Dopo “con la cultura non si mangia”, frase che abbiamo smontato spesso anche su Lo Spazio della Politica, con gli interventi di Valentina Montalto, qualcuno dirà anche che con la scienza non si mangia, dato che non ci si può fare un panino con un semiconduttore?
Fareed Zakaria mette le mani avanti e risponde a dovere, nel suo ultimo editoriale sul Washington Post, intitolato “How government funding of science rewards U.S. taxpayers”. Zakaria sostiene che la scienza, in un momento denso di notizie economiche depressive, è ancora in grado di infondere ottimismo, e che nella nuova “corsa dei cervelli” tra le nazioni, gli Stati Uniti possano aumentare la loro forza nella scienza e nella tecnologia, se solo prendono le decisioni giuste. Spesso è anche un problema di attenzione sociale, in cui i media non sono innocenti. Gli esempi positivi, spesso poco noto, sono a detta di Zakaria più rilevanti degli esempi negativi, come il molto pubblicizzato flop di Solyndra (di cui abbiamo parlato anche qui):
Prendiamo, per esempio, la decisione di mappare il genoma umano. Il governo federale ha finanziato quel progetto a un impressionante costo di 3,8 miliardi di dollari, nel corso di un periodo di 15 anni. Ma consideriamo il ritorno dell’investimento. Uno studio – finanziato dall’industria – calcola che lo Human Genome Project ha contribuito a movimentare 796 miliardi di dollari in attività economiche e ha aumentato di 244 miliardi dollari i redditi delle persone fisiche, creando 310.000 posti di lavoro nel solo 2010. Questi numeri possono anche essere esagerati, ma la portata dell’impatto dell’investimento è molto chiara in vasti campi come l’agricoltura e la medicina, nonché in nuove aree come la terapia genica.
Zakaria ricorda poi che non bastano i semplici finanziamenti per incoraggiare la scienza e la tecnologia, ma è necessario agire sul sistema burocratico e dei regolamenti che spesso frena l’innovazione. Perciò, conclude, i calcoli sulla convenienza di ingenti aumenti degli investimenti in scienza e tecnologia sono chiari. Il vero problema riguarda le scelte politiche.





































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