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Chi la fa (la cultura) l’aspetti (la crescita)

di Valentina Montalto · 7 Comments · in Città e territori, Economia ed innovazione · 28 giugno 2012

Mentre nella vecchia Trinacria si dà il via ai nuovi “moti siciliani” per contestare il taglio dei fondi al Teatro di Messina, il Teatro Valle di Roma rimane occupato dallo scorso anno per simili motivi, e il collettivo di artisti Macao continua ad appropriarsi di spazi vuoti a Milano per creare delle aree artistico-culturali nella città e al tempo stesso protestare contro le speculazioni edilizie, c’è chi gli artisti cerca di attrarli per “ripopolare” interi quartieri e cosi rinnovarne l’immagine, migliorarne la coesione sociale, rilanciare il turismo e porre le basi della new economy in cui dominano creatività, innovazione e propensione al rischio.

«La crise ne rend pas la culture moins nécessaire, elle la rend plus indispensable»: sono le parole pronunciate dall’attuale primo ministro francese Jean-Marc Ayrault poco prima di dare le dimissioni da sindaco di Nantes e assumere il nuovo incarico sotto il nuovo governo Hollande.

Nantes è un ottimo esempio di come la cultura possa essere integrata in maniera vincente in un progetto di sviluppo urbano. Il Quartier de la Création di Nantes è un ex-area industriale di 15 ettari che si trova su un’isola circondata dalle acque del fiume Loira e di fronte al centro della città (l’Île de Nantes). Negli ultimi vent’anni anni Nantes si è posta come obiettivo di riabilitare un vasto territorio precedentemente utilizzato come sito industriale affinché i cittadini potessero riappropriarsi di quest’area rimasta abbandonata dopo la chiusura del cantiere navale nel 1980. L’area è stata interamente rinnovata grazie a una politica lungimirante che ha messo l’arte e la cultura al centro di un processo di riqualificazione urbana, sviluppo locale, coesione sociale e “branding” al fine di attirare imprese creative, investitori, turisti, studenti nonché gli abitanti locali.

Quartier de la Création – Fonte: Samoa (clicca sulla foto per ingrandire)

Il Quartier de la Création è il risultato “naturale” di una nuova visione per lo sviluppo della città alimentata da una serie di sperimentazioni artistiche iniziate negli anni ’90. All’arte contemporanea è stata data la missione di riportare la gente sull’isola. Questo processo è iniziato con il Festival Des Allumés nel 1990 e con la costituzione della compagnia teatrale Theatre Royal de Luxe. In quegli anni, Otello di Shakespeare è stato svolto negli hangar del grande conglomerato francese Alstom. Il festival di musica classica “La Folle Journée” insieme all’apertura di mostre, concerti, luoghi espositivi o sale da spettacolo, come l’Hangar à Bananes, sono stati creati per «invadere» il territorio abbandonato e creare la sua nuova identità “post-industriale”. Architetti come Dominique Perrault, François Grether, Alexandre Chemetoff, Jean Nouvel, Smets e Azzi hanno ripensato il lungomare per contribuire a definire questo nuovo territorio e proporne una nuova immagine. L’elefante prodotto dalla compagnia teatrale internazionale La Machine (una gigantesca macchina “teatrale” raffigurante un elefante) è diventato l’icona della città ricalcando lo spirito “esotico” ed esploratore di Jules Verne, nato a Nantes.

Questi interventi artistici hanno a loro volta innescato nuove idee a livello politico. L’ex sindaco Jean Marc Ayrault ha sviluppato un forte credo nel potere dell’arte e della cultura per stimolare la trasformazione economica e sociale. Il sostegno alla cultura è passata da sperimentazione a priorità politica.

Con il trascorrere degli anni, l’idea di sviluppo urbano attraverso la cultura è stata meglio definita con l’obiettivo di creare un vero ecosistema per le imprese culturali e creative, a partire dalla formazione  (la scuola di architettura ha aperto nel 2009 e la scuola d’arte, scuola d’arte grafica si sposterà adesso nella zona) all’incubazione/sostengo all’impresa (il “Karting” accoglie circa 50 aziende creative e 100 posti di lavoro; “La Fabrique”, un luogo dedicato alla musica, raccoglie le associazioni coinvolte nella produzione musicale e festival, fornisce servizi di formazione e supporta l’internazionalizzazione). La città oggi conta 5.600 posti di lavoro nel settore delle industrie culturali e creative a Nantes con un incremento del 200% dal 1982.

La città, inoltre, ha posto le basi di un sviluppo culturale e creativo locale per poi posizionarsi come hub innovativo a livello europeo. Nantes ha partecipato a diversi progetti INTERREG e oggi é partner di una delle iniziative di punta della Commissione Europea – la European Creative Industries Alliance (ECIA) – per cui cura il progetto pilota sui “creative spillovers” (ossia sulle possibili connessioni tra industria culturale e creativa e settori come l’industria manufatturiera, la sanità, o le nuove tecnologie).

Infine, a Nantes la cultura fa binomio con turismo. Da città di passaggio, Nantes è diventata destinazione turistica grazie a un’offerta culturale che ha radicalmente trasformato l’immagine della città e il suo potenziale creativo. Nantes è oggi la settima destinazione francese. Il numero di visitatori è passato da 140,000 nel 2006 a 220,000 nel 2011.

