Non mi stupisce il successo del MoVimento 5 Stelle quanto il background dei suoi rappresentanti. Disoccupati, precari, casalinghe, studenti ed informatici. Tanti informatici. Uno spaccato credibilissimo della realtà di tutti i giorni.
Siamo lontani dai grandi borghesi (avvocati, magistrati, professori universitari, e giornalisti) della politica di un tempo, e persino dalla poltiglia di nullità compiacenti, autentiche schegge di non essere sfuggite a Parmenide, dell’ultimo asse Lega-PDL. Pizzarotti è informatico, impiegato attualmente come project manager in una grande banca emiliana. Te lo immagini in un vecchio open space che completa i Gantt, staffa il progetto, si committa sulle milestones, e tutte le altre cacofonie che la neolingua degli uffici IT ci impone.*
E non c’è solo Pizzarotti certo. Ma chi sono alora questi informatici che adesso comandano Parma, la città che tra Parmalat e Comune rischia di diventare famosa come la città dei due buchi? Manca in Italia una descrizione precisa dei lavori dell’Information Technology, anche a livello di immaginario. Non basta più dire “lavoro con i computer”, perché ormai tutti lavorano con i computer.
A livello normativo queste professioni costituiscono una autentica giungla. Non ci sono titoli abilitanti, o barriere d’ingresso. In un paese in cui non ci si può nemmeno dichiarare guida turistica senza l’iscrizione all’apposito albo, chiunque può tranquillamente mettere le mani ai database più critici del paese senza che la legge imponga nessun controllo sulle sue qualifiche o competenze. Il rischio di essere spennati vivi in genere è sufficiente.
A livello salariale e contrattuale, non parliamone. E’ cosa comune entrare in un qualsiasi dipartimento IT e trovare dieci persone sedute in un tavolo a fare stabilmente lo stesso identico lavoro assunte da dieci aziende diverse con dieci inquadramenti salariali differenti, tra outsourcing, body rental e progetti vari. E’ una giungla inestricabile ma rigogliosa, che forse proprio per il grado di libertà concesso da da lavorare veramente a tante persone. Le grandi realtà della consulenza IT danno da lavorare a migliaia di neolaureati ogni anno.
I giovani informatici hanno ancora buone possibilità compiere il miracolo italiano, ovvero ottenere uno stipendio mensile, il mutuo per la casa, una famiglia, dei figli e tante altre cose incredibili che i genitori ci hanno raccontato per anni, ma alle quali non abbiamo mai creduto per davvero, tipo Babbo Natale.
Cosa sa il mondo di questi informatici? Non si è andati oltre una rappresentazione stereotipata e irreale, degna del telefim “The IT Crowd”. Il genietto del computer, sociopatico, sperso tra modem impolverati, necessario, ma a malapena tollerato, incapace di comprendere le esigenze del business e della società strutturalmente incapace di dialogare con le donne, inattivo, timido, pigro, pieno di fissazioni. Frustrati sessuali cronici, che si infilano l’ovatta nel costume per acchiappare in spiaggia, come ne “La rivincita dei Nerd”.

Ma di cosa stiamo parlando? Quante donne invece lavorano nell’IT? Quante mamme lavorano nell’IT? Quanti ragazzi impegnati in politica, nel sociale, con ottime letture alle spalle? Tantissimi, ve lo dico io. E se allora l’informatico non fosse nerd, e fosse semplicemente normale, come il volto affidabile del buon Pizzarotti? E se l’informatico fosse persino migliore degli altri?
Il lavoratore dell’IT ha l’approccio vincente nella società della conoscenza. Egli non sa tutto, ma sa dove procurarsi le informazioni di cui di volta in volta necessita. Il suo background è misto. Può essere un diplomato che lavora da una vita, un ingegnere, un matematico, o anche umanista. Tuttavia la rappresentazione che ha di sè non dipende mai dai suoi studi. Il rispetto tra informatici non deriva dalla gerarchia o dalle classi sociali, ma unicamente dalle competenze dimostrate, dalla voglia costante di insegnare ed imparare dagli altri, e soprattutto, dalla disponibilità verso chi ha bisogno di aiuto. La ragione d’essere ultima di un informatico è aiutare gli altri a far meglio le cose che fanno. La logica dell’assistenza e della disponibilità all’ascolto è congenita in questo lavoro. Ci si dispera e si stressa, ma la prima cosa da fare sempre è risolvere il problema dell’utente, capire cosa vuole, cercare di dargliela. Se non si sa una cosa ci si informa, si cerca di capire, si cerca su Google, si chiede. La cosa importante non è affermare un proprio pensiero da capobranco alfa, ma solo risolvere i problemi, perchè solo allora, tipicamente si viene lasciati un po’ in pace. Vi rendete conto che razza di classe politica con gli attributi può venire fuori da persone del genere? Per anni gli informatici sono stati considerati gli ultimi, i reietti della società. Forse è per questo che ora, tra Zuckerberg, Page e Brin, stanno ereditando la terra?
* NOTA – anche Tosi era un informatico, ma lo fu per pochissimo tempo prima di ritrovarsi politico a tempo pieno.




































Francesco De Collibus