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Guida al Partito dei Giovani

di Andrea Danielli · 9 Comments · in Leader, partiti, classi dirigenti, Pianeta elezioni, Politica italiana · 25 giugno 2012

Pochi giorni fa Enrico Mentana lanciava sul proprio profilo Facebook una breve considerazione “se non facessi un altro mestiere, fonderei un partito per il lavoro ai giovani”. Prima reazione spontanea: fa specie che sia un giovane di 57 anni a portare alla ribalta un tema che spetta a noi fare nostro. Ma vista l’età media dei politici, dei giornalisti e di chi controlla i media, non poteva essere diversamente.

Proviamo allora ad approfittare di questo squarcio di riflessione sui giovani, prima che la finestra mediatica si chiuda, e a impostare un dibattito da LSDP.

 

Ha senso un “Partito dei giovani”?

Non mi dilungo su definizioni e categorizzazioni, non mi interessa arrivare a escludere qualcuno da un eventuale movimento dei giovani. E’ più utile capire cosa si vuole trasmettere col concetto di “Partito dei giovani”. Per me significa principalmente che i giovani devono entrare nel più breve tempo possibile nella “stanza dei bottoni”. Perché fino a oggi chi ci è stato ha fatto scelte consapevoli volte all’autoconservazione. Scelte che hanno impoverito e ridotto in situazioni di dipendenza milioni di giovani.

Non si tratta di sola autodifesa, è evidente. Culturalmente chi è cresciuto negli anni 90 è diverso da chi ha vissuto il 68 e il 77, in negativo e in positivo. In negativo, perché siamo una generazione pasciuta di benessere nell’infanzia, e non abbiamo la cattiveria necessaria per fare rivoluzioni. In positivo, perché chi ha visto la nascita e l’esplosione di internet, dell’open culture, ragiona in maniera meno ideologica e più pragmatica. E’ estremamente formato e capace di auto-formazione continua. Negli ultimi quindici anni sono accaduti fenomeni di totale rottura: i social network, l’open source (software e ora hardware), la globalizzazione, la nascita dell’Euro, gli smartphone, e chi li ha vissuti in prima persona è più adatto a indicare la via per i prossimi anni; solo noi giovani abbiamo chiare le priorità per questo paese: meritocrazia, ricerca, semplificazione, digitalizzazione, sostenibilità, integrazione degli stranieri, riduzione costi della politica.

Questo paese è in piena crisi economica e si priva delle sue risorse migliori: parlo dei 42.000 laureati che ogni anno lo abbandonano, del 30% di disoccupati sotto i 24 anni, dei due milioni di Neet. La crescita si realizza mediante la creazione di nuove imprese e nuovi posti di lavoro. Per i giovani crearsi un lavoro è forse l’unica opportunità per ritrovare un’autonomia perduta.  È presto detto perché occorre affidarsi ai giovani: perché hanno un tornaconto nel salvare il paese. L’energia e l’entusiasmo che possono generare milioni di nuovi imprenditori e lavoratori è imprevedibile: i giovani possono impegnarsi a fondo per salvare l’Italia, solo a patto di essere rappresentati e poter contare. “No taxation without representation” è valido anche per noi. Perché quando una partita iva deve pagare oltre il 60% di tasse sul proprio guadagno, e quando un dipendente si vede lo straordinario tassato al 50%, le domande sul senso del pagare le tasse, per non avere nulla in cambio, se le pongono tutti, soprattutto se si guadagna poco…

 

A chi si rivolge un simile movimento?

Il “Partito dei Giovani” è chiaramente un partito riformista. Mi piacerebbe fosse capace di osare e sperimentare. E’ evidente che non si rivolge solo a chi ha un’età anagrafica inferiore a 40 anni, bensì si propone come motore di innovazione politica. I miei coetanei non amano le rigidità ideologiche, sapendo dove si vuole arrivare credo sia possibile tentare diverse strade, senza pregiudizi.

Come bacino elettorale è possibile attingere ai giovani sfiduciati che, probabilmente, si fidano oggi solo di coetanei; e forse si può richiamare chi non vota da tempo, e ha bisogno di una vera novità politica (un partito che non nasce per protestare ma per costruire). Dato che l’obiettivo del PdG è di andare al governo, credo che convenga presentarsi alle elezioni all’interno di una coalizione di Centro Sinistra. Perché il CS ha bisogno di una ventata veramente riformista, e perché si abbassano le soglie di sbarramento, ed è più facile entrare in Parlamento. Trattandosi di un movimento nuovo, è importante trasmettere all’elettore il messaggio che il proprio voto non andrà perso.

 

E’ realistico pensare di poterlo creare per le politiche del 2013?

