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I cinque cerchi di Pechino

di Elena Premoli · Leave a Comment · in BRICS e Paesi emergenti, Politica globale, Sport · 7 agosto 2012

Alle 07:30 del mattino sono già nel pieno della sfida, in polo o senza maglietta, orgogliosi di mostrare i muscoli e pronti a dare il tutto e per tutto per agguantare la vittoria.

Sono i cinesi che mi capita di incontrare mentre, ancora assonnata, cammino verso le aule dove alle 8:00 in punto iniziano le lezioni di lingua per stranieri alla Beijing Language and Culture University. Sfide di tennis nei campi di queste università cinesi che assomigliano sempre di più ai campus americani e che attirano professori e studenti da ogni parte del mondo. Sfide di primo mattino, mentre intorno al campo gruppi di anziani già concludono la loro sessione di taijiquan.

Lo sport in Cina ha un significato particolare e ricopre un ruolo centrale nella vita degli individui, dall’infanzia alla terza età. Non importa se si tratta di pingpong, badminton, tennis oppure di “filosofie corporee” quali il taijiquan, tecniche di difesa come il kongfu o semplice svago come majiang (una sorta di scacchi a cui si sfidano soprattutto i cinesi più anziani tra gli hutong o per le strade di Pechino) o le corse degli aquiloni nel cielo. Vale anche il combattimento tra i grilli. L’importante è il piacere della competizione, la sfida sia contro l’avversario, ma, soprattutto contro se stessi. Fin da piccoli si viene educati alla cultura del corpo e si scopre il benessere nelle sue varie declinazioni, dall’esercizio fisico e mentale, alla cucina, alla medicina tradizionale. Il lato negativo di una crescita così incentrata sulla disciplina sta proprio nell’eccesso di tali pratiche, soprattutto per quanto riguarda i più giovani, spesso pressati nel dover dimostrare ai famigliari, agli insegnanti e ai coetanei il loro valore e poter così accedere agli alti livelli del business.

Accade dunque che l’emblema dello sport per la cultura occidentale, le Olimpiadi, nate in quella antica Grecia che cresceva poeti e filosofi, sono oggi protagoniste assolute nella mente del Dragone.

La vita quotidiana di Pechino guarda in ogni momento a Londra 2012. Più di un canale televisivo trasmette e commenta le sfide dei diversi sport, in metropolitana scorrono i risultati delle gare ogni due minuti e i video sugli autobus celebrano il ricco medagliere della Repubblica Popolare, replicano i podi, raccontano la storia degli atleti.

Ma che importanza assumono le Olimpiadi per la Cina?

In primo luogo Londra 2012 richiama alla memoria Pechino 2008, il momento in cui la capitale della Terra di Mezzo è stata centro del mondo, non solo di quello orientale. In quell’occasione Pechino ha saputo mostrare a tutto il pianeta la sua magnificenza, ha saputo gestire un evento di portata mondiale, ha attratto un’attenzione mediatica senza pari.

In secondo luogo lo sport, come scritto in precedenza, si traduce in sfida e competizione. Su larga scala la Cina mostra i suoi muscoli e le sue medaglie nei confronti degli altri Paesi, in particolare degli Stati Uniti, spesso protagonisti assoluti in diverse discipline. E’ emblematico il caso della giovanissima Ye Shiwen, il prodigio di Hangzhou che batte i record mondiali e nuota perfino più veloce di Michael Phelps. I media internazionali hanno subito lanciato moniti contro la Repubblica Popolare, gridando alla possibilità di doping o, addirittura, mutazione genetica. Certamente le prodezze della giovane nuotatrice hanno colto il mondo di sorpresa, ma basta un’occhiata su Weibo (il Twitter cinese) per accorgersi della rabbia causata dalle affermazioni delle varie testate o televisioni. I post, sia di cinesi che di internazionali, sono per la maggior parte in favore di Ye Shiwen, almeno fino alla prova di una sua colpevolezza. “Se fosse stata americana nessuno l’avrebbe accusata” si legge. O ancora: “A Pechino 2008 nessuno ha dubitato del talento di Michael Phelps, americano e quindi pulito. Perché ora puntare il dito contro i cinesi?”

Ye Shiwen è stata prelevata all’età di sette anni dalla sua famiglia in quanto la maestra ne aveva notato le grosse mani e i lunghi piedi. È stata quindi sottoposta a un allenamento severo e durissimo e cresciuta per diventare una macchina da nuoto. La Cina negli anni Novanta è stata sì protagonista di diversi casi di doping, ma ora gli atleti sono sottoposti a controlli severi e, inoltre, la giovane Ye si allena in Australia. E la Cina riesce così a emergere anche in discipline che non sono quelle a lei più vicine e la sfida contro il mondo occidentale diventa possibile.

In terzo luogo Londra 2012 è un evento molto importante in termini di propaganda. Gli atleti cinesi sono sostenuti da un comitato governativo che si occupa anche della promozione delle Olimpiadi. Si sa che lo sport ha la capacità di tenere milioni di persone incollate agli schermi e di scatenare euforie collettive: vediamo, ad esempio, cosa causano le partite della nostra nazionale di calcio. In Cina lo sport non è sinonimo di pallone, ma abbraccia tutte le discipline. Gli atleti cinesi, sul podio, cantano l’inno nazionale senza timidezza. In metropolitana le persone alzano lo sguardo verso gli schermi, commentano, sorridono.

Così non mi meraviglio quando il professore di conversazione si rivolge alla mia compagna di banco perché inglese e quindi “ringrazia il tuo Paese perché sta ospitando le Olimpiadi”. Non mi sorprendo nemmeno quando a un’edicola per strada incontro per la seconda volta lo stesso signore che sfoglia quotidianamente il giornale, ma si sofferma solo sulla pagina sportiva. Anzi, colgo l’occasione di questo successivo incontro per avvicinarmi e commentare anch’io: “La Cina sta andando forte a queste Olimpiadi.” “Certamente!” mi sorride lui.

Tagged with: Cina • cultura • medaglie • Olimpiadi • sport 
Elena Premoli
Autore

Elena Premoli

Nata a Varese nel 1986, è sviluppatrice marketing per GBPA Architects, uno studio d’architettura internazionale con sedi a Milano e Pechino. Per LSDP si occupa delle trasformazioni della società cinese e di strategie di promozione del Made in Italy in Cina.

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