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Peter Thiel in guerra con Google LSDP incontra Pasquale di Rubbo
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Si stanno comprando tutto!

di Chiara Mazzone e Matteo Minchio · Leave a Comment · in Med-Arab, Politica globale · 19 luglio 2012

Seconda puntata del nostro viaggio in Francia sulle tracce della famiglia reale del Qatar. Dopo il colpo di calciomercato del PSG con l’acquisto di Ibrahimovic, l‘Emiro si diverte con società e proprietà immobiliari come se giocasse con il Monopoli.

La politica non é tutto. Secondo l’ex diplomatico franco-libanese Guy Delbès, uomo di fiducia dell’Emiro in Francia, a quest’ultimo “il prestigio non interessa, ciò che lo attira é la reddittività (dell’investimento). Egli investe solo e dove ha un ritorno maggiore al 5%.” L’insaziabile Emiro dal portafoglio multimiliardario ha riempito il suo carrello differenziando oculatamente i suoi investimenti. Tra i più recenti, spicca l’acquisto del 3% del capitale di Total (petrolio) nell’aprile 2012, che si va ad aggiungere alle partecipazioni in altre due grandi multi-utility: 1% di GdF-Suez e 5% di Veolia (gestione rifiuti e impianti idrici). Il Qatar ha investito nel settore delle costruzioni attraverso il 5.6% di Vinci (il più grande datore di lavoro privato del paese) oltre che nel settore dei media, diventando primo azionista del Gruppo Lagardère con il 10.1% del capitale a discapito dello stesso Arnaud Lagardère. Infine ha il  7% del capitale di EADS (produttore di Airbus), dove proprio lo stesso Lagardère ha recentemente assunto la guida del gruppo.

Secondo l’antenna televisiva France24, il fondo sovrano dell’Emiro, Qatar Investment Authority, ha un portafoglio di investimenti nel Vecchio Continente pari a 9.42 miliardi di euro. Tra le partecipazioni qatarine più importanti in Europa spicca la quota azionaria del 17% in Volkswagen, dopo Porsche e Regione Bassa Sassonia. Proprio la QIA é stata promotrice della fusione delle attività di Porsche con VW, grazie al ruolo di azionista di peso (10%) nella società. In Germania l’Emiro ha anche il controllo del 9% in Hochtief (costruzioni) e del 3% in Siemens. Oltremanica invece il Qatar ha il controllo del 6% di Barclays (finanza), il 26% di Sainsbury’s (grande distribuzione) e la maggioranza di azioni del London Stock Exchange. The Guardian stima gli investimenti immobiliari qatarini dal 2005, nel solo Regno Unito, a 10 miliardi di euro (Regno Unito dove il Qatar si é offerto il “lusso” di Harrods). Infine aldilà dei Pirenei la partecipazione nel leader mondiale dell’eolico Iberdrola (8.45%), seconda solo al leader dell’edilizia spagnolo Florentino Perez con ACS, si accompagna alla proprietà del club di calcio del Malaga che sotto la presidenza qatarina ha raggiunto quest’anno il quarto posto nella Liga.

Come se ciò non bastasse, il fondo sovrano del Qatar detiene 1.55% di Vivendi (entertainment e telecomunicazioni), intromettendosi direttamente negli affari di Canal Plus, controllata dalla stessa Vivendi, ma competitor di Al Jazeera per i diritti televisivi. Infine, nel settore del lusso anche una delle tre mogli dell’Emiro, Mozah, si é concessa i propri cadeaux. Dal marzo 2012 Qatar Luxury Group ha il controllo del 1.03% di LVMH, gigante del settore e titolare di marchi come Louis Vuitton, Gucci o Bulgari oltre che la proprietà del produttore di pelletteria Le Tanneur. Notizia di settimana scorsa, l’acquisto della casa di moda Valentino per 700 milioni di euro.

La marcia trionfale qatarina non é tuttavia senza inciampi. In passato aveva tentato invano l’entrata nel capitale del gigante del nucleare Areva dove il vicino Kuwait é terzo azionista con il 4.8%. L’operazione fu avvallata sul piano politico da Claude Guéant, allora segretario generale dell’Eliseo, sul piano finanziario da François Roussely, presidente di Crédit Suisse e da Henri Proglio, CEO di EDF. I tre sodali di Nicolas Sarkozy non convinsero tuttavia gli altri azionisti di Areva che evidenziarono importanti conflitti d’interesse tra Crédit Suisse (istituto incaricato di facilitare l’operazione) e il Qatar. L’Emiro é infatti cliente e azionista del 6% dell’istituto elvetico.

