Lo Spazio della Politica
  • Politica globale
  • Politica italiana
  • Economia ed innovazione
  • Sport
  • Energia
Lo Spazio della Politica
RSSTwitterFacebookLinkedInYoutube
  • Politica globale
  • Politica italiana
  • Economia ed innovazione
  • Sport
  • Energia
L’epoca dei grandi allenatori italiani La prima presentazione dei nostri ebook non si scorda mai
DamijanJoze

Attenti alla Slovenia!

di Lo Spazio della Politica · Leave a Comment · in Europa, Interviste, Limesonline · 16 luglio 2012

In queste ore di alta tensione in ambito europeo per la ricerca di una soluzione il piu’ possibile convincente della crisi economico-finanziaria che sta investendo l’area euro e, indirettamente, il resto del mondo, sono molti i paesi che tengono il fiato sospeso. Se la Grecia e l’Irlanda sono già in trattative per una modifica dei propri piani di ristrutturazione economica concordati con la UE, la Spagna e l’Italia guardano ai propri spreads con crescente preoccupazione. Il 27 giugno, anche Cipro ha annunciato la sua intenzione di richiedere aiuto finanziario all’Unione. I mercati ed i cittadini d’Europa si chiedono dunque chi sara’ il prossimo stato a dover fare lo stesso.
Un candidato che fino ad ora è passato pressocché inosservato sulla stampa italiana è la Slovenia. Afflitta da un deficit di bilancio del 6.4% e da tensioni politico-sociali per l’approvazione dei pacchetti di stabilità, la Slovenia ha annunciato il 28 giugno un piano di ricapitalizzazione della maggiore banca (pubblica) del paese, Nova Ljubljanska Banka. Il governo non ha smentito né confermato la possibilita’ di attingere ai fondi salva-stati europei in futuro. Parliamo della situazione corrente con Joze Damijan, professore ordinario alla Facolta’ di Economia e Management dell’Universita’ di Lubiana, membro di numerosi importanti network di ricerca internazionali ed ex ministro per la crescita in Slovenia.

LSDP: Anche la Slovenia da qualche mese sembra attirare l’attenzione dei mercati. Il tasso di interesse sui titoli del Tesoro decennali ha raggiunto il 7% lo scorso Novembre, ed è ancora oggi sopra il 6%. Le tre principali banche del paese hanno visto il proprio rating tagliato varie volte. Prof. Damijan, quali sono le principali fonti di rischio per il paese?
Joze Damijan: La Slovenia paga oggi l’accumularsi di problemi che non sono stati risolti in passato. Il primo di questi problemi è la mancata approvazione negli ultimi dieci anni delle necessarie riforme strutturali. La riforma fiscale, del mercato del lavoro, delle pensioni, avrebbero rafforzato l’economia del paese e resa piu’ flessibile di fronte alla crisi. Il secondo problema è l’eredità delle politiche sbagliate del precedente governo. Per esempio, nel bel mezzo della crisi del 2008/9 il governo ha aumentato il salario minimo del 25% e i salari del pubblico impiego del 10%, così spingendo verso l’alto anche le pensioni, che sono indicizzate all’inflazione. Questi provvedimenti hanno aumentato la spesa pubblica del 10% circa, proprio mentre gli introiti fiscali calavano del 10%. Il terzo problema della Slovenia è la mancata privatizzazione delle banche prima della crisi. Questi istituti, di proprietà pubblica, devono ora essere ricapitalizzate dalla mano pubblica. Ecco perché i nostri spreads sono oggi uguali a quelli italiani.

LSDP: sembrano esserci importanti similarità con quanto successo in altri paesi dell’Europa occidentale. Lei crede che la Slovenia avrà bisogno di ricorrere ai fondi di salvataggio europei?
JD: La Slovenia è chiaramente sotto pressione. L’economia è in recessione e non si è ancora risollevata dalla caduta del 2009. Se non ci sarà una vera soluzione ai problemi della zona Euro, la Slovenia si troverà presto nella condizione di dover chiedere accesso al fondo Salva-stati. Ma c’e’ più di qualche paese in coda prima di noi.

