Ne avevamo già parlato su LSDP qui il mese scorso,ora ne parla pure Fareed Zakaria qui sulla CNN: il boom petrolifero e gasifero americano, stranamente passato sotto traccia sulla stampa europea, è destinato a modificare gli equilibri geopolitici globali e la posizione degli Stati Uniti su diverse questioni internazionali.
Mentre lo scenario prefigurato da Bonzanni vedeva un’America più concentrata su dinamiche domestiche, Zakaria vede nell’indipendenza energetica una possibilità per indebolire le «canaglie» e promuovere «stabilità» nelle relazioni internazionali.
Finora, il gas è stato fornito da una manciata di regimi – Russia, Iran, Venezuela – molti dei quali brutali e illegittimi, pronti a trarre profitto dal clima di instabilità globale e i conseguenti incrementi dei prezzi di petrolio e gas.
Nei prossimi 20 anni, gran parte di questa energia potrebbe arrivare da paesi stabili e democratici come Stati Uniti, Canada, Australia, Polonia, Francia e Israele. Questa sarebbe una buona notizia per il mondo libero: male per gli stati-canaglia e bene per la stabilità globale.
Pare un ritorno al dualismo tra « isolazionisti » e «wilsoniani», una vecchia battaglia nel dibattito sulla politica estera americana. Per capire quale delle due visioni prevarrà, o in che misura saranno combinate, bisognerà con tutta probabilità attendere il prossimo anno – certe cose non si discutono in odore di elezioni! Di sicuro da questa parte dell’Atlantico vale la pena seguirne gli sviluppi.





































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