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Più droni per tutti

di Alessandro Aresu · 4 Comments · in Politica globale, Stati Uniti · 16 maggio 2012

I droni sono i nuovi protagonisti della via americana alla guerra. Gli aeromobili a pilotaggio remoto sono usciti ormai da tempo dalla pertinenza esclusiva nel regno dei videogiochi di Call of Duty  e, seppure non siano in grado ancora di realizzare le prospettive della fantascienza, sono una realtà militare a tutti gli effetti, con un impatto politico che è ancora difficile da dimostrare.

Le guerre dei droni. La New American Foundation, nell’ambito della Counterterrorism Strategy Initiative, pubblica un accurato report in continuo aggiornamento, “The Year of the Drone”, in cui ci si può rendere conto attraverso Google Maps e alcune statistiche, dell’entità degli attacchi dei droni americani in suolo pakistano. La stima dei morti secondo il loro Drone Research Database dal 2004 al 30 aprile 2012 va da un minimo di 1785 a un massimo di 2771 vittime, di cui un numero tra i 1492 e i 2300 è stato descritto come militante dalle fonti attendibili della stampa (il che porta al 17% le vittime non militanti). L’entità di questa trasformazione è stata ben descritta all’inizio del 2012 da Peter W. Singer di Brookings, autore di “Wired for War”

Appena dieci anni fa, l’idea di utilizzare robot armati in guerra era materia per le fantasie di Hollywood. Oggi, le forze armate degli Stati Uniti dispongono di più di 7000 sistemi aeronautici senza guida, chiamati popolarmente droni. E ce ne sono altri 12.000 in preparazione.

Una delle prime tendenze del 2012 è un approccio più trasparente ai droni da parte dell’amministrazione Obama, che d’altra parte la espone a maggiori critiche sulla legalità e moralità di tale strumento. All’inizio dell’anno, il presidente premio Nobel per la Pace ha ammesso per la prima volta durante una chat online che i droni statunitensi sono utilizzati con un “specifico e preciso sforzo per colpire persone presenti in una lista di terroristi attivi, che stanno cercando di colpire il popolo americano, le strutture e le basi americane”. La difesa di Obama ha attirato numerose critiche, come si può vedere da questo video, seppur pubblicato da un canale biased come Al Jazeera:

Il ruolo dei droni è stato poi affrontato, tra gli altri, nel confronto tra gli ufficiali dell’amministrazione Obama e il dibattito accademico. Mi riferisco in particolare al discorso del general counsel del Dipartimento della Difesa Jeh Johnson alla Yale Law School il 22 febbraio, e soprattutto al discorso dell’Attorney General Eric Holder tenuto alla Northwestern Law School il 5 marzo, che potete leggere qui, dove sostiene che gli attacchi dei droni per colpire i leader di al Qaeda e le loro forze di supporto non vanno considerati “assassinii” e sono compatibili con il diritto, sia il diritto degli Stati Uniti sia il diritto bellico. Le precisazioni di Holder erano rivolte alle critiche ricevute dall’amministrazione per l’uso dei droni, riassunte in particolare dalla critica di Bruce Ackerman relativa all’uccisione di Anwar al-Awlaki nella provincia yemenita di al-Jawf il 30 settembre 2011. Recentemente, mentre il dibattito giuridico continua, la Casa Bianca ha approvato nuovi attacchi mirati dei droni in Yemen, che hanno già colpito i primi obiettivi, sempre con la reiterata opinione dissenziente di Ackerman  sulla legalità di questa escalation.

Dalla fine della storia all’inizio dei droni. Tuttavia, sarebbe ormai riduttivo considerare i droni soltanto i protagonisti delle operazioni militari degli Stati Uniti all’estero. Ciò che ha attirato l’attenzione generale negli ultimi mesi è il loro sempre più frequente utilizzo civile, a uso personale o da parte di istituzioni non militari. A febbraio Francis Fukuyama, il celebre autore della formula “la fine della storia”, ha raccontato con eccitazione nel suo blog su “The American Interest” le sue esperienze personali con i droni, a cui ha dedicato un canale Youtube dove finalmente spiega che cosa si fa quando “finisce” la storia: si gioca con gli aerei personali. I droni, secondo un servizio di CBS, diventeranno sempre più parte della vita quotidiana degli americani. Non solo perché il film “Unmanned”, che racconta la storia di un pilota di droni, è stato fnanziato dal Tribeca Film Institute, ma perché saranno utilizzati per ragioni di sicurezza nei confini degli Stati Uniti, contribuendo tra l’altro ad aprire un mercato redditizio per i veicoli in uso ai dipartimenti di polizia, il che ovviamente porta a legittime domande sulla privacy dei cittadini.

Ma la proliferazione dei droni negli Stati Uniti non riguarda soltanto i dipartimenti di polizia: anche per ragioni economiche, le istituzioni che sembrano più attive in questo nuovo mercato sono le università  . Come riportato da Salon, la Federal Aviation Administration ha autorizzato 25 università all’uso di droni nello spazio aereo americano. Oltre agli ordinari veicoli senza pilota targati U.S. Army, U.S. Navy o NASA, ci si potrà imbattere nei droni che portano il vessillo di Cornell, Georgia Tech o Ohio University.

Tagged with: droni • guerra • Obama • università 
Alessandro Aresu
Autore

Alessandro Aresu

Nato a Cagliari nel 1983, è cofondatore e direttore de Lo Spazio della Politica, collaboratore di Limes e della Nuova Sardegna. Per LSDP cura le rassegne stampa e si occupa di analisi di scenario sulla politica italiana, oltre che di Stati Uniti.

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  • Massimo Lanfranco

    Sottoscrivo in pieno, ma modificherei la prima riga:

    I droni sono i nuovi protagonisti della guerra

    e le ultime, aggiungendo Politecnico di Torino, Politecnico di Milano, …

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=1417728920 Alessandro Aresu

    Hai ragione, Massimo!

  • Pingback: I droni pirati | Lo Spazio della Politica

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