Ad Aspen, durante Fortune Brainstorm Tech, Eric Schmidt e Peter Thiel (di cui ci siamo occupati qui) hanno dibattuto animatamente sul futuro della tecnologia, in un gioco delle parti che ha avuto un effetto dirompente.
Il dibattito è cominciato con la rivendicazione di Schmidt dell’effetto positivo della Legge di Moore per le opportunità di tutta l’umanità. L’accelerazione tecnologica, con la disponibilità e capacità di analizzare i dati che ne consegue, in particolare per la medicina e la genetica, è l’elemento chiave per la costruzione di un mondo migliore: “Se considerate le persone che sono meno fortunate, nei paesi in via di sviluppo, anche per loro il mondo sta migliorando. Certo, non tanto quanto migliora per noi, ma anche loro hanno in ogni caso accesso alle cose che hanno voluto per decenni”.
Thiel, provocato dal moderatore, osserva che Schmidt fa un ottimo lavoro come Ministro della Propaganda di Google, azienda che considera un “monopolio legale”. Poi espone la sua teoria pessimistica sull’evoluzione tecnologica, di cui avevamo già parlato. E’ la filosofia di Founders Fund: “Volevamo le auto volanti, ci siamo beccati i 140 caratteri”. La motivazione della stagnazione tecnologica per Thiel è legato al suo approccio ideologico: ritiene che l’innovazione limitata in molti settori delle economie avanzate dipenda dall’approccio invasivo del governo, che ha reso fuorilegge l’innovazione delle cose, trasferendo l’innovazione sui bit (in cui ovviamente si include la finanza). Inoltre, Thiel ritiene che Google ragioni con questo stesso approccio:
L’unica cosa rimasta [per l'innovazione] sono i computer. Se sei un computer, è ottimo. E questa è la prospettiva di Google. (…) Nella maggior parte dei casi, preferiscono i computer alla gente. E’ per questo che hanno mancato la rivoluzione dei social network. Però, se considerate la questione con una prospettiva di 40 anni nel futuro, la Legge di Moore è un bene se sei un computer, ma la vera domanda è: quanto è un bene per gli esseri umani e quanto questi cambiamenti si traducono nel progresso economico per gli esseri umani?
Schmidt e Thiel, nella parte successiva del dialogo, tendono a concordare soltanto sul ruolo negativo dei governi. Thiel giunge a “trollare” Schmidt sulla primavera araba, quando gli attribuisce l’idea che Google e Twitter abbiano liberato il mondo attraverso il libero flusso dell’informazione, mentre la vera ragione è che la gente ha fame (in realtà, Schmidt non ha detto questo). Proprio qui Thiel, davanti a Schmidt, lancia la sua invettiva a Google, che non considera più un’azienda tecnologica. Riproduciamo quasi per intero il suo ragionamento:
Google è una grande azienda. Ha 20,000-30,000 dipendenti. Hanno posti di lavoro piuttosto sicuri. D’altra parte, Google ha 30, 40, 50 miliardi di liquidità. Non ha idea di come investire quei soldi nella tecnologia in modo efficace. Perciò, preferisce prendere lo 0% di interessi da Bernanke, e alla fine la liquidità viene in parte bruciata attraverso l’inflazione, proprio perché Google non sa come spendere i soldi (…) La cosa intellettualmente onesta da dire sarebbe che Google non è un’azienda tecnologica, perché essenzialmente è un motore di ricerca. La tecnologia della ricerca è stata sviluppata un decennio fa. E’ una scommessa che non ci sarà nessun altro in grado di produrre una migliore tecnologia di ricerca. Perciò, si investe in Google quando si scommette contro l’innovazione nei motori di ricerca. Ed è come una banca che genera un enorme flusso di cassa ogni anno, ma non può staccare un dividendo, perché, il giorno in cui prendi 30 miliardi di dollari e li ridai agli azionisti, ammetti di non essere più un’azienda tecnologica.
Sulla difensiva, Schmidt ha ricordato i numeri di Chrome e Android, ma non ha menzionato i nuovi progetti di cui si è parlato tanto nelle scorse settimane (vedi qui, qui e qui). Chissà se Peter Thiel ne parlerà con Max Levchin e con Garry Kasparov nel libro “The Blueprint”, originariamente previsto per inizio 2012 e ora, con una certa visione del futuro, postdatato da Amazon per il 29 febbraio 2016.





































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