Un affare vociferato e fallito tra Qatargas e la compagnia inglese Centrica, una spartizione del mercato più o meno esplicita tra Qatar e Russia, un’attenta opera di bilanciamento per mantenere potere contrattuale con i compratori cinesi e evitare scontri frontali con gli interessi nordamericani. Nel pezzo “Doha’s double hedge”, la prosa di Matthew Hulbert, lucido analista con un talento da narratore, dipinge i grandi scenari globali dei mercati del gas e descrive un Qatar che gioca alla pari con le maggiori potenze globali.
In breve, Hulbert interpreta il rifiuto di Qatargas di firmare un accordo ventennale di fornitura di gas naturale liquefatto (GNL) a Centrica come il segnale di una chiara strategia da parte di Doha, decisa a concentrarsi sul mercato asiatico. All’apparenza nulla di stupefacente: i prezzi del gas in Cina e Giappone sono di almeno un terzo superiori alle quotazioni sull’hub britannico e l’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che il consumo di gas in Asia quasi triplicherà nel prossimo venticinquennio, a fronte di una domanda pressoché invariata in Europa. Tuttavia, il Qatar possiede riserve tanto grandi da poter rifornire senza problemi Europa e Asia, libero da logiche di aut-aut. Perché allora questa scelta? Secondo Hulbert, il Qatar – dopo aver aumentato la sua quota di mercato in Europa da zero al 4% nel giro di un decennio scarso – è restio a sottrarre altri clienti ai russi di Gazprom, storico maggior esportatore di gas verso l’Europa. Un ulteriore aumento delle spedizioni di GNL in Europa porterebbe con tutta probabilità al collasso dell’attuale sistema di contratti europei (indicizzati al petrolio), di cui Gazprom è tra i maggiori beneficiari. Se ciò accadesse, la Russia sarebbe dunque spinta a investire con più decisione in infrastrutture volte a vendere più gas ai clienti asiatici, entrando in concorrenza con il GNL di Doha. Sullo sfondo di tutto ciò, solo parzialmente analizzate da Hulbert, vi sono le dinamiche statunitensi, dove l’aumento di produzione di gas da scisti ha fatto crollare i prezzi interni ai minimi storici e potrebbe aprire la strada a esportazioni americane e canadesi in diretta competizione con i cargo asiatici di Doha.
Questa storia interesserebbe solo gli addetti ai lavori se la compagnia in questione non fosse un braccio operativo alle dirette dipendenze del Qatar. Potenza emergente che più atipica non si può, la minuscola monarchia del Golfo trae dalle esportazioni di gas naturale la linfa vitale per finanziare il suo ben noto attivismo sulla scena internazionale. Dalla creazione ed espansione di Al-Jazeera, al ruolo controverso giocato nelle diverse fasi delle primavere arabe, alla certo non meno importante organizzazione della Coppa del Mondo FIFA del 2022, tutto ha come condizione necessaria (ma certo non sufficiente!) il regalo geologico che il Qatar ha ricevuto con il più grande giacimento di gas naturale al mondo—in condivisione con l’Iran, ma questa è un’altra storia…
Le recenti mosse del Qatar sullo scacchiere globale della geopolitica dell’energia mostrano due caratteristiche fondamentali della sua leadership, fortemente accentrata attorno alla figura dell’emiro e di un ristretto gruppo di familiari e sodali.
La prima è un pragmatismo cauto e oculato, diametralmente opposto all’atteggiamento spaccone di molti leader inondati da petrodollari. Nulla a che vedere con le bizze incomprensibili alla Gheddafi o con l’aggressivo fervore ideologico di un Hugo Chavez. Il Qatar gioca sul lungo periodo e pare abbia più intenzione di diventare partner fisso delle grandi potenze piuttosto che farne saltare il banco.
La seconda è la modernità, intesa come lucida comprensione del mondo di oggi e delle sue dinamiche. Il Qatar ha scelto l’Asia rinunciando alla possibilità di aumentare la sua penetrazione nel mercato europeo. “L’Europa è uno strumento per interessi più ampi,” scrive Hulbert senza fare una piega, mostrando come, forse inaspettatamente, questi sceicchi cresciuti tra lusso e aria condizionata la sappiano molto più lunga di tanti osservatori di casa nostra. Per noi europei è un’iniezione di realismo, soprattutto per chi romanticamente sogna che i leader qatarioti, magari stregati dall’irresistibile fascino delle boutique di Parigi e dei campionati di calcio europei, si possano trasformare in una gallina dalle uova d’oro che rimedi ai nostri problemi finanziari ed energetici.
Non a caso, LSDP ha già osservato per tempo le mosse della famiglia Al-Thani, ponendola addirittura in cima alla nostra classifica dei Global Thinkers 2011. A cosa davvero punti il Qatar e come la sua influenza cambierà il mondo e l’Italia sono temi su cui LSDP tornerà a occuparsi presto





































Andrea Bonzanni
Nato a Saronno nel 1986, lavora nel settore energetico a Bruxelles. Per LSDP si occupa di scenari energetici, cambiamento climatico e geopolitica.