LSDP: Possiamo rintracciare le origini dell’attuale problema sloveno anche nella sua condizione di paese “in transizione”? Possiamo ancora considerare l’economia slovena “in transizione”?
JD: La Slovenia è sostanzialmente fuori dal processo di transizione nel suo significato classico. L’economia è stata ristrutturata profondamente, eccezion fatta per alcune privatizzazioni mancate e l’orientamento della struttura industriale verso produzioni a basso costo. C’e’ bisogno di un cambiamento strutturale verso un’economia dell’innovazione e dell’export di beni ad alto contenuto tecnologico. Ma questo richiederà tempo, soprattutto perché il governo e la popolazione sloveni sono contrari all’entrata di capitali stranieri nell’economia.

LSDP: Cos’ha intenzione di fare il governo sloveno per far uscire il paese dalla situazione corrente? Ci sono riforme in agenda?
JD: Il governo, che si è insediato quest’anno, seguirà il percorso di consolidamento fiscale suggerito dalla Commissione Europea. C’è la volontà politica di ridurre la spesa pubblica e riformare il mercato del lavoro ed il sistema pensionistico. Quello che manca è tuttavia un programma per la crescita e l’occupazione. I tagli alla spesa pubblica hanno già colpito in particolar modo la formazione e gli investimenti pubblici. Questo ridimensionerà le prospettive di crescita nel breve come nel lungo periodo, perché in tempi di riduzione della spesa privata di famiglie e imprese, il governo è l’unico che può ancora creare domanda di beni e servizi, e perché l’investimento in formazione e’ un importante catalizzatore di crescita futura. C’è bisogno di un cambiamento radicale nella politica economica di questo paese verso maggiore crescita economica. La sola austerità non fa che danni.

LSDP: Abbiamo visto le rivolte sulle strade di Atene. Anche in Italia, l’approvazione pubblica di Monti e del suo Governo è in discesa, e i media parlano di “stanchezza delle riforme”. Come sta reagendo l’opinione pubblica slovena? Non è troppo presto per riformare ancora, dopo il processo di transizione iniziato nel 1991 con la dichiarazione d’indipendenza?
JD: Nessuno vuole tagli al proprio salario o posti di lavoro più insicuri. Nessuno vuole lavorare di più. Ci sono stati scioperi nazionali e manifestazioni molto partecipate contro le riforme strutturali 6 anni fa. E coerentemente ci sono stati scioperi non appena il programma di austerità è stato annunciato qualche mese fa. In più, in Slovenia chiunque raccolga 40 mila firme può chiedere un referendum, che in questo caso avrebbe facile successo perché si opporrebbe a provvedimenti che peggiorano lo stile di vita delle persone a breve termine. D’altro canto, l’attuale governo ha fatto buon uso del sistema di concertazione con i sindacati e la federazione degli imprenditori per creare il maggior supporto possibile al programma di austerità. Nessuno è entusiasta del risultato finale, ma almeno alcuni potenziali quesiti referendari sono stati evitati, per il momento.

LSDP: C’e’ mai stato un “sogno europeo” in Slovenia? Che cosa ne è rimasto oggi?
JD: Certamente. Gli sloveni si sono sempre sentiti europei e parte del progetto europeo. Questo sentimento non è svanito né dopo l’accesso alla UE nel 2004, ne’ oggi, come penso sia vero per ogni piccola nazione dell’Unione. Le nazioni piccole hanno maggior probabilità di accettare politiche che ne riducono la sovranità. Questo non solo grazie ai benefici economici che possono fornire compensazione, ma anche per un generale più forte senso di appartenenza a qualcosa di importante come l’Europa integrata. Sì, siamo orgogliosi di essere europei.

LSDP: Le cause economiche della crisi del debito sovrano risiedono nella creazione di un’Unione Monetaria senza un’Unione Fiscale. Lei crede che il popolo sloveno sarebbe disposto ad attribuire ulteriore sovranità alle Istituzioni Europee, oppure questo si scontrerebbe con l’orgoglio per l’indipendenza acquisita di recente?
JD: Senza dubbio gli sloveni sono disposti ad accettare qualsiasi accordo europeo che risulti in maggiore stabilità. Siamo testimoni in questi mesi di come l’area euro non possa sopravvivere senza un meccanismo europeo basato sulla solidarietà ed i trasferimenti fiscali tra paesi. Sono dell’opinione che i paesi piccoli hanno meno problemi di fronte all’idea di trasferire sovranità di bilancio a Bruxelles: guadagnano nell’accedere ad un mercato più grande, e sono contenti che ci siano altri a controllare i propri governanti, spesso irresponsabili. Anche gli sloveni la pensano così.

