Stavolta non riguarda l’ondata di caldo e gli anticicloni dal sapore mitologico, come Caronte, Scipione e Minosse. Come spiega Gillian Tett, nostra global thinker già nel 2009 (come del resto Marissa Mayer, appena nominata CEO di Yahoo), riguarda, tanto per cambiare, il comportamento dei mercati.
I postumi dell’ultimo summit europeo, difatti, non sembrano in grado di scongiurare il rischio che, in presenza di volumi ridotti, il mercato possa accentuare l’impatto di un sentimento negativo e di eventi scatenanti, come è avvenuto, tra l’altro, nel 1998, nel 2007, nel 2008 e l’anno scorso. Secondo Tett, i rischi principali della “calda estate” che ci aspetta sono cinque.
1. L’eurozona: non è una novità. L’accumulazione di rischio economico e di rischio politico (anche in attesa delle elezioni olandesi, collocate alla fine dell’estate) va avanti.
2. La politica degli Stati Uniti. L’estate, pur incanalata in una campagna elettorale “noiosa”, potrebbe portare a una nuova puntata della saga del debito, che nel mostrare la disfunzionalità del processo politico statunitense è stata la storia principale degli Stati Uniti nella scorsa estate. Inoltre, altre notizie negative potrebbero venire dai risultati della Task Force on the State Budget Crisis, co-diretta dall’eterno Paul Volcker.
3. Il rallentamento cinese.Anche questa non è certo una novità, ma le implicazioni di una crescita che scende sotto l’8 per cento in un sistema che mantiene elementi di incomprensibilità e opacità può aggiungere rischio e incertezza nella “maledizione estiva”. Per usare le parole dell’ultima newsletter di Michael Pettis, “il mondo sta perfino cominciando a spostare l’attenzione principale dalla crisi europea a un brusco atterraggio cinese come la nuova fonte di panico globale”.
4. Lo scandalo Libor. Ha colpito Barclays, ma può avere implicazioni più vaste nel mondo della finanza, anche con pesanti conseguenze penali. Secondo Tett, “nel migliore dei casi, rischia di rendere le banche ancor più impopolari; nel peggiore dei casi, può contribuire significativamente alla riduzione della liquidità e della credibilità, proprio nel momento in cui ce n’è maggior bisogno”.
5. Le Olimpiadi. Forse è l’elemento più inatteso, pur senza essere un “cigno nero”. Le Olimpiadi rischiano di mettere alla prova, più che le infrastrutture londinesi, la stessa City, che è il principale nodo del commercio di valute estere.
Qui sotto potete seguire l’intervista di Gillian Tett a Lawrence Summers nell’ambito di Aspen Ideas 2012:





































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