Acrobati che oscillano fra identità, avvolti dal silenzio, nascosti dall’ipocrisia. Equilibristi in cerca di un punto fermo nell’oscillazione di identità. Vite e storie di persone transessuali raccontate da Dora Ridolfi in ‘Equilibrismi’, edito per @orsatti63 eBook editions. ‘Equilibrismi’ è un libro duro come un taglio nella carne dei sentimenti, che lacera e taglia le presunzioni che si hanno di sé. Dora Ridolfi svela senza giudicare umanità e desideri di chi troppo spesso non ha voce, perché altro e diverso da noi.
Ridolfi, il suo è un lavoro minuzioso, che cerca di mostrare diverse angolature di uno spaccato di vita. Quello della transessualità. Come è nato ‘Equilibrismi’?
E’ nato davanti all’indifferenza verso una persona uccisa, buttata in un sacco della spazzatura in un canneto su una sponda del Tevere. Gli slip e i tacchi a spillo e il suo corpo mangiato dai topi, trovato mesi dopo l’omicidio perché nessuno, né un parente né un amico, ne ha denunciato la scomparsa. Una morte che non ha fatto notizia. Perché la morte di una persona così non fa notizia. Perché una trans, per alcuni, è meno di una persona. Se viene uccisa una minorenne in un paesino della Puglia giornali e TV ne analizzano minuziosamente ogni dettaglio per mesi e mesi, se danno fuoco ad una trans in circostanze misteriose, che importa. Serie A e serie B anche nel lutto, omicidi per cui si invoca la pena di morte e omicidi accettabili, da rubricare in fretta senza cercare i colpevoli. La vita dei transessuali mi ha toccato da anni e nel profondo per diverse ragioni. Ma al di là delle esperienze e dei pensieri che ho dedicato a questo tema, l’esigenza di parlarne, di descriverlo al di là delle convenzioni comuni , è nata in quel momento.
Dopo il caso dell’ex governatore del Lazio Pietro Marrazzo è esploso un interesse diffuso su questo mondo. Ma il tuo approccio invece sembra essere altro, meno sensazionalista e più partigiano. E’ così?
Tutti i media si sono concentrati sullo scandalo Marrazzo, ma anche il quel caso non è stata la morte di Brenda, uccisa e bruciata nella sua casa, a fare notizia. Brenda è stata coinvolta nel gossip di quei giorni, ha parlato a ‘Porta a Porta’ tra i plastici di Bruno Vespa, ma sulla sua morte solo un trafiletto. La sola cosa che contava era la sua vita, l’eventuale coinvolgimento con il potere, la droga, la prostituzione, il fatto che non ci fosse più era una questione di minore importanza. Gli scandali sulla vita dei trans accendono i riflettori per qualche settimana su un mondo che non vogliono capire. Guardano una parte della questione, indulgono nei particolari più scabrosi, condannando in pubblico ciò che tollerano in privato. Non mi interessava parlare di droga, prostituzione, perversione. O comunque non solo di quello, ma di tutto il resto che c’è dentro a queste vite: amore, dolore, fatica, paura, delusione. Temi che nessuno affronta perché fanno meno notizia delle calze a rete di Lapo e dei festini a base di coca di potenti e meno potenti.
Uno degli aspetti meno raccontati è quello dell’amore. Degli affetti. Il libro invece punta molto su questa angolatura, svelando anche l’ipocrisia “maschile” di queste relazioni.
La storia di Rosario che apre il libro è una storia d’amore, un amore complesso e faticoso, ma di sicuro un amore. C’è poi l’amore frustrato dei genitori di una trans che avevano immaginato per lei una vita diversa, c’è l’amore tradito di una moglie , quello impossibile di un uomo che non riesce a rinunciare alla sua “armatura” borghese. Tante forme di amore e di non amore, proprio come nelle vite degli eterosessuali o degli omosessuali. Proprio come nella vita di tutti noi.
C’è all’interno del racconto il doppio calvario delle persone transessuali. Quello della trasformazione fisica, chirurgica e farmacologica, e quello del disperato tentativo di essere accettate e amate.
Michele per diventare Michelle deve affrontare una conversione andro/ginoide, una operazione dolorosa e complessa in cui il pene viene eliminato e al suo posto si costruisce una vagina. Ma oltre alla dimensione fisica c’è un lungo processo psichiatrico, spesso altrettanto doloroso, e poi il confronto quotidiano con un rifiuto sociale. All’interno di questo percorso la ricerca di un equilibrio è un’operazione funambolica. Cercare un equilibrio tra maschile e femminile, oscillare alla ricerca di un punto di equilibrio che sarà costantemente a rischio di essere perduto e perennemente da ritrovare, è un viaggio su un filo sottilissimo, senza rete di protezione. Da qui il titolo Equilibrismi e la dimensione un po’ “partigiana”.
Inevitabilmente viene descritta anche la prostituzione. Altro aspetto di marginalizzazione. Quanto pesa lo sfruttamento della prostituzione nell’esclusione sociale delle persone transessuali?
Pesa moltissimo ed è un circolo vizioso. L’esclusione e la marginalizzazione sono fortissime e spesso purtroppo la prostituzione è l’unico approdo possibile dopo molti tentativi di trovare un impiego normale. Questo però ovviamente rende ancora più difficile l’accettazione generale delle persone trans che vengono identificate tutte come lavoratrici del sesso. Le aziende, la pubblica amministrazione, ma anche il settore privato non offriranno impiego al mondo trans finché le tanto abusate “pari opportunità” non diverranno una possibilità anche per loro. Purtroppo in Italia, dove anche i gay soffrono di discriminazioni gravissime e non vedono tutelati i loro diritti, pensare ad un’integrazione sociale del mondo trans è quasi impossibile.





































Silvia Cerami-Singh
Nata a Mumbai nel 1978, è giornalista freelance per 'l’Espresso' e 'Linkiesta' e responsabile dei rapporti con i media de Lo Spazio della Politica. Per LSDP si occupa di cittadinanza e immigrazione e delle nuove professioni del mercato del lavoro italiano.