(a cura di Luca Marcolin, pubblicata su Limesonline)

Tagged with: crisi • euro • Limesonline • Slovenia 
Lo Spazio della Politica
Autore

Lo Spazio della Politica

Il profilo attraverso il quale condividiamo le nostre interviste, i post della rassegna stampa e gli aggiornamenti sulle nostre attività.

Blog Article
  • Cerca

  • Post collegati

    • I 10 giorni decisivi per l'Europa
    • Peggio che la Spagna solo l'Uganda
    • Incubi irlandesi per Angela Merkel?
  • Gli articoli più popolari

    • Una strategia per il PD senza giovani
    • Quei lavori che nessuno vuol più fare
    • La Banca dei BRICS: una questione economica e politica
    • L’ultima previsione del Signor BRICs
    • Manifesto per lo sport nelle scuole
  • Gli ultimi articoli

    Quei lavori che nessuno vuol più fare

    di Lo Spazio della Politica - 24 maggio 2013

    Rassegna Stampa, Welfare e lavoro

    La Banca dei BRICS: una questione economica e politica

    di Enrico Lo Giudice - 22 maggio 2013

    BRICS e Paesi emergenti, Highlights, Politica globale

    Una strategia per il PD senza giovani

    di Umberto Marengo - 21 maggio 2013

    Highlights, Leader, partiti, classi dirigenti, Pianeta elezioni, Politica italiana

    La rivoluzione africana della scienza

    di Calestous Juma - 16 maggio 2013

    Africa, Highlights, Politica globale

    Dopo Ducati, Alitalia: la sfida di Del Torchio

    di Riccardo Vurchio - 15 maggio 2013

    Economia ed innovazione, Highlights

  • Quei lavori che nessuno vuol più fare
  • La Banca dei BRICS: una questione economica e politica
  • Una strategia per il PD senza giovani
  • La rivoluzione africana della scienza
  • Dopo Ducati, Alitalia: la sfida di Del Torchio
  • Il vero malato d'Europa? L'Europa
  • Tecnocrazia contro politica?
  • Africa dell'Est a tutto gas: rischi e opportunità
  • La classe media cinese e la sfida della sostenibilità
  • A Bankitalia per sincronizzare un paese controtempo
  • Manifesto per lo sport nelle scuole
  • L'ultima previsione del Signor BRICs
  • Corsa all'oro liquido: a che punto siamo
  • Un'altra banca è possibile?
  • Sulla depressione di Allen Iverson
  • Essere classe media in Cina
  • Manifesto della Garanzia per i Giovani
  • Sul bilancio di Finmeccanica
  • La diseguaglianza di reddito: quale ruolo per lo Stato?
  • FAQ su open innovation, brevetti e business
  • Dati, maledetti dati
  • L'excelgate che mette in crisi i fondamenti dell'austerità
  • Il ritorno della piazza e il tempo della crisi
  • La finanza asiatica è femminista?
  • Finmeccanica, una storia italiana nell'ebook LSDP
  • Dilemma UE: pagare o rinominare il duo Barroso/Ashton?
  • Facciamo come il Belgio?
  • La Corea del Nord dichiara guerra per sopravvivere?
  • La minaccia della Corea del Nord è credibile?
  • La guerriglia digitale del Generale De Collibus
C'è crisi ma mancano panettieri, falegnami, infermieri, sarti. Troppo choosy? Scarso orientamento? Poca formazione? http://t.co/YbBK2oOzPS  — SpazioPolitica
Lo Spazio della Politica

Pages

  • Cos’è Lo Spazio della Politica?
  • Faq
  • The LSDP Top 100 Global Thinkers of 2011 (English Version)
  • Who’s who
  • Chi siamo

The Latest

  • Quei lavori che nessuno vuol più fare
    Falegnami, panettieri e sarti: sono soltanto tre delle professioni che nessuno oramai […]

More

© 2012 Lo Spazio della Politica
    PageLines by PageLines