A differenza della Svizzera, malgrado diversi suoi tentativi, il mondo finanziario d’oltralpe é precluso all’Emiro. Nel 2010 la Qatar Islamic Bank aveva avuto contatti preliminari con Banque Populaire per l’impiantazione di una Banca Islamica a Parigi. La realizzazione di affari con BNP Paribas e  Société Générale non sono andati a buon fine. L’entrata dell’Emiro nel capitale di Dexia, é limitata al ramo lussemburghese dell’istituto. All’estero era stato più fortunato: all’epoca della ricapitalizzazione di Barclays riuscì ad evitarle il destino della Royal Bank of Scotland (la nazionalizzazione) grazie ad una ingente iniezione di capitale fresco.

 

Oltre il business

I partenariati franco-qatarini germogliano anche in campo universitario, dove, secondo il documento “Qatar National Vision 2030”, é fondamentale la cooperazione tra le migliori organizzazioni internazionali e i centri di ricerca di eccellenza mondiale per creare le élite del futuro. A livello europeo, Siemens, la Qatar University e Kahramaa (Qatar General Electricity & Water Corporation) svilupperanno sistemi avanzati di produzione, trasmissione e distribuzione di energia nel paese. D’altra parte, l’Emiro aveva già proposto a HEC (la Bocconi francese), a Saint-Cyr (scuola militare d’eccellenza che dipende dal Ministero della Difesa) e alla Scuola Nazionale della Magistratura (ENM) di aprire una sede in terra qatarina per formare i professori medio-orientali. HEC ha già sviluppato un partenariato con la Qatar Foundation Management and Education Research Centre.

Se le interconnessioni tra il mondo degli affari e dell’educazione sembrano svilupparsi in maniera florida, l’Emiro, da buon diplomatico, si é addentrato in questioni sociali più intime, che toccano i fondamenti dell’égalité républicaine francese.

Constatando che proprio l’égalité des chances non é ugualmente ripartita nelle banlieues dell’Esagono popolate da immigrati di confessione musulmana, Al-Thani ha invitato in Qatar 10 amministratori locali – 5 uomini e 5 donne, partité oblige - appartenenti all’ANELD, l’Association Nationale des Elus Locaux pour la Diversité - Associazione Nazionale degli Amministratori Locali per la Diversità Etnica. L’obiettivo era di iniziare i politici al mondo degli affari qatarino e di stabilire dei partenariati economici tra il Qatar e i quartieri popolari francesi nei quali gli imprenditori locali si sentono vittime di discriminazioni legate alla loro origine. Simbolico benché esiguo, l’Emiro ha deciso di creare, il 9 dicembre 2011,  un fondo d’investimento di 50 milioni di euro. Secondo l’Huffington Post, questa somma rappresenta circa il 10% dei 548 millioni di budget (2011) del Ministero francese per le Città. L’ambasciatore qatarino in Francia, M. Al-Kuwari ha confermato la creazione di un team di professionisti all’ambasciata che esamineranno la validità dei progetti imprenditoriali. Il Qatar ha specificato che si tratta di un fondo di investimento e non un fondo di cooperazione allo sviluppo: i progetti dovranno quindi essere seri e innovativi! Ciò detto, il fondo d’investimento qatarino rimane congelato, forse in attesa di nuovi segnali politici dopo le legislative francesi di giugno.

L’annuncio dell’Emiro ha comunque suscitato un grande interesse in Francia, visto che l’ANELD si prefigge ormai l’obiettivo di raccogliere i CV dei giovani di banlieue che vogliono trasferirsi in Qatar. Riporta Le Parisien, che i politici locali abbiano chiesto un un coup de pouce - una spintarella – all’ambasciatore affinché i ragazzi che vogliono lavorare in Francia riescano a trovare un impiego nelle imprese francesi di cui il Qatar é azionario. Rimane tuttavia indispensabile che l’Emiro, più volte sollecitato da associazioni francesi che gestiscono le moschee, rimanga neutro e costruisca la sua reputazione accompagnando gli aspetti culturali dell’Islam o inserendosi in politiche chiaramente governate dai poteri pubblici francesi. Nella laica Francia, la spaventosa tentazione della promozione del comunitarismo é sempre in agguato. 

Mondiali e ciclismo tra le dune

Intervistati da Europe 1, Pierre-Yves Thouot, vice-direttore del Tour de France, non nega una possibile “delocalizzazione” della partenza del Tour dal Qatar. D’altrone Doha sponsorizza già il Tour con 49 millions d’euro (su 10 anni). “Bisognerebbe poi far tornare i ciclisti in aereo”, ma tutto diventa possibile. Soprattutto quando l’idolo calcistico nazionale, Zinedine Zidane, decise, per la modica cifra di 15 M€, di sostenere la candidatura del Qatar ai mondiali di Calcio nel 2022. E non é tutto, visto che Qatari Diar, il fondo di investimento immobiliare é proprietario del villaggio olimpico di Londra 2012. Tutto è possibile, in Francia e in Qatar.

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Chiara Mazzone e Matteo Minchio
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