Martedì scorso a Roma abbiamo presentato il nostro ebook sul sindacato. E’ stata una bella discussione, sia perché animata da giovani non “consueti” (Ilaria Lani della CGIL, Davide Canavesio di Confindustria, Andrea Benedetto della CNA, entrambi operanti nei mondi della rappresentanza novecentesca) sia perché con Rena c’è una sensibilità comune nel voler promuovere riflessioni ancorate alle concrete prospettive di vita dei giovani italiani.
Un punto di sospensione aleggiava sull’incontro. L’impotenza di chi rappresenta il lavoro su entrambi i fronti – imprenditori e lavoratori – in uno scenario in cui di lavoro ce n’è sempre meno ed in cui le condizioni di fondo della nostra finanza pubblica e la presenza dei vari vincoli esterni (investitori internazionali, misure euro-tedesche, BCE) riducono lo spazio delle scelte e delle decisioni, quindi anche quello della discussione da cui queste nascono e degli attori sociali che le animano. Questo è lo spazio della politica italiana oggi, e chiunque voglia ragionare seriamente deve tenere conto di questi limiti (che non scompariranno con le elezioni del 2013, come dimostra il caso spagnolo), soprattutto quelli che hanno a vario titolo compiti di rappresentanza. Intendo anche la rappresentanza politica, e tutti quelli che continuano a pensare al Pianeta Elezioni come se le condizioni esterne nelle quali siamo inseriti contassero poco o nulla di fronte a cose come il ritorno in campo di Berlusconi, le primarie del centrosinistra, Casini, Di Pietro, Matteo Renzi.
Senza nulla togliere agli altri ospiti, la testimonianza più interessante martedì è stata quella di Davide Canavesio, giovane capo di una multinazionale tascabile torinese, la Saet, gruppo all’avanguardia mondiale nella componentistica ottenuta tramite il trattamento termico a induzione. In ogni dibattito su qualcosa che riguarda le prospettive dell’Italia vorrei qualcuno così, che ti parla di fabbriche, manifattura, export e dimensione delle aziende, tecnologie, formazione dei dipendenti, collaborazione con il sistema universitario, e che al termine della discussione ti invita a Leinì per vedere di persona come è fatta oggi la vita in un’azienda metalmeccanica in cui lavorano più ingegneri e fisici che operai.
Queste imprese sono pezzi di Germania che vivono nel sistema italiano, assumono giovani laureati, hanno il mondo come punto di riferimento e non il mercato interno, chi le conduce in molti casi è un frutto positivo di Ereditalia, nel senso che chi eredita fa compiere un salto di qualità all’azienda di famiglia, si sporca le mani con l’inglese e con la concorrenza estera e non si riduce alla vita da fighetto. Gli studi ne calcolano tra le tre e le cinquemila, sono la nostra riserva di ultima istanza. Però non bastano. Questa è Italia, ma è nemmeno un 10% dell’Italia contemporanea. La loro localizzazione geografica dice che sono quasi tutte al Nord e nel Centro. Come si fa a crearne di altre, stante le condizioni di difficoltà strutturale sopra esposte e stante la dispersione in formato micro del nostro sistema produttivo? Come si fa a crearne almeno cinquecento al Sud? Come reagiscono le imprese di subfornitura che si trovano scavalcate e disorientate da questi processi e penalizzate dalla piccola dimensione? C’è qualcuno oggi in Italia che sa rispondere a queste domande?
Io non so rispondere, ma so che anche solo per abbozzare un tentativo di risposta bisogna immergersi testa, mani e piedi dentro le condizioni materiali del nostro Paese. Gli opinionisti/intellettuali pubblici che non mettono piede nelle fabbriche e nelle aziende (e anche negli ospedali, nelle scuole, nei campi) non servono a niente. Senza questa bussola antropologica non si va da nessuna parte.
Anche di queste cose è fatto il Viaggio in Italia che stiamo costruendo, per il momento nelle nostre teste, tra qualche mese speriamo nella realtà.





































Moris Gasparri
Nato a Jesi nel 1984, è cofondatore de Lo Spazio della Politica. Per LSDP si occupa di geopolitica & cultura globale dello sport, e di analisi di scenario sulla politica italiana.