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Il giorno in cui LeBron James vinse il suo primo anello NBA

di Andrea Matiz · Leave a Comment · in Sport · 22 giugno 2012

Si sono chiuse stanotte le finali NBA e per chi ancora non lo sapesse i Miami Heat hanno vinto il loro secondo titolo sconfiggendo in gara 5 gli Oklahoma Thunder per 121-106 (4-1 la serie).

Sono state cinque notti insonni per gli appassionati, rallegrate dalla voce e dagli insegnamenti dei maestri Buffa e Tranquillo. Finali strane e forse squilibrate, per alcuni addirittura le più noiose dall’epoca del dominio dei Bulls dei Jordan. Di certo non aiutate dal fatto che l’Oklahoma non sia uno stato dove il basket la faccia da padrone e dal clima soft con cui Miami vive le partite degli Heat. In ogni caso troppo giovani ed inesperti i Thunders per poter competere con una squadra che era davanti ad un bivio: vincere o esplodere come una supernova. La vittoria in gara-1 di Oklahoma poteva aprire il baratro, ma gli Heat sono riusciti a chiudere la falla ed anestetizzare la serie al punto da renderla scontata.

La notizia però è un’altra. La vittoria di Miami vuol dire che LeBron Raymone James ha finalmente vinto il suo primo titolo NBA ponendo fine ad una rincorsa che stava per diventare una maledizione. Il Prescelto, the Chosen One, the King rischiava infatti di diventare il più forte perdente della storia dello sport americano.

La sua rincorsa all’anello di campione aveva da tempo sorpassato i confini sportivi per tramutarsi in fenomeno culturale e popolare, specialmente dopo la sua decisione di lasciare i Cleveland Cavaliers e di raggiungere, insieme a Chris Bosh, Dwyane Wade per costruire un trio che fin da subito era obbligato non a vincere ma a stravincere. Questa decisione gli aveva attirato tante critiche e molte antipatie, soprattutto per le modalità con cui era stata comunicata la scelta, e aveva finito per accrescere la pressione sulle sue spalle.

A dimostrazione di ciò, lo stesso LeBron ha raccontato che durante l’estate scorsa, quella successiva alla sconfitta in finale con Dallas, ad un certo punto aveva smesso di guardare del tutto la televisione, perché perfino durante una puntata dei Simpson si era imbattuto in una battuta sul suo status di perdente.

Con una prestazione monstre in gara 5 (26 punti, 11 rimbalzi e 13 assist) l’anello è finalmente arrivato, cancellando di colpo la fama di perdente ma non le pressioni.

Perché per uno come lui, l’asticella di riferimento è posta molto in alto: al livello dei Jordan, dei Magic Johnson e dei Bill Russell, insomma, al livello dei signori dei canestri.

Se finalmente è iniziata l’era LeBron non lo sappiamo, di sicuro la stagione NBA che si è appena conclusa ci ha consegnato la fine di un’epoca, quella dei Celtics dei Big Three e dei San Antonio Spurs, ovvero di due delle tre squadre che insieme ai Lakers di Kobe Bryant hanno dominato gli ultimi 12-15 anni di storia NBA. Le due squadre hanno chiuso la loro epopea nel modo migliore, giungendo entrambe ad un soffio dall’approdare nuovamente in finale, soprattutto Boston che ha portato i futuri campioni alla decisiva gara-7 di una serie che forse è stata la vera finale NBA di quest’anno.

Alla fine, per raggiunti limiti di età, dell’epopea delle due compagini si aggiunge anche la fine dei Lakers di Kobe e Gasol. In quest’ultimo caso però ad essere decisiva non è stata la carta d’identità quanto piuttosto il campo, che ha chiaramente dimostrato come l’esperimento delle due torri Bynaum + Gasol insieme a Kobe sia sulla carta devastante ma non non lo sia nella realtà. Perciò è probabile che all’inizio della prossima stagione Pau Gasol non sia più un Lakers, cosa che apre scenari del tutto inediti sia in sede di mercato che dal punto di vista tecnico.

Al declino di queste tre squadre fa da contraltare la definitiva emersione della nuova generazione destinata a guidare la Lega del futuro, di cui i Thunder sono solo la punta dell’iceberg: Denver, Indiana, Philadelphia e i Clippers hanno fatto capire che, salvo stravolgimenti di mercato futuri, sono destinate ad occupare il tabellone dei playoff per gli anni a venire. Senza dimenticare i Chicago Bulls, mutilati dall’infortunio di Rose ed usciti al primo turno, ma destinati ad essere i grandi rivali di Miami nelle prossime stagioni.

La stagione del Lockout si è conclusa con il lieto fine tanto atteso: the King has a ring, ci rivediamo a novembre. Per chi avesse paura dell’eventuale crisi d’astinenza, tranquilli: tra un mese e mezzo gli alieni, guidati da Kevin Durant, approderanno a Londra. Missione: portare a casa l’oro olimpico.

Tagged with: basket • LeBron James • Miami Heat • NBA Finals 
Andrea Matiz
Autore

Andrea Matiz

Nato a Savona nel 1980, lavora a Bruxelles, dove si occupa di comunicazione e affari europei. Per LSDP si occupa delle trasformazioni politiche di Belgio, Spagna e dei paesi arabo-mediterranei, e di geopolitica dello sport.

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