Ci vuole una strategia innovativa, e il coraggio di abbandonare tutte le precedenti esperienze politiche. Ci vuole un improvviso spirito di collaborazione, di fiducia a occhi chiusi. Non c’è tempo di conoscersi tutti. Per questo penso che per dare vita a questo movimento avremmo bisogno prima di tutto dell’apporto di realtà associative già esistenti, che hanno avuto modo di dimostrare sul campo il proprio impegno nella realizzazione di un mondo migliore: gli hubbers, i membri di Rena, gli animatori de “Il nostro tempo è adesso”,  Italian start up scene, Esterni, i makers, Libera, Green Geek, CandidaMente, CNA Giovani Imprenditori, gli alumni dei collegi d’eccellenza. Pragmaticamente, le associazioni e le reti sono centrali in questo progetto, nella sua fase di avvio, per la capacità di coinvolgere subito migliaia di persone.

Un unico principio, uno slogan, potrebbe attirare migliaia di candidati e voti: “se non ti piace la mia faccia, mettici la tua”. Si tratta della contendibilità delle cariche, principio che non esiste in nessun partito e movimento attuale (nemmeno nel M5S). E la tecnologia potrebbe dirci come fare, offrendoci un portale in cui ogni potenziale candidato può avere una propria pagina personale (stile blog) dove caricare il cv e un video di tre minuti di presentazione; e dove viene sottoposto a un sistema di valutazione (like? Scala di voti? O una combinazione dei due). Si rimane sul sito due settimane, poi il portale seleziona automaticamente i profili che sono sotto la media di like/voti. Dopo qualche ciclo di riduzione, scelti i candidati, si passa a stilare un programma sintetizzando le idee dei selezionati e cercando di seguire i consigli della community (usando LiquidFeedback e gruppi di lavoro riuniti usando Meetup, per esempio).

E’ evidente che un simile sistema va pensato adeguatamente per evitare tutti gli abusi che accadono in rete. Per esempio, si vota solo iscrivendosi con profilo pubblico (Facebook, Yahoo, Google); oppure, in una prima fase, i candidati potrebbero essere anonimi (di modo da votare solo programmi e cv, senza distinzioni di genere, origine, aspetto fisico). Infine, per evitare che si candidino persone che chiaramente nulla hanno a che vedere con le linee guida del partito, ma dispongono di molte amicizie e denaro, si reintroduce l’ostracismo: nel caso in cui almeno 100 membri della comunità (non collegati, si verifica dai legami nei social networks usati per iscriversi e votare) chiedono l’allontanamento di un candidato, questo diventa effettivo.

I distinguo, i programmi chilometrici, le assise gigantesche, sono vietati. Forse avere meno di un anno è una fortuna, perché sono convinto che l’elettore, oggi più che mai, abbia bisogno di ricevere messaggi non contraddittori e chiaramente finalizzati.

 

Che programma può avere un simile partito?

A mio avviso un PdG non può ambire a grandi cifre (tra il 5 e il 10% dei voti), non deve porsi quindi come un partito di governo a cui è richiesto un programma dettagliato. Dovrebbe puntare a stilare delle linee guida:

1) creare lavoro per i giovani

2) proporre leggi per cambiare la classe dirigente italiana: quote rosa, quote giovani

3) alleggerire la burocrazia e migliorare la giustizia civile

4) diminuire i privilegi della politica

Da solo il punto uno occupa metà legislatura. Perché creare lavoro significa agire sulla formazione (eccellenza, preparazione più aderente al lavoro), sulla nascita di nuove imprese (fondo di fondi, banda larga, programmi pro start up) e sulle leggi del lavoro (livelli di tutela crescenti, flessibilità in uscita).

 

Come può farsi conoscere di fuori dalla Rete?

Dovendo combattere contro reti televisive schierate con i partiti di maggioranza, lo scontro sembra impari (Mentana a parte…). Eppure c’è ansia di novità e Mtv alimenta un progetto politico pensato per i giovani: Io Voto. Restando vicini a Mtv, potrebbe essere utile invitare alcuni giovani cantanti e artisti a fungere da testimonial, puntando su protagonisti “non schierati”, e organizzando eventi e festival. Sono anche convinto che molti giornalisti, blogger ed economisti tendenzialmente liberali (Seminerio, Giannino, Boeri per esempio) seguirebbero con interesse un partito nuovo e “non di protesta”.

 

Persone senza nessuna esperienza come possono governare un paese disastrato?

Non credo che il PdG arriverà mai a governare, non ci sono i numeri (i giovani demograficamente sono minoranza). Credo che debba fungere da pungolo continuo e costruttivo all’azione riformatrice richiesta al prossimo governo. Poi… che dire?, forse alcuni miti vanno ridiscussi. Il governo dei Professori non sembra immune da sciocchezze ed errori di misura. I governi dei politici di professione hanno brillato per la capacità di trovare compromessi sterili, quelli dei non politici di professione hanno soprattutto nascosto i problemi reali del paese, e propagandato magiche ricette.

