Un segnale importante del “secolo asiatico” viene non solo dall’equilibrio geopolitico nell’Atlantico e nel Pacifico, ma dalla trasformazione della stessa popolazione degli Stati Uniti, un elemento che è destinato a segnare sempre di più la politica americana e di cui si è avuta una prima consapevolezza con l’amministrazione Obama, con figure come il segretario all’energia Steven Chu e il nuovo presidente della Banca Mondiale Kim Jong Kim.
Secondo il recente studio del prestigioso PewResearchCenter, “The Rise of Asian Americans”, gli asiatici americani incarnano più degli altri gruppi etnici il “sogno americano”. Si tratta anzitutto della forza dei numeri, perché hanno recentemente sorpassato gli ispanici come gruppo più numeroso di nuovi immigrati negli Stati Uniti.

Il “sogno asiatico-americano”, tuttavia, non si basa soltanto sulla popolazione, ma sulla soddisfazione che gli immigrati asiatici esprimono sulla loro vita, sulle loro prospettive, sui loro valori e sull’etica del lavoro, in una generale epoca di caduta delle aspettative e di paure per gli altri gruppi. Ma l’onda d’urto asiatica è evidente in particolare nell’impressionante vantaggio nell’istruzione che questo gruppo ha accumulato sugli altri, che è la caratteristica fondamentale che distingue l’attuale immigrazione asiatica da quella di alcuni decenni fa. I figli delle “mamme tigri” (non soltanto cinesi, come nella celebre immagine di Amy Chua, ma anche tanti filippini, indiani e vietnamiti) diventano poi una “classe dirigente tigre”, perché la loro migliore istruzione comporta nell’età adulta livelli migliori di reddito e di occupazione, come si vede nei grafici pubblicati qui sotto. L’immagine che restituisce il PewResearchCenter, quindi, è quella di un secolo asiatico anche all’interno degli Stati Uniti.






































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