacità di ascolto e sul compromesso. Eppure scrive che “molti cristiani praticanti non sono in grado di trovare un compromesso sul matrimonio omosessuale”, come del resto sull’aborto. Poi aggiunge:

All too often I have sat in a church and heard a pastor use gay bashing as a cheap parlor trick – “It was Adam and Eve, not Adam and Steve!” he will shout, usually when the sermon is not going so well.

D’altra parte, dopo questa critica, Obama si barcamena dicendo di “credere che la società americana possa scegliere di dare uno spazio particolare all’unione dell’uomo e della donna come base per la crescita dei figli più comune a tutte le culture”, ma che non vuole che gli stati neghino un’unione civile che conferisca eguali diritti su questioni come le visite in ospedale o l’assicurazione sanitaria solo sulla base del fatto che si tratta di persone dello stesso sesso. Poi però aggiunge l’esperienza personale a cui ci riferivamo, e cioé il messaggio in segreteria di una sua elettrice, nel mezzo delle elezioni del 2004 (su cui Obama trionfò 70% a 23% contro il repubblicano Alan Keyes). Obama definisce la sua elettrice “una proprietaria di una piccola impresa, una madre e una persona premurosa e generosa”, oltre che “una lesbica, che aveva vissuto una relazione monogama con la sua partner nell’ultimo decennio”. La sua elettrice, scrive Obama, sapeva fin dall’inizio che il candidato a Senatore dell’Illinois non supportava il matrimonio omosessuale, ma dopo un’intervista radio era stata profondamente ferita da una giustificazione basata sulle sue posizioni religiose, perché si sentiva accusata di essere una cattiva persona. Obama l’aveva richiamata, molto dispiaciuto. Racconta così questa telefonata:

Mentre parlavo con lei, ho pensato che non importa quanto i cristiani che sono contrari all’omosessualità dichiarino di odiare il peccato ma amare il peccatore, in ogni caso questo giudizio infligge dolore a brave persone – persone che sono fatte a immagine e somiglianza di Dio, e che spesso aderiscono maggiormente al messaggio di Cristo di coloro che le condannano. Mentre parlavo con lei, ho ripensato che il mio dovere, non solo come ufficiale eletto di una società plurale, ma anche come cristiano, è quello di restare aperto alla possibilità che la mia riluttanza a supportare il matrimonio omosessuale sia sbagliata, proprio come non posso ritenermi infallibile nel mio supporto al diritto di abortire. Devo ammettere che posso essere stato contagiato dai pregiudizi e dalle preferenze della società, attribuendoli a Dio; che il messaggio di Gesù di amarci gli uni con gli altri possa portare a una differente conclusione; e che tra qualche anno sarò considerato uno che stava sul lato sbagliato della storia. Non credo che questi dubbi mi rendano un cattivo cristiano. Credo che mi rendano umano.

Sono passati meno di dieci anni. Cosa avrà provato ieri la donna destinataria di queste parole? Forse non esiste, ed era solo una finzione letteraria con finalità elettorali, come quella di adesso, mentre gli strateghi osservano la campagna di novembre, gli stati in bilico, la tenaglia conservatrice sulla Corte Suprema, la mobilitazione di liberal e giovani stanchi di centrismo, Lady Gaga su Twitter, il supporto femminile. Ma noi non abitiamo solo questo mondo, sfiancato dal cinismo e dalle delusioni, perché nel mondo di West Wing, invece, quella donna esiste davvero, e ieri ha lasciato un altro messaggio nella segreteria del Presidente degli Stati Uniti.

Tagged with: matrimonio omosessuale • Obama • the audacity of hope 
Alessandro Aresu
Autore

Alessandro Aresu

Nato a Cagliari nel 1983, è cofondatore e direttore de Lo Spazio della Politica, collaboratore di Limes e della Nuova Sardegna. Per LSDP cura le rassegne stampa e si occupa di analisi di scenario sulla politica italiana, oltre che di Stati Uniti.

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