A Nantes, all’investimento culturale rispondono arte, coesione sociale, rinnovata immagine e sviluppo economico. In Italia, purtroppo, la cultura rimaniamo per lo più a guardarla da lontano, con l’immobilismo di chi resta in bilico tra orgoglio e scetticismo. Occorre invece spirito creativo e propensione all’innovazione. Nantes non nasce come città creativa ma ha posto le basi per diventarlo permettendo agli artisti locali di sperimentare e appropriarsi della città. Tutto questo “condito” da una leadership politica visionaria, in grado di comprendere il potenziale ruolo della cultura per la società di oggi e di domani.

Tagged with: ayrault • cultura • Francia • nantes 
Valentina Montalto
Autore

Valentina Montalto

Nata a Palermo nel 1985, è ricercatrice e consulente presso KEA European Affairs, agenzia di consulenza strategica con sede a Bruxelles specializzata nel settore delle industrie culturali e creative. Per LSDP si occupa delle relazioni tra economia e cultura.

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  • Chiara Mazzone

    Valentina, ottimo articolo, dettagliato e interessante. Non posso che confermare quanto dici, aggiungendo il dinamismo di Nantes a livello europeo, in tutti i settori (servizi pubblici e sociali, fondi strutturali, presenza e rappresentatività a Bruxelles), aggiunta ad un forte volontarismo politico e una buona visione territoriale d’insieme. Una collettività (nel senso lato) che ha saputo crescere insieme e sviluppare innovazione e creatività, arrivando a brillare a livello europeo. Presso i giovani francesi Nantes é diventata un polo di attrattività per sperimentare nuovi mestieri, lavorare nelle sue agenzie urbane, entrare nelle amministrazioni pubbliche. L’immagine della città quando ci sono stata é di ebollizione e di integrazione con l’acqua e le ristrutturazioni in corso (la ristrutturazione é più ampia della sola città, arrivando a “questionare” il ruolo centrale della loira e dei cantieri navali di S.Nazaire poco lontani). Unico punto negativo forse: a fronte delle ristrutturazioni territoriali e edilizie, i prezzi dell’immobiliare sono ‘grimpés’ alle stelle. Qui ci si scontra tra la visione creativa delle città, che possono si’ essere inclusive, ma che per natura si gentrificano perché il pubblico che é interessato alla nuova qualità urbana é un abitante medio più qualificato, più “bobo”, con un livello di formazione culturale superiore, che cerca e “usa” la cultura nel tempo libero. Si detronano cosi i vecchi abitanti già presenti en ville. La vera sfida delle nostre città europee é di capire se possiamo e vogliamo cercare questa prossimità sociale per trasformarla in prossimità urbana geografica. Non sono sicura che abbiamo una risposta univoca a livello europeo. Complimenti comunque per l’articolo di qualità.   

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=541740886 Moris Gasparri

    Ragazze, sapete dirmi quanto di questo rinascimento nantesiano è stato finanziato con soldi pubblici / fondi comunitari, o quanto invece con investimenti privati? Chiara, la regione in cui si trova Nantes come è messa dal punto di vista economico?

  • Valentina Montalto

    Da un punto di vista economico é messa relativamente bene, ma ha dovuto ripensare l’economia dopo la chiusura delle fabbriche (e l’ha saputo fare a differenza di altre regioni europee di cui non faccio nomi). I fondi europei sono stati fondamentali per finanziare tutti i loro progetti ma credo che siano riusciti ad attrarre anche investimenti privati (cerchero). In ogni caso, é grazie all’investimento pubblico che hanno attirato le imprese locali all’Ile de Nantes.

  • Chiara Mazzone

    Cosi’, a bruciapelo, la Région Pays de la Loire é l’unica che non ha finanziato l’innovazione dei suoi clusters con troppi soldi pubblici (una delle poche in Francia, altre regioni hanno finaziato fino all’80%). Riguardo al budget é messa bene, perché tutte le collettività locali sono obbligate ad avere budget in pareggio e possono indebitarsi solo per gli investimenti secondo una “Règle d’Or” locale (indebitamento molto basso delle collettività in Francia comunque). Il peso del pubblico non é comparabile tra i due stati: come spieghero’ nel mio prossimo articolo sul sistema di innovazione e ricerca in Francia, il pubblico conta perché porta innovazione. Sfido i francesi a trovare un settore di policies dove non esista un intervento pubblico (statale o a livello locale). Bisogna anche dire che oltralpe l’investimento pubblico e privato sono molto più complementari che da noi, in ragione di un interconnessione storica molto più forte e anche per la presenza di un sistema industriale governato dal centro, al contrario dell’Italia. I fondi strutturali hanno sicuramente contato, ma le “enveloppes” assegnate non cambiano rispetto alla creatività o alla riqualificazione urbana che si fa su un territorio, ma sono assegnate da Bruxelles ad inizio programmazione (2006-2007) secondo criteri obiettivi di disoccupazione, PIB, etc della Regione. Il grande risultato é di averli utilizzati in modo intelligente.    

  • Valentina Montalto

    Ciao Chiara,grazie per il tuo commento,assolutamente pertinente.Sulla crescita sfrenata dei prezzi dell’immobiliare dici bene ma é un problema di tutte le città che si sviluppano.L’affitto concordato (che come sai esiste in Italia ma non so in Francia) potrebbe essere una soluzione almeno per permettere a chi ha degli stipendi bassi di vivere in centro o nelle sue prossimità.

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