Mentre nella vecchia Trinacria si dà il via ai nuovi “moti siciliani” per contestare il taglio dei fondi al Teatro di Messina, il Teatro Valle di Roma rimane occupato dallo scorso anno per simili motivi, e il collettivo di artisti Macao continua ad appropriarsi di spazi vuoti a Milano per creare delle aree artistico-culturali nella città e al tempo stesso protestare contro le speculazioni edilizie, c’è chi gli artisti cerca di attrarli per “ripopolare” interi quartieri e cosi rinnovarne l’immagine, migliorarne la coesione sociale, rilanciare il turismo e porre le basi della new economy in cui dominano creatività, innovazione e propensione al rischio.
«La crise ne rend pas la culture moins nécessaire, elle la rend plus indispensable»: sono le parole pronunciate dall’attuale primo ministro francese Jean-Marc Ayrault poco prima di dare le dimissioni da sindaco di Nantes e assumere il nuovo incarico sotto il nuovo governo Hollande.
Nantes è un ottimo esempio di come la cultura possa essere integrata in maniera vincente in un progetto di sviluppo urbano. Il Quartier de la Création di Nantes è un ex-area industriale di 15 ettari che si trova su un’isola circondata dalle acque del fiume Loira e di fronte al centro della città (l’Île de Nantes). Negli ultimi vent’anni anni Nantes si è posta come obiettivo di riabilitare un vasto territorio precedentemente utilizzato come sito industriale affinché i cittadini potessero riappropriarsi di quest’area rimasta abbandonata dopo la chiusura del cantiere navale nel 1980. L’area è stata interamente rinnovata grazie a una politica lungimirante che ha messo l’arte e la cultura al centro di un processo di riqualificazione urbana, sviluppo locale, coesione sociale e “branding” al fine di attirare imprese creative, investitori, turisti, studenti nonché gli abitanti locali.
Quartier de la Création – Fonte: Samoa (clicca sulla foto per ingrandire)
Il Quartier de la Création è il risultato “naturale” di una nuova visione per lo sviluppo della città alimentata da una serie di sperimentazioni artistiche iniziate negli anni ’90. All’arte contemporanea è stata data la missione di riportare la gente sull’isola. Questo processo è iniziato con il Festival Des Allumés nel 1990 e con la costituzione della compagnia teatrale Theatre Royal de Luxe. In quegli anni, Otello di Shakespeare è stato svolto negli hangar del grande conglomerato francese Alstom. Il festival di musica classica “La Folle Journée” insieme all’apertura di mostre, concerti, luoghi espositivi o sale da spettacolo, come l’Hangar à Bananes, sono stati creati per «invadere» il territorio abbandonato e creare la sua nuova identità “post-industriale”. Architetti come Dominique Perrault, François Grether, Alexandre Chemetoff, Jean Nouvel, Smets e Azzi hanno ripensato il lungomare per contribuire a definire questo nuovo territorio e proporne una nuova immagine. L’elefante prodotto dalla compagnia teatrale internazionale La Machine (una gigantesca macchina “teatrale” raffigurante un elefante) è diventato l’icona della città ricalcando lo spirito “esotico” ed esploratore di Jules Verne, nato a Nantes.
Questi interventi artistici hanno a loro volta innescato nuove idee a livello politico. L’ex sindaco Jean Marc Ayrault ha sviluppato un forte credo nel potere dell’arte e della cultura per stimolare la trasformazione economica e sociale. Il sostegno alla cultura è passata da sperimentazione a priorità politica.
Con il trascorrere degli anni, l’idea di sviluppo urbano attraverso la cultura è stata meglio definita con l’obiettivo di creare un vero ecosistema per le imprese culturali e creative, a partire dalla formazione (la scuola di architettura ha aperto nel 2009 e la scuola d’arte, scuola d’arte grafica si sposterà adesso nella zona) all’incubazione/sostengo all’impresa (il “Karting” accoglie circa 50 aziende creative e 100 posti di lavoro; “La Fabrique”, un luogo dedicato alla musica, raccoglie le associazioni coinvolte nella produzione musicale e festival, fornisce servizi di formazione e supporta l’internazionalizzazione). La città oggi conta 5.600 posti di lavoro nel settore delle industrie culturali e creative a Nantes con un incremento del 200% dal 1982.
La città, inoltre, ha posto le basi di un sviluppo culturale e creativo locale per poi posizionarsi come hub innovativo a livello europeo. Nantes ha partecipato a diversi progetti INTERREG e oggi é partner di una delle iniziative di punta della Commissione Europea – la European Creative Industries Alliance (ECIA) – per cui cura il progetto pilota sui “creative spillovers” (ossia sulle possibili connessioni tra industria culturale e creativa e settori come l’industria manufatturiera, la sanità, o le nuove tecnologie).
Infine, a Nantes la cultura fa binomio con turismo. Da città di passaggio, Nantes è diventata destinazione turistica grazie a un’offerta culturale che ha radicalmente trasformato l’immagine della città e il suo potenziale creativo. Nantes è oggi la settima destinazione francese. Il numero di visitatori è passato da 140,000 nel 2006 a 220,000 nel 2011.
A Nantes, all’investimento culturale rispondono arte, coesione sociale, rinnovata immagine e sviluppo economico. In Italia, purtroppo, la cultura rimaniamo per lo più a guardarla da lontano, con l’immobilismo di chi resta in bilico tra orgoglio e scetticismo. Occorre invece spirito creativo e propensione all’innovazione. Nantes non nasce come città creativa ma ha posto le basi per diventarlo permettendo agli artisti locali di sperimentare e appropriarsi della città. Tutto questo “condito” da una leadership politica visionaria, in grado di comprendere il potenziale ruolo della cultura per la società di oggi e di domani.




































Pingback: Appunti per gli Stati Generali della cultura | Lo Spazio della Politica
Pingback: Appunti per gli Stati Generali della cultura | Partito Democratico Lido e Pellestrina