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Il favoloso mondo degli stipendi australiani Come si dice “paraculo” in tedesco?
Giacomo Lariccia & guitare_gd

Ciao Italia, vado a fare il cantante in Belgio

di Lo Spazio della Politica · 2 Comments · in Industrie culturali e creatività, Interviste · 11 luglio 2012

Giacomo Lariccia, cantante e autore della canzone “Povera Italia” sulla fuga dei cervelli dall’Italia, ci racconta del suo avvicinamento al mondo della musica, le ragioni del suo espatrio a Bruxelles, la sua posizione sullo “statut d’artiste” belga (una sorta di sussidio di disoccupazione) e sul ruolo delle nuove tecnologie per le professioni artistiche di oggi.A questa intervista speriamo di farne seguire delle altre per capire il percorso che gli artisti italiani intraprendono per avviare loro carriera e le ragioni della loro mobilità (spesso fuori dall’Italia). 

LSDP: Quando e come hai scoperto la tua vocazione artistica?

Da piccolo, se vogliamo. Scherzando dico spesso che le prime chitarre che ho toccato e inevitabilmente rotto erano quelle di mio padre. Da lui ho “ereditato” lo strumento. Crescendo ho continuato a fasi alterne a studiare chitarra e musica in Italia fino a quando durante gli studi all’università ho finalmente capito che era quello che volevo fare nella vita. Dopo la laurea sono venuto a Bruxelles dove mi sono buttato in uno studio “matto e disperatissimo” al conservatorio. Poi ho fatto un primo disco di Jazz e ora un disco di canzone italiana (“Colpo di Sole”) che raccoglie canzoni che parlano dell’Italia di oggi e dell’Italia di ieri. C’è una critica al consumismo che ha pervaso e logorato il nostro mondo lasciandolo in balia di maghi e imbonitori e delle immagini dell’Italia alla fine della seconda guerra mondiale. Di quando “il bene” e “il male” erano apparentemente separati e contrapposti.

LSDP: Perché hai scelto di coltivare la tua arte fuori dall’Italia? Pensi che in Belgio (o altrove in Europa) ci sia maggiore spazio per gli artisti emergenti?

Ho scelto il Belgio perché in Italia, all’epoca, non c’erano conservatori di jazz e gli Stati Uniti e la Francia per diversi motivi non andavano bene. La mia esperienza doveva essere breve. Qualche mese, al massimo un anno. Mi sono trovato bene e sono restato. Si sono poi intrecciate delle esperienze positive nella musica e nella vita personale che mi hanno confermato la bontà della scelta di restare qui.

Penso che in Belgio ci sia attenzione per quello che è originale e nuovo. Forse più che in Italia. Nonostante la difficoltà comune a tutto il settore della musica (dovrei dire della discografia in verità) riusciamo a proporre un disco di canzone italiana in un paese francofono/fiammingo.

LSDP: Benefici dello statut d’artiste[1]? Se si, pensi che sia un buon modello e che questo dovrebbe essere importato in Italia?

Lo statut d’artiste mostra una attenzione verso chi si occupa di lavori collegati con la creazione artistica. E’ un bel segnale che lo Stato, la collettività, considerino la produzione dei propri artisti un bene comune da sostenere. Ma non è tutto oro quello che luccica. Una volta ottenuto, serve ben poco per mantenerlo, provocando quindi dei veri e proprio “paradossi fiscali” (elevata pressione fiscale in Belgio per le professioni “non-artistiche” vs. facile accesso allo statut d’artiste per le professioni artistiche). Personalmente sono contrario allo statut d’artiste per come è attualmente strutturato e non ho mai provato ad accedervi. Ho una sorta di pudore nel ricevere soldi che non vengono dal mio lavoro.

LSDP: Pensi ci siano altri iniziative interessanti a supporto ai giovani artisti in giro per l’Europa?

In questo periodo di crisi della discografia penso che sia estremamente utile il sostegno alla produzione discografica dei produttori indipendenti. I miei due dischi hanno avuto un (piccolo) sostegno da parte della Comunità Francofona (Aide à la production discographique communautée francaise). Penso che questo sostegno sia ottimo perché mirato ad una produzione.

LSDP: Cosa significa fare musica oggi, nell’era dominata dalle nuove tecnologie e social media?

Le tecnologie hanno stravolto il mondo della musica. Dalla produzione fino alla distribuzione. La produzione con il digitale è diventata molto più democratica e bastano relativamente pochi mezzi per poter produrre un disco. La distribuzione classica è stata letteralmente stravolta da quella digitale che però ancora non riesce a prenderne il posto in termini di mercato.

Anche la promozione è cambiata molto. Per la musica, come per qualsiasi altro prodotto, sono molto importanti i social network. Sono un grande fan dei social network e penso che siano di grande aiuto a chi vuole farsi ascoltare. Certo, non è facile ma, nel mio caso, è stato grazie a Facebook e Twitter che il recente videoclip di “Povera Italia” è stato condiviso migliaia di volte in pochissimo tempo e ha ottenuto oltre 13.000 views su YouTube. E’ stato visto in tutti gli angoli della terra probabilmente da persone che si rispecchiavano nella tematica del clip (i cervelli in fuga).

Grazie Giacomo!

(a cura di Valentina Montalto)


[1] Lo statut d’artiste in Belgio è uno strumento che permette a chi non ha entrate regolari, dovute alla stagionalità della carriera artistica, di poter contare su una somma mensile fissa. E’ una sorta di sussidio di disoccupazione che permette agli artisti di poter stabilizzare le proprio entrate economiche. E’ possibile accedervi se si possiedono una serie di requisiti (per es. avere lavorato per un certo periodo di tempo in possesso di un regolare contratto).

Tagged with: artista • Bruxelles • Lariccia • musica 
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  • Thomas

    “ Personalmente sono contrario allo statut d’artiste per come è attualmente strutturato e non ho mai provato ad accedervi.” Questo ti fa indubbiamente onore, bravo!

  • Pingback: I GoA su LSDP | Lo Spazio della Politica

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