Uno studio commissionato dalla European Climate Foundation e da Green Budget Europe analizza l’impatto di una tassa sulle emissioni di CO2 sull’economia europea, concludendo che « misure fiscali sulle emissioni di CO2 possono generare entrate significative con un impatto macro-economico meno depressivo di altri tipi di tasse ».
Il rapporto si adopera poi per trovare soluzioni politicamente praticabili per applicare questo principio, analizzando gli effetti di possibili riforme fiscali in tre paesi europei (Spagna, Polonia, Ungheria), la revisione della direttiva europea sulla tassazione dell’energia e un aggiustamento dell’Emission Trading Scheme (ETS).
L’idea è semplice e non fa una piega: se da qualche parte i soldi li dobbiamo andare a cercare, meglio tassare quelle attività con gravi effetti collaterali sull’ambiente e sul clima piuttosto che lavoro e redditi personali. Un’imposta di questo tipo sarebbe poi semplice da riscuotere e migliorerebbe la bilancia commerciale dei paesi europei, essendo i combustibili fossili per larga parte importati. Auspichiamo che il rapporto stimoli la discussione, soprattutto ora che comincia a respirarsi aria nuova nei summit europei e internazionali.
Con un piccolo appunto: come tasse e austerità non hanno ridotto i deficit dei paesi europei, non ci si può illudere che una riforma fiscale risolva d’un sol colpo recessione e emergenza clima. Altrimenti l’Italia, come mostrano i grafici qui sotto, sarebbe una volta tanto tra i modelli da seguire in Europa. Senza ben più complesse politiche di complemento, alte tasse sull’energia significheranno soltanto aumenti della benzina e bollette più salate, e a rimetterci sarebbero i consumatori più vulnerabili.





































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