Secondo un report di Reuters, la rivoluzione robotica sta ormai sbarcando sulle fabbriche cinesi. Anzitutto per una questione di costi del lavoro: difatti, nell’ultimo anno il costo del lavoro urbano in Cina è aumentato dell’12,3% in termini aggiustati all’inflazione.
Non si tratta quindi solo della taiwanese Foxconn, che nel luglio 2011 ha annunciato il piano per sfruttare 1 milione di robot entro il 2013, suscitando l’interesse della stampa, anche per le spesso drammatiche condizioni del lavoro nelle sue fabbriche. La richiesta sempre più frequente di automazione nel mercato cinese viene dalla ricerca disperata dell’aumento di produttività (secondo i calcoli di High Frequency Economics, c’è un gap di 16 a 1 tra il lavoratore americano medio e il lavoratore cinese medio), nella conquista del vasto mercato interno in competizione con le aziende tedesche. Secondo Li Shaohui, che lavora per Great Wall Motors, il maggior produttore cinese di SUV e pickup, “non c’è bisogno di essere esperti per vedere la differenza di qualità tra le automobili cinesi e quelle prodotte da aziende come Audi e Volkswagen. Per battere questi concorrenti non abbiamo altra scelta che adoperare un livello più elevato di equipaggiamenti e tecnologie”.
Da quest’esigenza viene il rapporto sempre più stretto con imprese come la svizzera ABB, le giapponesi Fanuc e Mitsubishi Electric Corporation: quest’ultima stima un aumento delle sue vendite in Cina da 60 miliardi di yen (762 milioni di dollari) nel 2011 a 100 miliardi entro il 2015. Nell’agosto 2011, Great Wall Motors ha inaugurato una nuova fabbrica a Tianjin:

Con l’aiuto della tecnologia di ABB Robotics e dei robot ABB IRB 6640 e IRB 7600 robots, la nuova fabbrica – che produce il SUV Haval – ha una capacità produttiva di 250.000 unità l’anno e con ulteriori lavori si stima ad arrivare a 800.000 unità l’anno.
Qui sotto la danza dei robot ABB è invece alle prese con Jaguar, che fa da molti anni utilizzo di unità robotiche.




































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