L’altro giorno assistevo ad uno dei dibattiti che hanno animato i Dialoghi di Trani, dal tema “La crisi sulla pelle”. Nomi importanti, Guido Viale, Massimo Brutti, Giorgio Zanchini e Giovanni Vecchi a confrontarsi su come la crisi economica stia rimodellando abitudini, concezioni ed equilibri globali. Ma, nel momento in cui è saltato fuori l’acronimo BRIC, è spuntato il classico cliché del “paese emergente“.
Al di là di casi specifici, eccezioni e contraddizioni, è difficile inquadrare oggi i BRIC come paesi emergenti. Soprattutto se parliamo di Brasile e Cina. E anche Jim O’Neill, inventore della formula BRIC, ritiene che la definizione di “paesi (o mercati) emergenti” ora vada stretta. Questo contrasto diventa ancor più stridente quando si nota che proprio nello stesso giorno del dibattito, giusto poche ore prima, era stato lanciato il razzo Long March 2F, per la prima missione spaziale cinese con equipaggio, Shenzhou-9. Tre taikonaiuti, Jing Haipeng, Liu Wang e Liu Yang, impegnati in una missione che prevede il rendez-vous con con la stazione spaziale Tiangong-1 e la permanenza in orbita per dieci giorni.
Per un “paese emergente” sarebbe molto difficile organizzare un programma spaziale completo ed organizzato come quello cinese. È una questione di conoscenze, risorse ed obiettivi. Certo, Cina ed i restanti BRI non possono essere considerati ancora economie mature.
Ma non bisogna farsi ingannare da contraddizioni ed ambiguità, appiccicando l’etichetta di “paese emergente”. Ancora oggi, questi paesi sono di difficile comprensione per molti.
Per fortuna esistono personaggi come Michael Pettis, Evan Osnos o Alberto Forchielli. Tra questi, possiamo annoverare anche James Fallows. Corrispondente per The Atlantic e autore di China Airborne. Libro che narra direttamente on the (air)field le singolarità della Cina moderna. Storie e personaggi di un paese che guarda verso il futuro. Reportage da un paese in continua evoluzione, dove ogni mese viene inaugurata una nuova strada o una nuova ferrovia ad alta velocità. Dove le mappe cittadine nel giro di pochi mesi perdono la loro validità, poiché quel quartiere o quella strada son cambiati. O perché da sempre la People Liberation Army considera le mappe come informazioni sensibili.

Ma sopratutto, China Airborne regala una lettura molto più complessa e stratificata dei rapporti diplomatici ed economici tra Cina e Stati Uniti. Che va ben oltre i vari Kissinger e Zhou Enlai, o Clinton e Jiang Zemin. In particolare, racconta la complessa rete di collaborazione e cooperazione tra le corporations americane dell’aviazione ed i corrispettivi cinesi. Cooperazione che si estende anche agli enti governativi, tra la Federal Aviation Administration e la Civil Aviation Administration of China.
Boeing come potentissimo strumento diplomatico. È lo stesso Fallows a scrivere, in una intervista per The Interpreter, che “In many cases, Boeing has been the de facto third sovereign power in dealings between the US and China“. L’acquisto di alcuni 707 dopo la visita di Richard Nixon in Cina, e di tre 747 dopo la visita di Deng Xiaoping negli States, come dimostrazione di interesse nelle relazioni tra i due paesi. Oppure Paine Field, Everett, nord di Seattle. Sede di Boeing e prima tappa del viaggio di Hu Jintao nel 2006 negli States, appositamente per visitare la linea di assemblaggio dei 747. Così come accadde nel 1993, con Jiang Zemin. Ma il legame tra la Cina e Boeing è ancora più profondo, radicato nella storia dell’aviazione. Ed ha un nome: Wong Tsu, primo ingegnere della neonata Boeing Company, nel 1916.
China Airborne non è, ovviamente, esaltazione della Cina. Ma, contrariamente a molti, riesce a narrare la complessità di un paese che non può essere liquidato solo come “emergente”. E ciò che rende interessante questo libro, come reportage e come analisi, è proprio la tesi di fondo: guardare all’aviazione generale, commerciale e all’aerospazio come simboli della maturità economica di un paese. O come meglio spiega Joseph Tymczynszyn, alias Joe T, Executive Director della US-China Aviation Cooperation “This industry is a perfect test case of economic maturity in general, so there’s no shortcut to success“.




































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