La consapevolezza che le difficoltà siano enormi, e della propria inesperienza, dovrebbero produrre il giusto mix di umiltà e studio dei fenomeni. Come dimostrano alcune vicende recenti (la questione esodati…) l’umiltà predispone positivamente le controparti, e non va vista come un difetto. E poi, in conclusione, credo che una classe dirigente di giovani si possa formare solo “dirigendo”. 

Tagged with: giovani • partito • partitodeigiovani • Politica 
Andrea Danielli
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Andrea Danielli

Nato a Milano nel 1982, lavora presso la sede milanese della Banca d’Italia. Per LSDP si occupa di innovazione sociale e delle relazioni tra cultura, economia e nuove tecnologie.

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  • http://www.facebook.com/profile.php?id=1219937500 Aldo Campanelli LittleBells

    semplicemente la verità

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=588582791 Andrea Danielli

    Rispondo a un commento ricevuto via messaggio privato. Perché propongo un’alleanza di Centrosinistra? Perché bisogna governare, e le alternative credibili sono due. E visto che il Governo Berlusconi non si è distinto per apertura ai giovani, né per politiche particolarmente riformiste, il PD è una scelta obbligata. A sinistra qualche riformista c’è, e conviene supportarlo. 
    Non nascondo infine la preoccupazione che il PDL, in cerca disperata di consensi, sperimenti liste civetta e strumentalizzi il possibile Partito dei Giovani. 

  • alessio glavina

    Interessante progetto. Vorrei restare informato se esiste un prosieguo,

  • Arben Nasi

    Mi piace gran parte delle
    cose (“se non ti piace la mia faccia, mettici la tua” è geniale).
    Suggerirei però di stare attenti a due cose: 1. non puzzare troppo di giovanilismo, non so ad altri, ma superficialmente a me fa pensare al partito dei pensionati. 2. Non cedere facilmente l’etichetta di “arrabbiati”, credo possa essere
    molto utile per non essere considerati “come tutti gli altri”

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=588582791 Andrea Danielli

    Arben: fatico a pensare al giovanilismo, un po’ perché sono vecchio dentro, e quindi certi atteggiamenti da “ggiovane” non mi vengono, un po’ perché nella mia testa si dipana questo filo: giovani-futuro-fare; chi oggi vuole fare qualcosa di nuovo lo fa in prospettiva. Non per forza solo i giovani vogliono fare qualcosa, quindi per me il Partito dei Giovani risponde a un problema di rappresentanza ma tale rappresentanza non si esercita in maniera necessariamente diretta. D’altronde lo dico all’inizio “E’ evidente che non si rivolge solo a chi ha un’età anagrafica inferiore a 40 anni, bensì si propone come motore di innovazione politica.” Secondo me basta ad allontanare il rischio di derive giovaniliste. 
    In merito all’etichetta di “arrabbiati”: molto dipende dalla bravura con cui si scrive il programma; è importante proporre alternative convincenti. Di solito dalla rabbia vengono fuori solo ottimi slogan…

  • ZoeRomano

    Interessante. vedo pero’ una discontinuità dall’incipit dell’articolo in cui parli di come oggi sia necessario inventarsi un lavoro e poi come prima proposta metti “creare lavoro per i giovani” e nello specifico lo declini in una modalità piuttosto classica (eccellenza, fondi startup..etc). Credo invece che per iniziare a dare uno scossone a tutto il sistema e creare veramente l’”autonomia” di cui parli, sia necessario introdurre un welfare innovativo per i giovani che gli permetta di staccarsi dalle famiglie di origine e non dover essere schiavo di un lavoro sottopagato per 10 ore al giorno. Bisogna iniziare a parlare di reddito minimo di cittadinanza almeno per i giovani (…e sì, i soldi ci sono).

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=588582791 Andrea Danielli

    Zoe secondo me le modalità per rendere autonomi i giovani sono numerose, è evidente. Non vedo contraddizione tra spingere a creare posti di lavoro e un diverso welfare, sono tutte strade valide. Nella “retorica” del mio articolo è evidente che collegare giovani a crescita aiuta anche le personalità meno sensibili al tema a vederci un tornaconto (e, sostanzialmente, ad ascoltarci). 
    In merito al reddito minimo di cittadinanza, è un argomento che non conosco a sufficienza per poterlo giudicare e, certamente, dovrei approfondirlo. Diciamo che per arrivare a risultati simili ho idee più classiche: aumento delle borse di studio (favorendo un ingresso dei privati), aiuti per l’affitto (da pensare bene, viste le storture provocate dalla CAF a Parigi), creazione di collegi universitari per la mobilità studentesca, regolamentazione più efficace di stage e lavori occasionali (con una fiscalità intelligente), sussidio (o assicurazione) per la disoccupazione, social housing. 

  • Andrea Danielli

    Visto quello che sta succedendo in questi giorni, penso che puntare ai partiti già esistenti sia sempre più un vicolo cieco.
    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=10336

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